Concorso a cattedra: prove scritte con il timer da cucina. Lettera

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Rosa Valentino – "Non sono mai andata a un esame controvoglia. L'ingrediente fondamentale del mio approccio allo studio è sempre stato l'adrenalina attiva. Quella carica di dare, dare, dare, fino all'alba precedente, e poi lì, sul ring, pronta a far vedere la passione sfrenata che ci avevo messo, o almeno l'impegno investitoci, alla peggio l'utilità e l'importanza che assumeva per me quell'esame in quel momento. 

Rosa Valentino – "Non sono mai andata a un esame controvoglia. L'ingrediente fondamentale del mio approccio allo studio è sempre stato l'adrenalina attiva. Quella carica di dare, dare, dare, fino all'alba precedente, e poi lì, sul ring, pronta a far vedere la passione sfrenata che ci avevo messo, o almeno l'impegno investitoci, alla peggio l'utilità e l'importanza che assumeva per me quell'esame in quel momento. 

Non ho (quasi) mai preso un esame che mi importasse o mi servisse in quel determinato momento sottogamba e sono (quasi) sempre riuscita a convertire la prova in una gara sul ring dove c'ero io contro me stessa e basta, ma con divertimento, grinta, carica 

E' vero,  spesso ne sono uscita dubbiosa, a volte demoralizzata o scontenta, sempre per la forte autocritica che fa parte del mio leopardiano pessimismo, ma MAI, MAI, MAI ne sono uscita umiliata nel profondo delle mie capacità come mi è successo lunedì scorso.

Quello che sto facendo, quello per cui sono tornata in Italia, abbandonando una vita lavorativa – da insegnante- apprezzata, la vita di coppia nel suo fiore, un'autonomia vitale, insomma, che a qualunque trentenne dovrebbe esser garantita, è stata l'ennesima delle rinunce che ho fatto per andarmi a prendere il lavoro dei miei sogni.

Il mestiere che faccio non solo con dedizione e amore puro ma con anche rigore, metodo e tanta minuziosa fatica. Ebbene, questo non è stato e non sarà minimamente rispecchiabile nella performance che ho fatto e che farò anche il prossimo lunedì.

Perché non sono un'automa da tastiera, che funziona sotto cronometro, perché mi articolo sul pensiero complesso, perché sguazzo nel dettaglio, nell'argomentazione, nel respirare il bello della creatività anche dentro a un esame- ho scelto lettere anche per questo- ma so anche centrare i punti fondamentali -mi sono laureata in filologia per questo- e no, non sono solo brava con la parola perché io le 'res' le 'tengo', non solo le 'verba'. Ma è proprio di quelle 'verba' che ho bisogno per uscire dal labirinto, con tutto il tempo di cui ho bisogno, senza un Minotauro che mi corra dietro, lasciandomi cogliere i rovi, incespicare sulle salite, prendere strettoie invece di scorciatoie.

Ma so che anche così esco, come ne sono uscita, sempre e comunque, da vincitrice e soddisfatta di me. Sono fatta così, e non solo mi piaccio così, ma so anche che ho sempre dato il meglio di me così.

Quindi, queste prove col timer da cucina non fanno che farmi sentire sbagliata, inadeguata, per la prima volta assolutamente impreparata, anestetizzata e infine profondamente e tristemente umiliata, solo perché sono come sono: prolissa, complessa, emotiva. 

Ricordatevelo, la prossima volta che sognerete di essere inseguiti e le vostre gambe non ce la faranno più. In questo mondo conta solo la velocità e la superficialità, non come uscire dal labirinto.”

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