Concorso dirigente scolastico? “Non fatelo, perderete tutto: vita, famiglia, affetti, dignità. Ad un anno dalla pensione, intervento alle coronarie”. INTERVISTA al DS Menichetti

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E’ un lavoro meraviglioso, ci spiega un dirigente scolastico, riferendosi alla professione di chi è stato chiamato ad assumere la responsabilità di un istituto scolastico. “Non lo fate – sembra voler ribattere un altro dirigente scolastico che si affida a un commento lasciato sulla pagina di un social – perderete tutto, vita, famiglia, affetti, dignità…e due anni prima della pensione l’intervento alla colecisti e l’anno della pensione due bypass alle coronarie… io vi ho avvisato”. Il preside in questione invita gli aspiranti colleghi a desistere dal partecipare al futuro concorso da Ds.

“È un lavoro meraviglioso, ma tanto difficile”, puntualizza nella nostra intervista Renzo Menichetti, un signore che quando lo senti parlare di scuola immagini che s’illuminino gli occhi. Lui è dirigente scolastico da poco tempo ma come tanti giovani presidi – un tempo era consentito chiamarli così – farà presto a diventare ancora più esperto di come non lo sia già. Menichetti (nella foto il primo a sinistra) dirige l’istituto comprensivo di Fonzaso e Lamon, in provincia di Belluno. Qui c’è la scuola media a indirizzo musicale, una SMIM, come si suol dire quando si vogliono usare le sigle. E che da qualche anno è diventata anche una scuola media a indirizzo sportivo, come avevamo già riferito, una delle poche esistenti in tutto il territorio nazionale”.

Ma torniamo intanto al generale. Le incombenze quotidiane, le norme giuridico-amministrative affastellate nella mente, le scadenze, le gravi responsabilità che incombono su chi dirige strutture in cui si svolgono l’attività di molte decine di dipendenti e la vita e il futuro di centinaia di bambini e ragazzi, fanno sì che si debba diventare esperti in breve tempo. Sicurezza, privacy, formazione del personale, investimenti del PNRR, appalti europei, gestione delle segreterie, da quella amministrativa a quella didattica, organizzazione del lavoro di tecnici e collaboratori scolastici, colloqui con famiglie, gestione di conflitti e rogne di ogni tipo che gli insegnanti immaginano solo lontanamente.

Ma “chi glielo fa fare”?, verrebbe da dire – si allude a tanti dirigenti scolastici italiani – di abbandonare la carriera da insegnante, da cui devono necessariamente provenire – per imbarcarsi in un’avventura, certo appassionante, ma densa di responsabilità e certamente sottopagata – si tratta mediamente di circa 3.000 euro al mese, netti e al netto di compensi per attività legate al risultato – se si pensa agli stipendi europei, ben più alti, e a quelli italiani di chi dirige uffici e settori della pubblica amministrazione che operano con appena una manciata di dipendenti? Gli insegnanti spesso si mettono sullo stesso piano dei propri dirigenti e affermano, specie sui social, di non comprendere il motivo per cui il dirigenti scolastici debbano guadagnare “il doppio” rispetto a loro.

L’insofferenza, indotta dagli stipendi miseri che la pubblica amministrazione riconosce ai lavoratori del settore scolastico, non tiene conto però di tante incombenze burocratiche e delle pressanti responsabilità che gravano su chi dirige la scuola, molto alleviate, c’è da dire, dal lavoro sottopagato dei vicepresidi e dei docenti incaricati di dirigere, nei fatti, plessi scolastici distaccati dalla sede e corsi serali. Avere inoltre una buona segreteria, Dsga capaci e turnover contenuti del personale costituisce certamente una carta decisiva a favore dei nostri presidi. I quali, talvolta, si lasciano prendere dallo sconforto, ed esprimono a mezzo social – accanto a diffusa soddisfazione per il successo di iniziative avviate ed entusiasmo per quelle prossime venture – le proprie insoddisfazioni per un mancato trasferimento, per la lontananza da casa e dalla famiglia, per i finanziamenti che non arrivano, per lo stress. “Non lo fate, perderete tutto, vita, famiglia, affetti…”.

Riprendiamo il discorso iniziato con il preside Menichetti, che è anche un musicista organista della Diocesi di Gubbio. Dirige l’orchestra che opera nella cappella musicale della Cattedrale di Gubbio Cantores Beati Ubaldi. L’altra sera era, proprio a Gubbio, ha diretto la sua orchestra, nella Chiesa di San Domenico, nella rassegna intitolata “Come dentro a un film”, con musiche di Morricone, Rota, Williams, Zimmer, concerto conclusivo di Life in Gubbio

Preside Renzo Menichetti, molti tra quanti insegnano o dirigono la scuola coltivano altre passioni. Quanto è importante per lei e per il suo benessere anche scolastico la musica e la direzione di un’orchestra? E quale differenza c’è tra dirigere una scuola e dirigere un’orchestra?

“La musica è pura armonia, accordo di suoni, note e ritmi in turbillon. Soprattutto grande capacità di ascolto e di valorizzazione dei singoli elementi. Il direttore d’orchestra ha davanti uno spartito spesso secolare e quasi sacro che deve rendere pura elevazione. Il dirigente muove da una programmazione che comporta una rilettura giornaliera e con variabili imprevedibili,indipendenti e involontarie. Impegno, creatività, energia, passione entusiasmo sono qualità comuni. Il tempo e gli attacchi nell’esecuzione di una composizione sono universali, netti, decisi. La scuola ha movimenti più fluidi, flussi meno costanti, ingressi in corsa, pause estemporanee. Sono però entrambe frutto di arte e scienza, di estro e di tecnica,di condivisione e di crescita, di assunzione di responsabilità, di solitudine e di compagnia. Affiatamento, sempre e comunque, per formare e affinare spiriti e coscienze. Nessuno sa qual è il massimo che puo’ raggiungere, come sosteneva Toscanini: possiamo sempre migliorare in entrambi i campi perché si ha cura di coloro a cui ci si rivolge”.

Veniamo a questioni più pratiche. Lei è dirigente scolastico da poco tempo: come stanno le questioni pratiche, dal suo punto di vista?

“Sono dirigente scolastico da un anno e in questo periodo ho avuto la conferma di svolgere un lavoro importante, anche per le molte responsabilità che il ruolo richiama. Al contempo, ho assunto anche la piena consapevolezza che per imparare a svolgere bene questo lavoro dovranno ancora passare molti anni e acquisire quell’esperienza indispensabile a rendere completa la mia formazione professionale”.

Le responsabilità non mancano nel vostro lavoro ma spesso non vengono considerate da tutti. È così?

“Le responsabilità dirigenziali sono particolarmente gravose e riguardano non solo le proprie azioni, ma anche l’operato altrui. Di sicuro il lavoro di un dirigente scolastico è molto complesso: sono davvero innumerevoli le procedure alle quali far fronte e, purtroppo, le stesse sembrano aumentare sempre di più. Nonostante ciò, mi piace moltissimo questo impegno perché offre la possibilità di relazionarsi e confrontarsi con il personale della scuola, le istituzioni, le associazioni, le realtà economiche e sociali del territorio, oltre ovviamente agli studenti e ai loro genitori, per cercare di realizzare, insieme, il miglioramento dell’organizzazione scolastica e il raggiungimento degli obiettivi educativi attraverso la creazione di condizioni di eccellenza del servizio erogato. Fin dal primo giorno da Dirigente scolastico, ho manifestato la mia volontà di essere un costruttore di comunità, un facilitatore delle relazioni umane e professionali con l’impegno a valorizzare quelle di tutti, oltre che un dirigente pubblico con l’onere del raggiungimento degli obiettivi assegnati dall’Ufficio scolastico regionale relativi a compiti di direzione, gestione, organizzazione e coordinamento del personale”.

Ci è riuscito?

“Spero di esserci riuscito, anche e soprattutto con l’aiuto dei miei collaboratori, a cominciare dall’esperta DSGA Maria Luisa Pante e dalla straordinaria Vicaria Miriam Elisabetta Toigo. Insieme abbiamo formato una squadra di collaboratori che condividono la stessa visione e perseguono i medesimi obiettivi, occupandosi di presidiare aree tra di loro differenti: dall’innovazione didattica all’inclusione, dall’uso delle tecnologie informatiche alla comunicazione dell’istituto, dalla valutazione degli apprendimenti all’autovalutazione della scuola”.

Veniamo ai problemi. Sono tanti i dirigenti scolastici che, come succede a migliaia di insegnanti, tecnici, amministrati, ausiliari, sono costretti a operare lontano da casa e spesso dagli affetti. Tante volte vi chiedete: perché? Si potrebbe fare di più, secondo lei?

“Io, come tantissimi altri miei colleghi, abbiamo partecipato al concorso nazionale bandito con D.M. n. 138 del 3 agosto 2017. Una volta uscita la graduatoria nazionale, abbiamo elencato le regioni in ordine di preferenza. Si è subito manifestato un grande problema: la regione Campania non risultava esprimibile poiché era in vigore, e lo è tutt’ora, la precedente graduatoria regionale: tutti i candidati campani hanno dovuto scegliere altre regioni, generando un effetto domino verso il Nord. Io sono stato assunto in Veneto il 1 settembre 2022, a 500 kilometri di distanza da casa, con tutto ciò che ne deriva”.

Che cosa ne deriva?

“Guardi, nella mia stessa condizione sono moltissimi dirigenti scolastici fuori regione con i quali stiamo cercando di far valere i nostri diritti nella speranza di trovare una positiva interlocuzione con il Governo e con il Ministero dell’Istruzione e del Merito. In questi anni l’obbligo triennale di permanenza nella sede del primo contratto per un triennio è stato solo in parte rispettato: i dirigenti tutelati da leggi speciali, in alcuni casi, hanno fatto rientro nelle regioni di residenza prima della scadenza del mandato, molto spesso a seguito di ricorsi. Oggi la mobilità interregionale è al 100 per cento dei posti: l’unico problema è rappresentato dal fatto che i posti disponibili sono sempre pochi, preferendo assegnare reggenze, e saranno sempre di meno con il dimensionamento scolastico in atto. Nel momento in cui sono stato assunto, a Gubbio, la mia città, due scuole sono rimaste in reggenza: molte volte mi sono chiesto il perché sia dovuto andare in Veneto quando avevo due istituti a un chilometro da casa e come me tantissimi altri colleghi”.

Uno stress che si ripercuote su vari fronti. Cosa si potrebbe fare, dal vostro punto di vista?

“Sicuramente anche per questo si generano situazioni di lavoro molto difficili, che rendono questa scelta particolarmente impegnativa: ad un lavoro molto complesso e pieno di responsabilità, si aggiunge una condizione di vita privata molto pesante, direi addirittura stressante. Il Governo dovrebbe intervenire per porre rimedio a questa situazione e prospettare una concreta possibilità di rientro nelle nostre regioni di provenienza: sarebbe giusto, direi normale, garantire il diritto alla famiglia, tutelare la genitorialità, introdurre forme di lavoro agile come avviene per gran parte del pubblico impiego. Si deve programmare il rientro nella propria regione, soprattutto oggi che si parla di un nuovo concorso su base regionale. I dirigenti scolastici mancano solo nelle regioni del Nord: un eventuale bando dovrebbe essere indetto solo in quelle regioni oppure prevedere un piano di rientro per tutti i dirigebti scolastici che sono costretti da anni a stare lontano dalle proprie famiglie”.

Siete generalmente ascoltati su questa vostra richiesta?

“Confido molto nell’attenzione che i principali sindacati hanno posto su questo tema e in una positiva interlocuzione con il Ministero. In ogni caso colgo l’occasione per confermare, almeno per quanto mi riguarda, l’importanza e il valore formativo di un’esperienza condotta in un ambiente diverso dalla propria realtà e dalle abitudini quotidiane che rischierebbero, con il tempo, di far perdere stimoli e motivazioni che, invece, sono determinanti nel nostro lavoro. In Veneto ho trovato colleghi dirigenti molto seri e preparati, a cominciare dal mio tutor Mario Baldasso e dal collega Matteo Carrera che mi ha fatto sentire ‘casa’ fin dal primo giorno. Con l’Ufficio di Ambito Territoriale di Belluno c’è un’ottima collaborazione, in particolare con il Direttore Massimiliano Salvador e con Amedeo Dell’Oso”.

Menichetti, come sono i vostri stipendi?

“Gli stipendi italiani in generale non sono minimamente paragonabili a quelli di altri Paesi Europei. Non solo: un dirigente scolastico ha una complessità lavorativa molto più pesante di un qualsiasi altro dirigente del pubblico impiego. Perché non equiparare gli stipendi?”

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