Concorso a cattedre. ANIEF: in quattro regioni più posti che domande

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ANIEF – A poche ore dalla chiusura dalla scadenza per accedere al concorso a cattedre, cominciano ad emergere i primi seri problemi dovuti all’esclusione immotivata dei precari privi di abilitazione.

ANIEF – A poche ore dalla chiusura dalla scadenza per accedere al concorso a cattedre, cominciano ad emergere i primi seri problemi dovuti all’esclusione immotivata dei precari privi di abilitazione. E pure per gli specializzandi per il sostegno agli alunni disabili. In questo secondo caso, la rigidità del Ministero dell’Istruzione si ritorcerà contro le finalità della procedura selettiva. Perchè, se è vero che lo scopo primario di un concorso pubblico è quello di selezionare dei candidati a ricoprire dei posti vacanti, viene da chiedersi come sarà possibile realizzare tale obiettivo in quelle regioni dove il numero di docenti che hanno presentato domanda è inferiore alla quantità di cattedre disponibili da mettere a ruolo.

A porre il problema, stamane, è la rivista Orizzonte Scuola che scrive: “Da una prima ricognizione si evince, come suggerito da un nostro lettore, che le cattedre di sostegno disponibili in quattro Regioni, potrebbero essere superiori ai candidati che parteciperanno al concorso. Si tratta di Friuli Venezia Giulia con 86 domande presentate e 88 posti disponibili; Lombardia 1108 candidati a fronte di 1713 posti; Piemonte 591 domande e 689 posti; infine, Veneto 458 candidati e 572 posti disponibili. Naturalmente, non è possibile dire se tutti i candidati supereranno tutte le prove, in caso affermativo la cattedra è assicurata (nel triennio)”.

Quello che invece non risulta assicurato, aggiunge l’Anief, è il fatto che possano essere tutti assegnati i già pochi posti di sostegno messi a concorso, malgrado ve ne siano almeno altri 25mila liberi (ma trasformati in posti in “deroga” dal vincolo del 70% dell’organico di diritto previsto dalla anacronistica Legge 128/2013 approvata durante la gestione dell’ex ministro Maria Chiara Carrozza). “Forse sarebbe stato il caso di ammettere alla procedura concorsuale gli specializzandi di alcuni corsi di sostegno ancora in svolgimento e che più volte hanno presentato richiesta di partecipazione”, dice giustamente la stessa rivista specializzata.

Il problema era stato rilevato dall’Anief 40 giorni fa. Perchè tra coloro che si stanno specializzando per affiancare gli alunni disabili, che hanno iniziato il percorso formativo l’estate scorsa, solo gli iscritti all’Università di Firenze e di Siena sono riusciti a terminare il corso in modo utile per partecipare alla selezione: tutti gli altri il titolo tra qualche giono o settimana.

“Sarebbe bastato prevedere il loro accesso con riserva, come è stato fatto in passato con altri concorsi pubblici”, ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Anche perchè questi docenti hanno superato una selezione e si sono formati con sacrifici, dopo aver pagato oltre 3mila euro per l’iscrizione. Oltre 500 hanno fatto ricorso con Anief: la loro casistica fa parte di uno dei sui 10 provvedimenti d’urgenza presentati, su cui i Tar si stanno esprimento in questi giorni e per i quali sono già arrivate le  prime sentenze positive in merito”.

“Non è un caso se molti di quei ricorsi, presentati dai docenti di sostegno specializzandi, riguardino proprio le regioni dove oggi scarseggiano le domande rispetto ai posti messi a ruolo. Se i Tar, come auspichiamo, ci daranno ragione, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto potranno coprire le disponibilità di posti grazie all’operato dell’Anief. E lo stesso potrebbe accadere per le discipline curricolari, per le quali scarseggiano domande o il numero di candidati è appena superiore alle cattedre messe a bando”.

“Nel frattempo, dovremmo vedere realizzata anche l’attesa legge delega di riforma che dovrebbe migliorare l’offerta formativa di un numero di alunni disabili in numero crescente, sperando – conclude Pacifico – che vengano accolte le richieste del nostro sindacato e senza fughe in avanti verso medicalizzazioni della professione e incrementi di obbligo di permanenza sul sostegno”.

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