Concorso a cattedra, la denuncia dei commissari: incalzati a fare presto

di Lalla
ipsef

Lalla – Quasi al termine della correzione delle prove scritte, a ridosso dei mesi estivi, esplode il disagio dei commissari che, spinti dalla possibilità di una nuova esperienza professionale hanno accettato che non ci fosse esonero, ma si trovano a dover espletare la funzione anche nei mesi estivi, e l’Amministrazione incalza a fare presto. Speriamo anche bene. 

Lalla – Quasi al termine della correzione delle prove scritte, a ridosso dei mesi estivi, esplode il disagio dei commissari che, spinti dalla possibilità di una nuova esperienza professionale hanno accettato che non ci fosse esonero, ma si trovano a dover espletare la funzione anche nei mesi estivi, e l’Amministrazione incalza a fare presto. Speriamo anche bene. 

A parte la retribuzione irrisoria, i tempi stretti determinati da correzioni svolte per lo più nei wek end o in pomeriggi in cui la commissione è riuscita a riunirsi (si consideri che molti commissari si sono dovuti spostare nel capoluogo di regione per ogni riunione).

Questo nelle migliori delle ipotesi, perchè queste condizioni hanno spinto molti commissari a rinunciare all’incarico, determinando problemi di organizzazione.

Ma, ci si chiede, il monito dell’Amministrazione a fare presto, coinciderà con "il fare bene" che i candidati, ma la scuola in generale, attendono?

Le lettere inviate in redazione

Anch’io porto la mia lunga e trista esperienza ed esprimo sdegno e rammarico. Alla collega che lamenta la sua incresciosa situazione va la mia solidarietà. In queste situazioni bisogna reagire solidalmente e presentare le dimissioni. Non parliamo poi del trattamento economico "riservato"…Ci trattano ormai come straccioni. E’ una vergogna annosa. Stressati dall’incalzare delle sollecitazioni dell’Amministrazione, a vario livello, a fare presto, non importa se bene!
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Sono un commissario nominato per il concorso docente in una classe di concorso che per mia fortuna ha visto un numero di partecipanti veramente esiguo. Nonostante il numero ridotto di candidati le operazioni della commissione si sono svolte in un periodo di tempo che è possibile quantificare in circa 4 mesi tra correzioni delle prove scritte, di quelle pratiche e dei successivi orali.

In questi giorni mi continuo a porre questa domanda: quanto vale la mia professione? E non mi riferisco all’aspetto economico, che è chiaramente e indiscutibilmente una barzelletta, ma alla sfera del rispetto, della considerazione di una professione che da ormai 50 anni viene continuamente sminuita, calpestata, demansionata e utile solo quando non si sa dove pescare i soldi per coprire la manovra economica di turno.

Credo che prima di appellarsi allo spirito di servizio dei singoli docenti, bisognerebbe che si desse alla professione del DOCENTE il ruolo e il prestigio che merita partire a dai piani alti del MIUR. Se questo concorso andrà a buon fine, cosa di cui dubito molto, lo si dovrà proprio a quei docenti che hanno accettato, per spirito di servizio, di far parte delle commissioni e magari in sostituzione di colleghi dimissionari dopo aver saputo o sospettato a cosa sarebbero andati incontro e con quale retribuzione.

Trovo veramente triste che si possa solo pensare di chiedere ad un commissario di dover lavorare anche di domenica e nei mesi estivi, unico periodo di MERITATO riposo, perché bisogna terminare i lavori in tempo per l’inizio del prossimo anno scolastico e in nome dello spirito di servizio. Scusate ma non credete che anche i commissari hanno dei diritti? Solo per fare un esempio: il diritto ad andare in vacanza col proprio bambino con la propria moglie o marito o semplicemente per riprendere fiato dopo un anno di duro lavoro.

Ops scusate mi ero dimenticato che noi insegnanti stiamo a casa per 3 mesi all’anno e che nei restanti 9 mesi non facciamo nulla………..certo se la si vede sotto questa luce allora immolarsi per spirito di servizio ha pienamente senso.

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Concorso a cattedra, commissari in ostaggio

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