Concorso a cattedra, sentenza del Tar Lazio favorevole per 446 ricorrenti laureati esclusi dal Miur nel 2012: a breve si saprà dei 25mila del bando Giannini

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Con sentenza breve n. 5362/16, il Tribunale amministrativo regionale ha dato il via libera ad un altro plotone di candidati estromessi ingiustamente dal regolamento firmato dall’allora Ministro Francesco Profumo.

Con sentenza breve n. 5362/16, il Tribunale amministrativo regionale ha dato il via libera ad un altro plotone di candidati estromessi ingiustamente dal regolamento firmato dall’allora Ministro Francesco Profumo.

Ora, dopo le pronunce del Consiglio di Stato e gli appelli del Miur respinti sui nuovi ricorsi presentati dai legali dell’Anief, l’attenzione si sposta sull’attuale concorso: si attende il parere della Camera di Consiglio del 19 maggio, che ci dirà se anche stavolta chi ha intrapreso un percorso universitario per fare l’insegnante potrà o meno partecipare alla selezione nazionale. In caso di parere positivo, il Miur dovrebbe predisporre l’immediata calendarizzazione delle prove suppletive.

Marcello Pacifico (presidente Anief): il pregiudizio è così grave e irreparabile che, se non accolto nelle misure cautelari richieste in merito all’ammissione con riserva, potrebbe travolgere tutta la procedura visto che, comunque, già la Legge 107/2015 è stata rimessa dallo stesso Collegio al vaglio della Corte costituzionale per l’esclusione dei docenti di ruolo.

Anche alla lunga, la linea intrapresa dall’Anief per tutelare il diritto a partecipare al concorso per diventare docenti conduce verso risultati positivi: il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha dato il via libera, con sentenza breve n. 5362/16, ad un altro plotone di candidati estromessi ingiustamente nel 2012 dal regolamento firmato dall’allora Ministro Francesco Profumo. Per i giudici, infatti, è stato un errore aver lasciato fuori tutti coloro che hanno conseguito il titolo dopo il 2002.

Ora, l’attenzione si sposta sull’attuale concorso, per il quale il Ministero dell’Istruzione ha perseverato, estromettendo stavolta dal concorso tutti i laureati, prescindendo dall’anno di conseguimento del diploma accademico: ora, si attende la Camera di Consiglio del 19 maggio, che ci dirà se i 25mila laureati ricorrenti potranno partecipare alla nuova procedura per l’eventuale calendarizzazione delle prove suppletive dopo le pronunce di accoglimento dei ricorsi da parte del Consiglio di Stato e gli appelli del Miur respinti sui nuovi ricorsi presentati dai legali dell’Anief.

“Il pregiudizio è così grave e irreparabile – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – che, se non accolto nelle misure cautelari richieste in merito all’ammissione con riserva, potrebbe travolgere tutta la procedura visto che, comunque, già la Legge 107/2015 è stata rimessa dallo stesso Collegio giudiziario al vaglio della Corte costituzionale per l’esclusione dei docenti di ruolo, i quali, alla pari di tutti i dipendenti pubblici, hanno pieno diritto a concorrere per diventare insegnanti su altri livelli di scuola o altre classi di concorso”.
 
“Il sindacato non ha alcuna intenzione di mettere in discussione le prove già svolte o quelle programmate, che verranno realizzate sino al 31 maggio prossimo: non è di certo l’obiettivo dell’Anief inficiare l’esito del concorso a cattedra. Allo stesso tempo, però, è bene che il Ministero si organizzi sin d’ora, predisponendo un programma di prove scritte aggiuntive, qualora tra meno di dieci giorni la Camera di Consiglio dovesse confermare quanto espresso in sede di Consiglio di Stato”, conclude il sindacalista Anief-Cisal.

È bene ricordare che a beneficiare di un eventuale via libera dei giudici, sarebbero coloro che, in possesso dei titoli di studio adeguati, abbiano presentato domanda di accesso al concorso con modalità cartacea e, in parallelo, abbiano fatto ricorso entro i tempi previsti dalla legge. Sempre in attesa che, nei prossimi mesi, il giudice amministrativo entri nel merito della questione giudiziaria per sancire definitivamente chi aveva ragione.

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