Concorso a cattedra. Noi del PAS non esistiamo. Lettera

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inviato da Bianca Maria Catapano – Gentili Signori, dopo le ultime, esasperanti fasi del nostro “Percorso Abilitante”, siamo qui a chiederci se tutto questo ha avuto davvero un senso, se veramente ora ci lasceranno svolgere in santa pace il nostro lavoro o se invece verrà fuori qualche altra “manovra politica” che dirotterà il nostro ormai degradato ruolo di docenti ad un “cercati un altro lavoro che tanto non hai speranze”.

inviato da Bianca Maria Catapano – Gentili Signori, dopo le ultime, esasperanti fasi del nostro “Percorso Abilitante”, siamo qui a chiederci se tutto questo ha avuto davvero un senso, se veramente ora ci lasceranno svolgere in santa pace il nostro lavoro o se invece verrà fuori qualche altra “manovra politica” che dirotterà il nostro ormai degradato ruolo di docenti ad un “cercati un altro lavoro che tanto non hai speranze”. Perché vedete, noi Docenti del Pas e SOLO del Pas ( e scusate la maiuscola ma noi, docenti, Lo siamo davvero) abbiamo affrontato questo “calvario” con la giusta rassegnazione, ma anche con la voglia, tutto sommato, di rimetterci in gioco e vedere riconosciuta la nostra preparazione e professionalità, speranzosi che alla fine di questo tunnel finalmente sarebbe giunto il ruolo o, almeno una giusta collocazione, più stabile, nelle graduatorie.

Purtroppo così non è stato. Non vediamo nessuna luce. Abbiamo passato prove su prove, esami su esami, che a volte erano talmente ravvicinati da non sapere dove raccogliere tempo e forze per affrontarli. A volte ci erano richieste delle conoscenze talmente al di fuori del nostro campo da sembrare un burla. A volte erano umilianti perché non avevano nulla da trasmetterci perché potessimo migliorare il nostro lavoro. Abbiamo trascurato, e a volte quasi abbandonato, le nostre vite private, perché doveva essere l’ ultimo sforzo, l’ ultima fatica. E vorremmo ricordare che solo una piccola parte di noi ha meno di trent’ anni. La maggior parte li ha superati da un po’ e comunque ha compagno, marito e anche figli, ma non importa. Abbiamo stretto i denti, abbiamo perso la salute, ma non importa. Abbiamo visto docenti universitari in visibile imbarazzo perché si rendevano conto di avere davanti insegnanti già formati, non pivellini che non sapevano stare in una classe. Ma non importa. Ci hanno detto apertamente che sapevano di averci soffocato più che in altre Università. Ci chiedevano continuamente il nostro parere professionale, facendoci sentire ancora più umiliati e presi in giro. Ma non importa. Hanno giocato sui tempi ristretti per rendere più duri gli esami che spesso non erano nemmeno di disciplina, abbassando le nostre sia pur dignitosissime medie, e metterci ancor più sotto pressione…

Quante ne abbiamo passate, per ottenere un riconoscimento che non ci riconosce nemmeno più degni di essere messi in prima linea in una qualsiasi graduatoria. Per avere una abilitazione che molti di noi già possiedono, perché si sono laureati con una ormai inutile specializzazione in glottodidattica. Per sentirci dire che

NON DARA’ ACCESSO AL RUOLO, MA SOLO AL CONCORSO!!!

DOBBIAMO FARE UN CONCORSO? Un concorso? Ancora? Ma A COSA servivano i nostri 3500 euro a persona ? E la nostra esperienza? E gli anni in cui GRAZIE A NOI e a NESSUN ALTRO la scuola ha potuto continuare a formare i ragazzi?

Perché non sono state mantenute le promesse per cui il PAS era nato?

Perché non ci è stato dato ciò che meritiamo da anni?

Perché cercano di metterci come fanalino di coda dietro ai TFA, che non dovevano nemmeno nascere prima di aver dato il ruolo a chi insegnava da tempo?

Perché abbiamo meno merito di un neo laureato che, con un dottorato, ottiene maggior valorizzazione che se avesse insegnato SETTE ANNI in una scuola?

Non abbiamo fatto un test preselettivo? Non era previsto perché gli anni di servizio erano la nostra garanzia! O lo Stato è un criminale per aver messo ad insegnare per anni docenti inidonei? Forse sì…peccato che questi pazzi non idonei abbiano sudato sette camicie per dare il meglio ai loro studenti, formati secondo una didattica inclusiva prima ancora che se ne facesse pubblicità, con le tecniche didattiche cooperative e un metro di valutazione sempre adeguato.

Da troppo tempo silenziosi e fiduciosi che qualcuno si accorgesse del torto che stiamo subendo, abbiamo deciso che ora siamo stanchi e incazzati, e non permettiamo che si continui a far finta che

NON ESISTIAMO!!!

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