Concorso a cattedra in autunno, le reazioni. Si allarga il fronte del No.

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red – Raccogliamo in un’unica pagina tutti i comunicati giunti in redazione relativi alla notizia della decisione da parte del Consiglio dei Ministri di bandire un concorso in autunno per l’assunzione di 11.000 nuovi docenti. Cisl chiede chiarezza sui numeri, DISAL plaude ma chiede un rinnovo delle procedure di reclutamento, il coordinamento diplomati magistrale accolgono con grande soddisfazione. Ma c’è chi dice no: la Cgil chiede di svuotare le graduatorie prima di bandire un concorso, sulla stessa lunghezza d’onda l’ANIEF, il CIP e il CPS. Aggiungiamo USB.

red – Raccogliamo in un’unica pagina tutti i comunicati giunti in redazione relativi alla notizia della decisione da parte del Consiglio dei Ministri di bandire un concorso in autunno per l’assunzione di 11.000 nuovi docenti. Cisl chiede chiarezza sui numeri, DISAL plaude ma chiede un rinnovo delle procedure di reclutamento, il coordinamento diplomati magistrale accolgono con grande soddisfazione. Ma c’è chi dice no: la Cgil chiede di svuotare le graduatorie prima di bandire un concorso, sulla stessa lunghezza d’onda l’ANIEF, il CIP e il CPS. Aggiungiamo USB.

Bene i nuovi concorsi, malissimo insistere sui test

Il Coordinatore nazionale della FGU-Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio – Il Consiglio dei Ministri del giorno 24 agosto ha preso in esame, tra le cosiddette misure per la "crescita", alcuni provvedimenti che interessano il mondo dell´istruzione e della formazione.

Tralasciando le norme specifiche sull´università, sulle quali torneremo in seguito, la FGU-Gilda degli Insegnanti giudica positivamente l´avvio delle procedure concorsuali, dopo ben 13 anni dagli ultimi concorsi, con la finalità, non troppo nascosta, di definire un percorso certo per arrivare alla fine del precariato strutturale nella scuola.

Nei provvedimenti annunciati dal Governo la FGU-Gilda degli insegnanti ravvisa però alcune criticità, sulle quali chiede al Ministro di aprire un confronto.

In particolare la FGU-Gilda degli insegnanti giudica negativamente che:

  • la prossima tornata concorsuale sia fatta sulle attuali classi di concorso, che dovranno essere modificate, anche sostanzialmente, con un nuovo regolamento che è ancora in corso di approvazione; ciò è sicuramente motivo di ulteriore confusione e crea le condizioni per nuove situazioni di soprannumerarietà;• sia esiguo il numero dei posti messi a disposizione (solo quelli del previsto turn-over al netto degli esuberi), infatti essendo i posti a concorso suddivisi, come avviene dal lontano 1999, a metà tra GAE e concorso, rimane ancora aperto il problema principale: l´assorbimento rapido delle GAE, mediante l´utilizzo di tutti i posti vacanti e disponibili;
  • non siano ancora state avviate le procedure per l´avvio dei cosiddetti Tirocini Formativi Attivi Speciali (TFA speciali), che il Ministro e i dirigenti del MIUR (sia scuola che università) avevano garantito di attivare per consentire ai docenti precari non abilitati, che avevano effettuato servizi per almeno 360 giorni, di prendere l´abilitazione per poter così partecipare ai concorsi a cattedra; questo ritardo è inaccettabile e la FGU-Gilda degli Insegnanti ha chiesto l´intervento urgente con decreto legge;
  • si ricorra in ogni occasione e massicciamente a test generali di accesso e a test sulle discipline, infatti anche i concorsi proposti dal Ministro constano di due serie di test: uno generale per tutti i candidati e uno specifico per la classe di concorso; il superamento dei due test consentirebbe di affrontare la prova pratica/orale (prova pratica/orale che, a nostro parere, invece risulta essere un elemento di valutazione professionale in positivo).

La FGU-Gilda degli Insegnanti ribadisce, per l´ennesima volta, che i test a risposte chiuse (crocette) non servono per verificare la preparazione disciplinare e professionale e le relative competenza degli aspiranti insegnanti. I test servono solo per eliminare aleatoriamente il maggior numero di candidati e il loro uso sistematico ha portato molti sistemi di istruzione e formazione, nella sostanza, disastrosi. Non vogliamo che l´Italia segua stupidamente l´esempio delle fallimentari esperienze anglosassoni.

Il Miur e i cosiddetti "esperti" hanno già dimostrato la loro inefficienza e incapacità nella stesura e organizzazione dei test (vedi gli esempi del test per il concorso a dirigenti e i test per i TFA ordinari). E´ indispensabile ricorrere quindi a sistemi più efficaci per operare una pre-selezione.

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Assunzioni e concorsi, il dovere della chiarezza

Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola – Chi si straccia le vesti per le "scandalose" assunzioni nella scuola dà solo fiato al pregiudizio ma evidentemente non sa di cosa parla.

Le immissioni in ruolo che si stanno facendo in questi giorni sono infatti la prosecuzione di un piano triennale varato dal precedente governo nel 2011, al quale giustamente si dà continuità di attuazione. Un piano che punta a coprire in modo stabile tutti i posti vacanti e disponibili, riducendo l’area della precarietà, una condizione che penalizza il personale ma incide negativamente anche sulla qualità del servizio. Chi ci vede un aggravio di spesa dimentica che la scuola italiana, reduce peraltro da anni di micidiali riduzioni di organico, riceve oggi meno risorse di quanto mediamente accade negli altri Paesi.

Un po’ più di chiarezza meritano anche le cifre di cui si parla in queste ore: le assunzioni autorizzate (ma sarebbe più esatto dire ratificate) dal Consiglio dei Ministri sono quelle per il 2012/13, a cui si sta dando corso in questi giorni. Quelle destinate all’annunciato concorso ordinario (circa 12.000) riguardano ovviamente l’anno scolastico successivo e corrispondono – com’è facilmente intuibile – a circa la metà di quelle previste dal piano triennale, dato che l’altra metà spetta alle graduatorie ad esaurimento, fermo restando che chi vi è attualmente incluso potrà, volendo, affrontare anche il normale concorso.

Rimettere in moto un canale ordinario di reclutamento é certamente necessario, ed é già passato troppo tempo da quando, nel 2007, una legge delegò il ministro a rinnovare regole e procedure di accesso all’insegnamento. La materia é delicatissima, investe le attese e
gli interessi, talvolta confliggenti, di una platea smisurata di soggetti: è dunque quanto mai necessario garantire trasparenza, equilibrio, chiarezza.

Poiché al ministero é attivo un tavolo di confronto sul reclutamento, chiediamo che con la massima urgenza, viste le scadenze annunciate, si passi dai generici annunci a un esame puntuale e approfondito, in quella sede, dei provvedimenti in cantiere; è indispensabile avere quanto prima tutte le informazioni necessarie relativamente alle procedure concorsuali e ai requisiti richiesti per accedervi.

Non vorremmo che si corresse, come altre volte, il rischio di trasformare un’opportunità in un’ennesima occasione di tensioni e conflitti.
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DISAL. Reclutamento: bene partire ma siamo ancora alla vecchia scuola !

Nonostante la confusione di molta comunicazione sull’argomento (laddove si è messo assieme le autorizzazioni del CdM per il reclutamento dirigenti e docenti – che riguarda procedure già in atto – e l’annuncio di un nuovo concorso 12.000 docenti – che è una procedura tutta da verificare) occorre apprezzare la prosecuzione della scelta ministeriale nell’immettere in ruolo dirigenti, docenti e non docenti. E
questo nonostante l’enorme ricorso . ai ricorsi che ormai devasta il settore pubblico.

Quando queste nomine in ruolo avverranno, crescerà la stabilità dell’offerta formativa della scuola, anche se la situazione del precariato instabile rimarrà per oltre 100.000 insegnanti e circa un migliaio di posti a dirigente.

Tuttavia i presidi di DiSAL esprimono la forte richiesta che queste immissioni in ruolo seguano per l’ultima volta i modelli sempre seguiti di una vecchia scuola: procedure centralizzate, selezione lasciata troppo all’incertezza ed alla diversità territorale (come i concorsi a preside ed i test del TFA hanno mostrato), valutazione tutta incentrata sul nozionismo lontano dai bisogni della scuola reale, continua mortificazione dell’autonomia delle scuole.

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Diplomati magistrali plaudono alla scelta del ministro di istituire dopo 13 hanno concorso ordinario

Coordinamento Nazionale Diploma Magistrale

Era il lontano 1999 e molti di noi iscritti all’Istituto Magistrale, venimmo investiti da una notiza tragica: il concorso per il nostro ruolo sarebbe avvenuto in contemporanea con la nostra maturita’ e per quelli dell’anno successivo, durante il penultimo anno di scuola.

Migliaia di prossimi docenti, in pochi minuti, si videro condannati ad una vita entro le Graduatorie d’Istituto senza alcuna speranza di passare mai di ruolo.

L’attesa fu lunga, l’altra possibilita’ prospettataci nel 2005, il corso d’idoneita’, venne bandito con un requisito addirittura anti-Costituzionale, ovvero, oltre al Diploma abilitante, anche 360 giorni di servizio, che per noi, era impossibile aver maturato, essendo entrati nelle graduatorie chi nel 2002 chi nel 2004.

Nessuna strada per noi, nessuna chance, ma molto lavoro comunque nelle scuola, a supplire incarichi annuali, a tenere a balia le nuove maestre laureate di Scienze della Formazione avendo l’incarico di tutor dai Dirigenti Scolastici, promuovere o respingere alunni, redigere verbali di interclasse, partecipare a commissioni (continuita’, classi prime, handicap,ecc) come membri effettivi a svolgere progetti annuali nelle scuole poichè "in possesso della qualifica".

Insomma, insegnanti come gli altri, ma diversi.

Non fu mai chiaro a noi come mai, l’ente che ci aveva conferito L’ABILITAZIONE ALL’INSEGNAMENTO IN VIA PERMANENTE (dal Testo Unico della scuola) ci emarginasse in questo modo e non bandisse piu’ concorsi ogni 3 anni come previsto dalla Legge.

Poi i tagli dal 2009, la perdita anche di quelle annuali precarie opportunita’ di lavoro e il ritorno alla gavetta delle supplenze giornaliere,senza sapere il perchè "proprio a noi"

Da questa mattina, si è riaccesa per noi tutti una speranza, quando abbiamo letto che il ministro Profumo ha proposto nel Consiglio dei Ministri, un concorso ordinario per la scuola.

Grazie alla normativa che ci tutela, finalmente dopo piu’ di un decennio di attesa, ci potremo misurare con quella prova della quale abbiamo sentito parlare, abbiamo studiato durante le ore di Didattica, abbiamo sperato.

Vorremmo pero’ che questo concorso, tenesse conto di alcuni aspetti importanti:

  • le classi di concorso non esaurite

  • i posti tagliati e mai ridati alla scuola italiana

  • i disastri dei test TFA

Proponiamo quindi al Ministro, di tenere conto di questi punti, e di:

  • promuovere il concorso solo per quelle classi di concorso esaurite o in via i esaurimento e per quei profili professionali con una valida abilitazione ma che necessitano dell’idoneita’ concorsuale per il ruolo, parliamo quindi di: diplomati dell’Istituto Magistrale, Socio-Psicopedagogico, sperimentale linguistico entro l’anno 2002, i diplomati delle Scuole Magistrali, i diplomati insegnanti tecnico pratici, i diplomati ISEF e quelli del Conservartorio

  • instituire una prova concorsuale, come in passato, per conseguire la specializzazione sul sostegno

  • considerare nella prova preselettiva la diversita’ fra le classi di concorso e calibrarli sulle conoscenze dei candidati, in sintesi, una maestra non potra’ avere lo stesso test di un laureato in Matematica

  • per vagliare la reale conoscenza della lingua italiana dei candidati, riproporre il vecchio tema piuttosto che le crocette, metodo poco consono alla selezione del personale docente ed educativo

In attesa di poter fruire del bando tanto atteso, vigileremo perchè vengano tutelati i diritti di tutti i diplomati delle scuole magistrali, vessati da un decennio.
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C’è chi dice no

Evviva Profumo: assunzioni, merito, ricchi premi e cotillon!

USB – A leggere titoli di tg e giornali (complici o colpevolmente ingenui?) anche quest’anno piovono migliaia di assunzioni di lavoratori precari. Di più. Gli assunti saranno scelti in base al merito: finalmente un bel concorso!

Peccato che si tratta di un’accozzaglia di bufale. Gli assunti, come era già successo gli anni precedenti, non abbasseranno di un decimale la percentuale di lavoratori precari che operano nella scuola, coprendo a malapena i pensionamenti e non aggiungendo un solo posto in organico, anzi. I tagli di personale continuano grazie alla “spending review “ (16’000 persone) mentre ai precari si è cercato di rubare anche le ferie non godute di quest’anno (che comunque non sono state ancora pagate).

Il governo e l’ammucchiata di partiti che lo appoggiano spacciano i colpi inferti allo stato sociale e ai cittadini come scelte obbligate – “ce lo chiede l’Europa” è il ritornello – ma fanno orecchie di mercante quando l’EU dice che un precario che lavora tre anni per uno stesso datore di lavoro deve vedere il suo contratto a tempo determinato trasformato in uno a tempo indeterminato. I precari della scuola a cui viene negato questo diritto ogni anno sono 150’000.

La retorica sul merito e il concorso ci ha stufato! I precari che sono nelle graduatorie ad esaurimento che da anni aspettano di “essere messi in regola” hanno tutti sostenuto o un concorso o la SSIS (Scuola di specializzazione) a numero chiuso della durata di due anni al cui termine era previsto un esame di stato. Basta raccontare balle agli italiani: il concorso lo dovranno fare quelli che sono già nelle graduatorie!

“Largo ai giovani” dice il governo della Fornero che ha innalzato l’età pensionabile e ha bloccato il naturale ricambio del personale scolastico. In realtà, come è successo già con l’art. 18, il tentativo è di dividere i lavoratori agitando lo scontro generazionale, con il risultato assurdo di far credere al giovane laureato che il responsabile del suo mancato ingresso nel mondo del lavoro è il precario, che ha alle spalle 10 anni di contratto a tempo determinato, sempre meno stipendio e garanzie.
Giovani e meno giovani veniamo presi in giro da Profumo che da una parte conferma la centralità dell’art 64 del DL 112 con cui la Gelmini ha tagliato 130.000 posti e continua a far danni, dall’altra indice concorsi.

Ultimo capitolo del governo riguarda il sistema di valutazione. Il disegno del ministro si sovrappone perfettamente a quello della proposta di legge Aprea in discussione alla commissione cultura del Senato: esautoramento degli organi collegiali a favore di un consiglio dell’autonomia che assomiglia a un consiglio d’amministrazione in cui sono presenti anche privati esterni alla scuola; INVALSI e ispettori che detteranno legge (dicono che così rafforzano l’autonomia…) e valuteranno con i quiz che tanto vanno di moda e che grande prova di efficienza hanno dato in occasione del concorso per dirigenti e TFA!

FLCGIL. Prima dei concorsi svuotare le graduatorie

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

È certamente positivo aver garantito anche quest’anno le immissioni in ruolo di docenti, dirigenti e  personale AFAM, ma non basta.

Il Ministro Profumo quando giustamente parla di giovani dimentica che anche i precari sono giovani e da anni garantiscono, con impegno e con competenza, il servizio nelle scuole. Molti di loro anche quest’anno non avranno più supplenze e saranno disoccupati. Nel sud la situazione è particolarmente drammatica. Ben vengano i Concorsi ma il Ministro ci dica  prima come intende concretamente garantire lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento nei prossimi anni.  Per questa ragione occorre cambiare le modalità con le quali vengono definiti gli organici  garantendo più posti disponibili e una programmazione pluriennale di stabilizzazioni.

Per l’ effetto combinato della devastante riforma Fornero sulle pensioni, della spending review e dei tagli epocali della ex Ministra Gelmini si rischia nei prossimi anni di avere pochi spazi sia per i precari che per ipotetici concorsi.

Mentre si annunciano effetti speciali non abbiamo ancora capito quante immissioni in ruolo ci saranno per gli ATA. Il ministro Profumo e il Governo Monti farebbero bene a cancellare la norma demenziale  e illegittima della spending review che umilia i docenti inidonei e gli ITP obbligandoli a transitare nei ruoli ATA, togliendo 3500 posti ai precari.

Sarebbe saggio tornare a parlare d’investimenti nella scuola pubblica perché i tagli hanno determinato l’impossibilità di garantire una qualità accettabile di offerta formativa in tantissimi territori. Chiediamo meno propaganda mediatica e più interventi concreti.

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Comunicato CPS in merito all’ipotesi di nuovo concorso per abilitati

Dilettantismo pernicioso, accanimento diffamatorio, giovanilismo stolido, richiamo specioso e ridicolo alla “meritocrazia” per giustificare il drenaggio di fondi e la gerarchizzazione dei docenti, violazione oscena e surreale dei diritti acquisiti: questi i contrassegni dell’operato del ministro Profumo che, nel solco della Gelmini, continua ad oltraggiare, umiliare e devastare la Scuola Pubblica italiana, mentendo spudoratamente e disonestamente sul numero delle cattedre disponibili, proprio come sul numero degli esodati la sua collega Fornero.

Anche il ministro Profumo, peraltro, come la Fornero, ha deciso di “dinamizzare” il mondo della scuola, con una proposta parimenti irricevibile: quella di un concorso per insegnanti plurititolati, pluriabilitati e in cattedra, in moltissimi casi, da più di 10 anni come docenti precari, sfruttati e licenziati senza complimenti alla fine dell’anno scolastico, abusati e illusi circa la loro stabilizzazione per il tramite di un piano triennale di assunzioni che è stato bruscamente interrotto, nel 2008, per lasciare il posto al più grande licenziamento di massa mai visto (150.000 tra docenti e Ata “tagliati” dalla L.133 Gelmini-Tremonti).

Il Coordinamento dei precari della Scuola, in lotta per il ritiro dei tagli e il ruolo, esprime nuovamente tutto il proprio sconcerto e sdegno per un atto impudente che non esita a definire terroristico e criminale nei confronti di lavoratori specializzati e già umiliati dal lungo precariato, che si vedrebbero costretti a sottoporsi nuovamente ad una selezione mortificante e condotta con modalità anacronistiche, ormai accantonate e sostituite, da più di un decennio, da procedure più moderne e articolate (le cosiddette SSIS), che prevedono tirocinio in aula e formazione psico-pedagogica, e che sono assai meno suscettibili di essere viziate dalle pratiche clientelari cui ogni concorso, in passato, ha dato adito.

I precari non comprendono quale altra motivazione, oltre a quella della vigliacca umiliazione da infliggere all’unico comparto di lavoratori in grado di resistere, con l’arma del pensiero critico, all’omologazione e alla violenza neoliberista e fascistoide del governo attuale, non eletto dal popolo e tutt’altro che “tecnico”, possa essere sottesa ad un così buffonesco, dispendioso e illegittimo provvedimento, e annuncia che si opporrà con ogni mezzo e con ogni forza a tale cialtronesco tentativo di trasformare i diritti in una squallida “riffa”, onde evitare che venga perpetrato un vero e proprio delitto contro il lavoro e contro la decenza.

I precari abilitati, stanchi di vessazioni ed esasperati, respingono dunque nel modo più assoluto ogni ipotesi di concorso, ribadendo che:

I docenti precari plurititolati e pluriabilitati inseriti nelle GaE hanno pieno e imprescrittibile diritto ad essere assunti tutti e subito e non si sottoporrano ad alcun’altra selezione, ritenendola umiliante, alogica e illegittima

Le GaE costituiscono il canale di reclutamento unicamente valido e trasparente per le assunzioni del personale docente e non possono essere eluse né azzerate

Il “concorsone” costituisce una modalità superata di valutazione della preparazione e dell’attitudine all’insegnamento e si trasforma immancabilmente in una sconcia compravendita di posti, innescando squallidi meccanismi clientelari e di corruttela

La nuova selezione risulterebbe sperequatoria rispetto a quanti, iscritti nelle GaE, sono stati assunti, nell’anno corrente o negli anni scorsi, a partire dallo stesso titolo abilitante d’ingresso e dal punteggio parimenti maturato in un numero identico di anni di servizio, senza dover acquisire ulteriore titolo di idoneità

La partecipazione ad una nuova prova selettiva varrebbe come indiretta ammissione di inidoneità alla professione da parte di quanti hanno sostenuto notevoli sacrifici economici e logistici per abilitarsi e lavorano da anni nella scuola, e genererebbe sfiducia nell’istituzione scolastica da parte delle famiglie, che si interrogherebbero sulla validità didattica, se non anche giuridica, degli atti formali e ufficiali compiuti e sottoscritti dai docenti incaricati e supplenti.

Per tutto questo, cui si aggiungono motivazioni squisitamente psicologiche e morali, che rendono dolorosa e insopportabile l’idea di dover ancora e ancora subire la sadica e ottusa violenza di uno Stato che sputa sulla Cultura anziché investirvi, come invece accade nel resto di quella Europa chiamata in causa solo per imporre nuove tasse, e a vantaggio del quale, nonostante ciò, i precari continuano a profondere tutta la propria passione e professionalità senza ricevere in cambio, finora, altro che tagli alle risorse (8 miliardi sottratti!), permanentizzazione della precarietà e abusi sindacali (come la soppressione degli scatti di carriera per i nuovi assunti), il Coordinamento diffida il ministro dal bandire l’oltraggiosa e costosa procedura selettiva che ha annunciato, senza alcuna ragionevolezza né ragione, di voler porre in atto, e torna a chiedere il ritiro dei tagli e l’immediata assunzione, che avverrebbe a costo zero, di tutti i precari delle GaE su tutti i posti che si renderebbero così disponibili.

Gli alunni che abbiamo seguito e diplomato, i dirigenti e le famiglie che ci hanno gratificato della loro stima, possono testimoniare che noi sappiamo fare – e bene – il nostro mestiere.

Il ministro la smetta con le provocazioni intressate e dimostri di saper fare il suo!
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ANIEF: nuovo concorso docenti? No grazie, ne abbiamo già fatti troppi!

L’Anief ritiene illusoria e ingiusta la decisione del Miur di bandire, nel prossimo autunno, un concorso per 11.892 cattedre nelle scuole statali di ogni ordine e grado: ci sono già 250 mila docenti vincitori di concorso, in lista di attesa anche da tanti anni, che hanno tutti i titoli per essere assunti e inoltre se il concorso sarà riservato solo agli abilitati i giovani non potranno nemmeno fare domanda. E questa sarebbe l’apertura del Miur alle nuove generazioni desiderose di fare l’insegnante?

L’Anief si chiede che fine hanno fatto i 100 mila abilitati presso le scuole di specializzazione all’insegnamento: sono questi i numeri dei docenti che sono stati selezionati nello scorso decennio, dopo l’ultimo concorso a cattedre bandito nel 1999, su un numero programmato di posti vacanti e disponibili per il triennio successivo e dopo aver superato un regolare Esame di Stato sui contenuti delle materie e sulle competenze didattiche maturate. La verità è che il 70% di loro non è stato ancora assunto. Per non parlare dei nuovi 21mila aspiranti docenti insegnanti attraverso i Tfa le cui prove selettive sono in corso di svolgimento.

“Che motivo c’era – si chiede Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato ai quadri e direttivi della Confedir – di illudere nuovamente la categoria degli insegnanti, dal momento che la maggior parte di quelli già selezionati per svolgere questa professione è stata abbandonata in questi ultimi anni, spesso in scuole di province diverse, a svolgere il servizio come supplenti? La realtà è che questi insegnanti sono stati selezionati da giovani e stanno invecchiando rimanendo precari nelle nostre scuole autonome”.

“Ma non si può invecchiare – continua Pacifico – vincendo concorsi uno dopo l’altro e poi rimanere sempre al ‘palo’. Certo, un nuovo concorso può essere visto come una nuova opportunità. Però è davvero troppo tempo che, almeno nella scuola, non garantisce un reale sbocco di lavoro. Questo è avvenuto perché per decenni il Miur ha autorizzato prima i provveditorati e poi le università ad abilitare decine di migliaia di candidati. Con il risultato che oggi ci sono 250mila insegnanti nelle graduatorie ad esaurimento”.

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Luca Cangemi (FdS): Concorsi per gli insegnanti, un inganno

Abbiamo più volte denunciato, in questi mesi come inaccettabile la proposta del concorso a cattedra, agitata dal ministro Profumo, senza sciogliere la vera questione della scuola italiana, cioè il risarcimento dei brutali tagli operati dalla Gelmini e confermati dal governo tecnico.

Confermiamo la nostra opinione di fronte alla proposta del Consiglio dei Ministri.
Che senso ha organizzare la mastodontica e costosissima macchina di un concorso nazionale, mettendo in gioco meno di dodicimila posti? Intanto rimangono tagliati fuori decine di migliaia di precari che hanno fatto andare avanti la scuola per anni o decenni, per i quali una legge dello stato aveva previsto la stabilizzazione.

Anche le modalità che si annunciano appaiono inaccettabili: si profila un altro quizzone di massa, come se le tragiche esperienze di TFA e concorsi per presidi non avessero insegnato nulla.

Siamo dunque di fronte ad un inganno di un governo che cerca di distrarre l’opinione pubblica dal massacro sociale che sta operando e che mira a innescare un conflitto generazionale che ostacoli la necessaria lotta contro le sue scelte.

E’ necessaria adesso una forte mobilitazione contro il governo, per affermare le vere esigenze della scuola statale, per conquistare più lavoro e cultura per questo paese.

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Comunicato CIP sul concorso

Elena La Gioia Presidente nazionale Comitato Insegnanti Precari – I ministri della Pubblica Istruzione sembrano ossessionati dalle lente logiche della burocrazia ministeriale, per uscirne però prendono decisioni che non sempre tengono contro della realtà. E’ il caso del nuovo concorso per docenti nella scuola pubblica.

La risibile giustificazione addotta è quella di abbassare l’età media del personale docente  e di inserire i giovani nella scuola, come se i nostri attuali insegnanti nascessero già vecchi e precari invece di essere invecchiati nella scuola e per la scuola, consentendole di funzionare prima di ricevere, come regalo di fine anno e ogni anno, il licenziamento estivo.

Questi docenti sono diventati precari perché vittime dell’inettitudine e della miopia di una classe politica responsabile delle continue revisioni normative che hanno, più volte negli anni, provocato ribaltoni e sovvertimenti delle  graduatorie, la stessa classe politica che nel frattempo ha costretto i docenti precari a sottoporsi a ripetute e diversificate prove concorsuali nelle quali comunque sono stati riconosciuti i loro meriti e raramente i loro diritti.

A queste prove si è aggiunta l’esperienza pluriennale accumulata con il servizio prestato, spesso nelle forme e nelle sedi più disagiate. I CIP ritengono che il dovere politico e la necessità funzionale della scuola impongono al governo l’assunzione su tutti i posti disponibili dei precari dalle graduatorie vigenti fino al loro esaurimento, solo dopo sarà possibile l’adozione di nuovi sistemi di reclutamento.

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Giovani insegnanti Lega Nord: dal Governo molto fumo, poca sostanza Ma quale occasione per i giovani!

Dal concorso per insegnanti (che è almeno la terza volta che viene annunciato) i giovani sono praticamente esclusi. In base al DPR 460/1998, salvo casi particolari, può partecipare ai concorsi a cattedre successivi al 1° maggio 2002 solo chi è già abilitato, e tra questi i giovani sono davvero pochini. Senza abilitazione può partecipare in via transitoria soltanto chi ha conseguito un diploma entro giugno 1999 oppure una laurea quadriennale entro l’anno accademico 2001/2002 o una laurea quinquennale entro il 2002/2003. Inoltre gli attuali obsoleti meccanismi di selezione non garantiscono assolutamente omogeneità di valutazione sul territorio, penalizzando giovani e meno giovani della parte più avanzata del Paese. Se si intende fare sul serio, prima di riavviare il sistema dei concorsi è su questo che si deve intervenire. Nulla di nuovo anche per quanto riguarda le immissioni in ruolo. I numeri sono esattamente quelli concordati per quest’anno dal precedente Governo.

Sen. Mario Pittoni Capogruppo Lega Nord Commissione Istruzione del Senato

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