Concorso dirigenti scolastici 2017, 132 presidi pronti allo sciopero della fame: assunti al nord senza possibilità di rientro al sud

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“Dirigiamo scuole, sparse prevalentemente in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Da due anni abbiamo affrontato una sfida che ha messo a dura prova le nostre vite: la pandemia da Covid19. In queste regioni ci siamo ritrovati ad affrontare il virus e a gestire comunità scolastiche disorientate dalla inesorabile diffusione del Covid19. Grazie alla collaborazione di tutto il personale scolastico siamo riusciti a reggere e gestire le scuole del Settentrione, garantendo la tenuta del sistema e contribuendo in modo sostanziale a garantire il diritto allo studio degli alunni”.

E’ la voce di 132 dirigenti scolastici assunti al nord dopo aver superato il concorso del 2017, ma che non possono rientrare al sud. “Ora che il vincolo triennale sta per scadere ci impediscono di tornare a casa ponendo un tetto del 30 per cento alla mobilità. Pronti allo sciopero della fame e della sete“, avvertono i presidi.

Abbiamo presidiato il regolare svolgimento dei consigli di classe, la periodica convocazione delle riunioni collegiali e dei consigli d’Istituto; abbiamo gestito i PON e le risorse economiche per l’acquisto di prodotti sanificanti e virucidi necessari a proteggere, per quanto possibile, le comunità scolastiche dalla pandemia incalzante. Abbiamo svolto con senso del dovere il servizio dovuto ai nostri ragazzi e al Paese. Tutti ci siamo impegnati in terre diverse da quelle di provenienza, catapultati, dopo appena qualche mese dalla presa di servizio, in contesti nuovi e in emergenza pandemica, lontani da casa, attanagliati dal timore del contagio, vivendo in una sospensione umana e personale trafiggente.

Oggi sono trascorsi i tre anni previsti dal contratto. La triennalità si è conclusa ma non possiamo aspirare al rientro nelle nostre terre poiché c’è un limite nella mobilità interregionale (limite individuato per i concorsi regionali): solo il 30% può pensare di tornare a casa. La prospettiva del 30% equivale, considerato che sarà bandito presto un nuovo concorso regionale, a non poter mai più rientrare nelle nostre regioni, a dover rinunciare al sogno di spenderci per le nostre comunità. La prospettiva angosciante è che se non si innalza la quota del rientro dal 30% al 100% dei posti disponibili, per noi dirigenti fuori regione il rientro diventerà impossibile, con la conseguenza che molti di noi saranno costretti alle dimissioni.

Non siamo stati in silenzio, abbiamo portato le nostre istanze ai sindacati e al Ministero, abbiamo chiesto di essere ascoltati affinché venisse riconosciuto il contributo dato alle scuole durante l’emergenza e il giusto ed equo diritto ad integrare, come ogni essere umano, lavoro e famiglia. Continuiamo a chiedere oggi, in scadenza di contratto, che i sindacati e l’Amministrazione si adoperino fattivamente affinché sia assicurato il legittimo rientro nelle nostre regioni, che il nuovo concorso a dirigenti, su base regionale, non saturi i posti disponibili nelle regioni di rientro, che insomma ci venga riconosciuto il diritto ad essere persone e non solo gangli di un sistema indifferente. E tutto questo prima che per noi dirigenti fuori regione, la disperazione prenda il posto della passione“.

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