Concorso a cattedra, studiamo insieme le “Avvertenze generali”. Seconda esercitazione, gratis

di redazione

Seconda giornata, in sinergia con i formatori della Edises, dell'iniziativa “Studiamo insieme le Avvertenze Generali".

Seconda giornata, in sinergia con i formatori della Edises, dell'iniziativa “Studiamo insieme le Avvertenze Generali".

Ogni martedì e giovedì saranno pubblicati test di 10 domande a risposta chiusa, sviluppati a partire dalle sintesi del Manuale Edises sulle  Avvertenze Generali.

La seconda sintesi e l’esercitazione di riferimento, è sulle teorie dell’apprendimento e la psicologia dell’educazione.

LA SINTESI

L’evoluzione storica della scuola italiana

1. L’Ottocento

Con l’Unità il modello di scuola del Regno di Sardegna fu esteso al nascente Regno d’Italia (Legge Casati, 1859); il sistema scolastico si presentava articolato in tre rami:
– istruzione superiore;
– istruzione secondaria classica;
– istruzione tecnica e primaria.
La Legge Casati, inoltre, sanciva l’obbligatorietà dei primi due anni della scuola elementare (primo biennio) e in ogni caso stabiliva che fosse obbligatorio frequentare la scuola fino all’età di 8 anni.
Le politiche scolastiche dei governi della Destra e della Sinistra storica, nei primi quaranta anni di vita della nazione, permisero di compiere alcuni importanti progressi (la Legge Coppino del 1877, ad esempio innalzava a tre anni la durata dell’istruzione elementare portandola a 5 anni di durata complessiva). Restava ancora molta strada da fare, però, se si considera che nel 1899 l’analfabetismo in Italia superava ancora il 48% della popolazione.

2. La prima metà del Novecento

Nel 1904 la Riforma Orlando prolungò l’obbligo scolastico fino all’età di 12 anni e modificò l’articolazione del corso di studi elementare: il quinto e il sesto anno, cioè le classi complementari, si trasformavano in corso popolare (un percorso di avviamento professionale), e venivano frequentati solo da coloro che non avrebbero proseguito gli studi. All’istruzione superiore si accedeva, infatti, al termine del quarto anno di scuola elementare, superando l’esame di maturità.
Nel 1911 Luigi Credaro progettò una revisione della struttura della scuola elementare, finalizzata a risolvere i problemi legati alle scarse risorse economiche dei Comuni: le scuole elementari passarono alla diretta gestione dello Stato.
Nel 1923, con la Riforma Gentile la struttura del sistema scolastico venne profondamente centralizzata e gerarchizzata. Alla base della riforma c’era una concezione aristocratica della cultura e dell’educazione, intese come strumenti di selezione dei migliori. Non vi compariva una particolare considerazione della cultura tecnica né, tanto meno, si valorizzava la formazione professionale, lasciata al ruolo di formazione post-elementare per le classi sociali più povere.
I cinque anni di scuola elementare furono divisi in due cicli (3 del grado inferiore + 2 del grado superiore). L’obbligo scolastico fu formalmente elevato al quattordicesimo anno di vita, ma di fatto non furono create le condizioni affinché esso potesse essere rispettato: in molti Comuni mancavano gli istituti in cui frequentare il grado superiore dell’istruzione elementare e i corsi complementari.

L’alunno che terminava la scuola elementare aveva quattro possibilità:
– il ginnasio, che dava l’accesso al liceo;
– l’istituto tecnico, articolato in un corso inferiore e in uno superiore;
– l’istituto magistrale, articolato in un corso inferiore e in uno superiore;
– a scuola complementare, di indirizzo tecnico, commerciale ed agrario, denominata poi scuola di avviamento professionale, che non consentiva l’ulteriore proseguimento negli studi e aveva la durata di tre anni.

La riforma Gentile inoltre, istituì l’esame di maturità per l’accesso all’università (art. 71, R.D. n. 1054/1923)  e confermò l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica nelle scuole prima­rie, considerata quale “fondamento e coronamento” dell’istruzione primaria.

A seguito del Concordato (1929) la religione cattolica divenne materia d’insegnamento in tutte
le scuole non universitarie; per chi non intendeva seguire tale insegnamento era previsto l’esonero
su richiesta; gli insegnanti dovevano essere riconosciuti dall’autorità ecclesiastica.

3. La scuola nella Costituzione repubblicana

Con l’approvazione della Costituzione, entrata in vigore il primo gennaio 1948, sono stati individuati e sanciti i principi fondamentali su cui si fonda il sistema d’istruzione italiano. Gli articoli che riguardano più o meno direttamente l’istruzione sono i seguenti:
– gli articoli 2 e 3 sanciscono rispettivamente i diritti inviolabili dell’uomo, l’uguaglianza e la pari dignità sociale di tutti i cittadini di fronte alla legge;
– l’articolo 9 fa riferimento esplicito al compito che lo Stato deve perseguire attraverso il sistema d’istruzione: promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica;
– l’articolo 33 è denso di affermazioni importanti per il sistema scolastico: introduce il principio della libertà di insegnamento (comma 1: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento »), attribuisce alla Repubblica il compito di dettare norme generali sull’istruzione e di istituire scuole statali per ogni ordine e grado (comma 2) e riconosce a enti e a soggetti privati la facoltà di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato (comma 3);
– l’articolo 34 definisce la scuola come «aperta a tutti». Il secondo comma stabilisce la gratuità e l’obbligatorietà dell’istruzione inferiore per almeno otto anni. Il terzo e il quarto comma sanciscono il dovere dello Stato di garantire a tutti i cittadini meritevoli e capaci di raggiungere i gradi più alti dell’istruzione anche se sono privi dei mezzi economici mediante borse di studio e contributi alle famiglie da assegnare sulla base di concorsi pubblici.

4. La seconda metà del Novecento

Nel 1962 il Governo istituì la scuola media unica obbligatoria, dando finalmente concretezza all’art. 34 Cost. (obbligo scolastico di 8 anni). La legge delega n. 477 del 1973 e i decreti attuativi (decreti delegati) sancirono una svolta epocale:
– introdussero la partecipazione di famiglie e studenti nella vita scolastica;
– istituirono gli organi collegiali della scuola e ridefinirono lo stato giuridico degli insegnanti;
– consentirono l’avvio di sperimentazioni innovative rispetto agli ordinamenti in vigore.

Di seguito, Legge n.5 del 4 agosto 1977 operò una serie di importanti innovazioni come: l’introduzione dei giudizi al posto dei voti, la sostituzione della pagella con la scheda di valutazione e l’abolizione delle classi di aggiornamento e le classi differenziali nella scuola media
Gli anni Novanta videro una serie di riforme di dettaglio (l’adozione del Testo Unico delle leggi sulla scuola con il D.Lgs. 297/1994; l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 10 anni) che però culminarono con la legge 59 del 15 marzo 1997 che introdusse l’autonomia scolastica (art. 21).

Lo stesso Ministero poi, diede vita a sperimenta­zioni nazionali, definite “assistite” (i “progetti Brocca”, dal nome del sottosegretario alla pubblica istruzione negli anni dal 1987 al 1992). In particolare, il Progetto Brocca introdusse una serie di sperimentazioni nella scuola superiore
La parità scolastica fu invece introdotta con la legge n. 62 del 2000: con essa il sistema pubblico di educazione e di istruzione comprendeva le scuole statali e le scuole non statali (comunali, a gestione privata, ecc.) paritarie.

5. Dalla riforma Moratti alla Buona scuola

Con la riforma Moratti (Legge 53/2003) si è proceduto ad un riordino dell’istruzione non universitaria, riformando:
– la scuola dell’infanzia;
– il primo ciclo (scuola primaria e scuola secondaria di primo grado);
– il secondo ciclo (scuola secondaria articolata su due sottosistemi, dei licei e dell’istruzione e formazione professionale).

In particolare, nella scuola primaria dalla Legge 53/2003 e il D. lgs 59/2004 è stato introdotto: il portfolio delle competenze, l’abolizione dell’esame di licenza elementare e lo studio della lingua inglese a partire dal primo anno.

La stessa Legge, introduce elementi di riforma nella scuola secondaria di secondo grado come: il sistema dei licei strutturato su otto percorsi, il sistema dell’istruzione e formazione professionale e la conclusione del percorso dei licei con l’esame di stato.

La riforma Moratti non trovò mai piena attuazione: il cambio di maggioranza legislativa ne comportò infatti il parziale accantonamento (il nuovo Ministro dell’Istruzione dichiarò di voler intervenire “con il cacciavite”) e di fatto, dal 2007 al 2012, nella scuola del primo ciclo coesistettero le Indicazioni nazionali della Moratti e quelle per il curricolo del 2007.
Fra il 2009 e il 2010 una serie di provvedimenti riformarono sia la scuola del primo ciclo (D.P.R. 20 marzo 2009, n. 89 “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”) che la scuola secondaria. Per quest’ultima la riforma fu attuata con:
– il D.P.R. n. 87 del 15 marzo 2010 che comportò “il riordino degli istituti professionali”;
– il D.P.R. n. 88 del 15 marzo 2010 che comportò “il riordino degli istituti tecnici”;
– il D.P.R. n. 89 del 15 marzo 2010 che comportò la “revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei”.

Con il D.M. 16 novembre 2012, n. 254, il Ministro Profumo licenziò il “Regolamento recante Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione” con cui sono state abrogate definitivamente le Indicazioni nazionali del 2004, nonché le Indicazioni per il curricolo del 2007. Infine, la L. 13 luglio 2015, n. 107 (cosiddetta Buona scuola) ha disposto una complessiva “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione” da attuarsi mediante una serie di deleghe legislative. La prima delle finalità dichiarate nell’art. 1, c1 de “La Buona Scuola” è l’affermazione del ruolo centrale della scuola nella società della conoscenza.

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Verifica, nella giornata di domani, la graduatoria per confrontare il tuo risultato con quello degli altri candidati. Questo è il link per accedere alla graduatoria http://www.edises.it/attivita/simulazioni-collettive-avvertenze-generali/graduatoria.php?id=2

Ricordiamo che il progetto è finalizzato esclusivamente all' autovalutazione in quanto, come è noto, le domande della prova scritta saranno a risposta aperta.

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