Concorso a cattedra. I nuovi docenti di Latino entreranno in ruolo senza aver dimostrato di saper tradurre

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Egregio Direttore, sono una docente di Lettere, entrata in ruolo quest’anno alle medie, dopo il superamento dell’ultimo concorso a cattedra.

Egregio Direttore, sono una docente di Lettere, entrata in ruolo quest’anno alle medie, dopo il superamento dell’ultimo concorso a cattedra.

Nel 2012, già abilitata SICSI, ho partecipato a tre distinti concorsi (A043/50: Lettere nella secondaria di I grado e negli Istituti Tecnici; A051: Lettere e Latino nei Licei; A052: Lettere, Latino e Greco al Liceo Classico), sostenendo una prova preselettiva, tre prove scritte e tre orali.

Ho superato tutti e tre i concorsi; in particolare sono risultata vincitrice sulla classe A051, 63esima nella graduatoria di merito, su 78 posti. Secondo quanto stabilito dal bando, sarei dovuta entrare in ruolo entro l’anno scolastico 2014-15; invece l’assunzione al Liceo non è mai arrivata (sono stata assunta, come dicevo, solo quest’anno, ma alle medie).

I posti sulla classe A051 si sono volatilizzati, per ricomparire soltanto in vista del nuovo concorso, le cui prove si stanno svolgendo in questi giorni. Proprio su questo vorrei invitare ad una riflessione: il fatto che io ed altri come me non abbiamo visto riconosciuto il diritto che avevamo conquistato, è certamente un’ingiustizia (di cui, peraltro, nessuno si è curato, né governo, né sindacati, né giornalisti); se, però, confrontiamo le prove concorsuali del 2012 con quelle dell’attuale concorso, l’ingiustizia diventa addirittura iniquità.

Ecco una domanda del 2012Il/la candidato/a traduca e commenti brevemente questo passo delle Bucoliche di Virgilio, mettendo in evidenza […]

Nelle domande del 2016, invece, tutte incentrate sulla costruzione di Unità di Apprendimento, manca la formula magica (il canditato traduca…), quella che segna il discrimine fra una persona che conosce e padroneggia la materia e un’altra che, al contrario, si barcamena fra le chiacchiere del “didattichese”.

Beninteso, è possibile che i candidati all’attuale concorso siano abilissimi traduttori (qualcuno sicuramente lo è!), ma si dà il caso che queste competenze non siano state verificate in alcun modo. Ovviamente questa tipologia di prova, semplificando la strada ai furbetti, offende non solo me (vincitrice non assunta) e tutti coloro che conoscono il Latino, ma, in primo luogo, tutti quei candidati che speravano di essere valutati sulla base della preparazione e non di generiche chiacchiere sulla didattica.

Non si può insegnare nulla, se non si padroneggia la materia; e certamente non si possono scegliere le strategie didattiche a-priori (come richiesto nelle prove del concorso), senza tenere presente il contesto di riferimento, cioè una classe reale. Naturalmente sto parlando del Latino, perché mi riguarda più da vicino, ma la medesima situazione si è verificata per tutte le altre discipline: niente contenuti, solo “didattichese”; con il risultato, paradossale e ridicolo, che le prove dei vari concorsi si somigliano un po’ tutte!

È un concorso – vergogna, dunque, frutto di un governo che ama parlare in maniera quasi stucchevole di cultura e meritocrazia, e poi seleziona i suoi insegnanti senza valutarne la preparazione.

Grazie per l’attenzione.

Distinti saluti

Elvira Parisi

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