Concorso: attenzione a fine aperture ai giovani per salvaguardare meccanismi che non garantiscono omogeneità valutazione

Di Lalla
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Sen. Mario Pittoni* – Dopo averli bastonati in tutti i modi, il Consiglio dei ministri – bontà sua – ha cominciato a discutere di strategie da mettere in campo per i giovani. «Il punto su cui lavoreremo intensamente nei prossimi mesi è l’istruzione, a tutti i livelli», ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti . Aggiungendo, per quanto riguarda la scuola, di avere cinque obiettivi, tra cui «introdurre nuove modalità di reclutamento e formazione dei docenti». E qui sarà bene fare attenzione, perché se l’intenzione è quella di introdurre una sorta di “quote giovani” – ammesso che siano praticabili – non si va da nessuna parte.

Sen. Mario Pittoni* – Dopo averli bastonati in tutti i modi, il Consiglio dei ministri – bontà sua – ha cominciato a discutere di strategie da mettere in campo per i giovani. «Il punto su cui lavoreremo intensamente nei prossimi mesi è l’istruzione, a tutti i livelli», ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti . Aggiungendo, per quanto riguarda la scuola, di avere cinque obiettivi, tra cui «introdurre nuove modalità di reclutamento e formazione dei docenti». E qui sarà bene fare attenzione, perché se l’intenzione è quella di introdurre una sorta di “quote giovani” – ammesso che siano praticabili – non si va da nessuna parte.

Porterebbero solo “giovani” ed “ex giovani” (da decenni presi sistematicamente per i fondelli dallo Stato) allo scontro. Con il dubbio che si punti in realtà a nascondere il tentativo di mantenere i meccanismi attuali, che penalizzano pesantemente giovani e meno giovani della parte più avanzata del territorio, come ampiamente dimostrato dalle indagini internazionali.

Il nostro Paese ha infatti la “particolarità” di esprimere vincitori di concorso in percentuale inversamente proporzionale ai risultati delle misurazioni dei livelli di apprendimento, come quella effettuata recentemente dall’Invalsi per italiano e matematica.

Sul tavolo del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo c’è già un nostro progetto per risolvere il problema della disomogeneità di valutazione sul territorio, avviando un percorso di riequilibrio. Prevede che la posizione in graduatoria (regionalizzata) degli aspiranti all’insegnamento dipenda dal punteggio base – per i 4/5 acquisito con un’approfondita prova di preparazione, effettuata a parità di condizioni con gli altri iscritti allo stesso Albo regionale (scelto in assoluta libertà) – cui si sommerà il risultato del concorso regionale.

Sulla prova di preparazione si gioca l’efficacia dell’intero meccanismo di selezione. In linea peraltro con il “suggerimento” di dare meno importanza al punteggio di laurea – privilegiando invece l’esito delle prove di valutazione nella determinazione della graduatoria dei bandi di concorso per titoli ed esami – espresso al ministro della Funzione pubblica, nel documento conclusivo – approvato all’unanimità – dell’indagine conoscitiva svolta dalla commissione Cultura del Senato sugli effetti connessi all’eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea.

La prova di preparazione offre almeno quattro vantaggi:

1) Funge da “calmiere” agli spostamenti dalle zone con meno opportunità di lavoro ma valutazioni “generose”, a quelle con più posti disponibili ma maggiore rigore nei voti, evitando che candidati valutati con manica larga in altre realtà possano scavalcare chi effettivamente merita;

2) Toglie appetibilità ai corsi on line più o meno fasulli (spesso ridottisi a puro “mercato” dei punti) e allo scambio di favori tra strutture private e docenti (in particolare ore di insegnamento gratuite in cambio di punti). Che senso avrebbe, infatti, spendere migliaia di euro per corsi che intervengono solo su 1/5 del punteggio base e non garantiscono la preparazione necessaria per puntare a una buona valutazione nella prova di preparazione che incide per i 4/5?

3) Mette in “competizione” gli aspiranti all’insegnamento iscritti ai vari albi regionali spingendoli a migliorarsi. Un candidato bravo, ma iscritto in una regione dove i bravi sono tanti, sarà infatti spinto a iscriversi nella regione vicina che magari ha meno bravi e offre più opportunità di lavoro. A quel punto però gli iscritti in quella regione avranno tutto l’interesse a darsi da fare per crescere professionalmente e non farsi sfuggire l’opportunità di conquistare la cattedra;

4) Crea le condizioni per poter allargare le maglie dell’accesso ai corsi di abilitazione, evitando pasticci come quello dei test d’ingresso evidenziato dalla stampa nelle ultime settimane.

Il candidato, una volta reso edotto della presenza di un efficace filtro del merito nel percorso che porta alla cattedra, si troverà di fronte a una pura scelta di coscienza della quale sarà totalmente responsabile. Nella prova di preparazione i giovani potranno far valere la loro fresca formazione di studi; i più anziani, la maggiore esperienza. A fare la differenza saranno le capacità individuali e l’attitudine all’insegnamento, senza toccare il delicato equilibrio raggiunto con la legge 124 (50% dei posti alla Sezione ad esaurimento, l’altro 50% alla Sezione aperta). Non praticabile l’esclusione dai concorsi degli iscritti alle graduatorie ad esaurimento, che – andando a intaccare diritti acquisiti – aprirebbe solo una nuova devastante stagione di ricorsi.

*Capogruppo Lega Nord Commissione Istruzione del Senato

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