Il concorso è un “contentino”, macelleria sociale. Lettera

Stampa

Alessandro Sciuto – Niente di nuovo all'orizzonte, niente da questo Governo che fin dal primo giorno si è dimostrato sordo e insensibile ad ogni istanza, suggerimento o proposta concreta.

Alessandro Sciuto – Niente di nuovo all'orizzonte, niente da questo Governo che fin dal primo giorno si è dimostrato sordo e insensibile ad ogni istanza, suggerimento o proposta concreta.

Parole, parole, parole,  soltanto parole per citare una celebre frase della regina della canzone italiana, diventata significativa espressione per rappresentare l'azione di un soggetto che rilascia suoni vuoti di significato se ad essi non fa seguire i fatti.
In realtà, per dare a Cesare quel che è di Cesare, questo Governo qualche fatto lo ha messo alla luce, ma accompagnato da tante, tante, tante parole.

Parole di cui il popolo non ha bisogno.

Una riforma va condivisa e non solo a livello gerarchico istituzionale.

Al grido di "ascolteremo tutti" (magari si parlatori, o parolai, occorrerebbe spiegare che sentire e ascoltare non hanno il medesimo significato) è corrisposto il più classico dei "faremo finta di non aver sentito" o piuttosto "abbiamo sentito ma non ci importa".

Un atteggiamento becero, chiuso, autoritario (o dittatoriale?) che, in barba al dialogo con le parti sociali, con i sindacati, con tutti soggetti coinvolti (dirigenti, docenti, personale ATA, famiglie, studenti, e tv.) ha prodotto la peggiore riforma che la scuola italiana potesse meritare.

Analizzare punto per punto gli innumerevoli commi dell'unico articolo della legge 107 sarebbe tedioso e probabilmente di poco interesse allo stato attuale, senza nulla togliere al fatto che comunque ogni cattiva legge possa portare in grembo anche qualcosa di buono.

È il modo con cui l'iter è stato condotto che non è accettabile, un modo che non fa parte della democrazia, un modo che non fa parte dei presupposti stessi dei processi di insegnamento e apprendimento che pretende di normare, un modo che non fa parte del ventaglio di diritti che costituzionalmente dovrebbe garantire uno Stato in cui la sovranità appartiene al popolo.

E, in effetti, la sovranità popolare oggi è svanita, perché appartiene a chi, "uomo solo al comando", sprezzante calpesta diritti, persone, educazione, storia, volontà, libertà, giustizia, vita, finanche il significato stesso di politica, spingendosi addirittura ad affermare il potere esecutivo al di sopra della magistratura e del rispetto delle leggi.
Così, in questa sordità alle parole, quelle vere, quelle della gente, degli scioperi e dei referendum, quelle dei precari, quelle dei docenti,  quelle degli educatori, si perpetua lo strappo alla democrazia italiana.

 stanno lì tronfi, gonfi, pieni di sé, riempiendo la bocca e la pancia, e non accettano il confronto perché sanno di aver già perso, perché sanno che quello che hanno fatto è solo fumo negli occhi, perché sanno (in)coscientemente che la loro azione porterà alla rovina migliaia e migliaia di vite, di famiglie, di orgoglio italiano, che oggi servono lo Stato (o piuttosto servono allo Stato), ma da domani non saranno più buoni a nulla.
È sempre più facile scappare che affrontare i problemi ma così i problemi non si risolvono si evitano che se ne creano degli altri.

In questa viltà continuano in latitanza a declinare gli inviti al dialogo, alla condivisione delle idee, alla partecipazione democratica, alla vita culturale e sociale di questo Paese.

Stanno distruggendo questo Paese, e ovviamente occorre partire dalla scuola…
“Un popolo che non sa né leggere né scrivere, è un popolo facile da ingannare.”

Concorso scuola 

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur