Concorso dirigente scolastico, giustizia equa? Lettera

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Inviata da Rosalia Marguccio – Spett.le Redazione di Orizzonte Scuola, ho deciso di scrivere, non per accusare, ma semplicemente per “digerire” il boccone, amaro, dell’ingiustizia.

Il principio dell’equità dovrebbe essere alla base del nostro vivere quotidiano e della nostra stessa esistenza. Non è stato così per il concorso finalizzato al reclutamento di Dirigenti Scolastici.

Io sono tra coloro che non hanno superato la prova preselettiva. Punteggio conseguito 70.70, sotto la soglia, che corrispondeva al raggiungimento di fatto di un punteggio minimo di 71.70. Decido di presentare ricorso, spinta dalle notizie apparse su diverse testate relative ad errori evidenti della banca dati, dei quali io stessa mi accorsi subito. Mi rivolsi ad uno studio legale, pensando di poter raggiungere un treno in corsa, un concorso per Ds, bandito in media in Italia ogni 7 anni e di presentare ricorso.

Purtroppo quello che si verificò da quel momento ha del paradossale. Feci ricorso insieme ad altri colleghi, che avevano situazioni similari. Intanto la procedura concorsuale andava avanti: 18 ottobre, 13 dicembre …….. gli appelli si susseguivano, molti ricorsi analoghi venivano accolti, i nostri mai. Tre ricorsi: tre ordinanze di rigetto. Molti nelle nostre stesse condizioni, anche con punteggio inferiore (soglia 60) partecipavano allo scritto e noi lì ad aspettare, senza parole e mortificate nell’animo, non per l’insuccesso, ma per l’amarezza di vivere una situazione kafkiana irrisolvibile.

Qualche settimana fa ultima speranza: ultimo appello, ultima delusione. “La partita è chiusa, ci resta solo il Tar”…. queste sono le nostre voci. Perché? Stiamo ancora a chiedercelo. Anche il nostro gruppo, come tanti, era variegato per motivazioni e valutazioni, anche tra noi c’era soglia 60. Ma a nessuno di noi è stata concessa la chance di partecipare alla prova scritta, a differenza della maggior parte degli altri concorrenti. Formuliamo mille ipotesi….. non sappiamo darci spiegazioni. Possiamo mettere in dubbio che l’uguaglianza formale sia stata disattesa? Non voglio e non posso credere che gli esiti diversi siano legati alla “Dea bendata”, al nome di un avvocato, che perora una causa o di un giudice che decide, sarebbe riduttivo e toglierebbe anche ogni speranza ai giovani che quotidianamente “educhiamo”, perché è difficile mentire nel nostro mestiere.
Cordiali saluti

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