Concorso 2018, meno posti per i precari con partecipazione docenti di ruolo? Pacifico (Anief): per abilitati devono essere riaperte le Graduatorie ad esaurimento

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Il decreto per l’avvio del concorso a cattedra 2018 è quasi pronto, ma il Ministero è stato investito di una nuova questione, dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale dell’esclusione dei docenti di ruolo dalla possibilità di parteciparvi. A questo, come naturalmente ai successivi, a seconda dei requisiti posseduti.

Ne parliamo con Marcello Pacifico, Presidente Anief.

D. Presidente, la sentenza n. 251/17 della Consulta ha di nuovo riscaldato gli animi nel mondo della scuola, alla vigilia della pubblicazione del primo bando dei tre previsti dal decreto delegato 59 voluto dalla legge 107/2015 sul concorso docenti. Come la commenta?
R. La bocciatura della Buona scuola è evidente su tutti i fronti per la gestione dei concorsi: all’inizio, nonostante una pronuncia del Consiglio di Stato, esclude i laureati dal concorso 2016 salvo poi nel decreto delegato prevederne l’accesso al FIT. Lo stesso ripensamento – in maniera retroattiva – avviene per l’esclusione degli idonei fuori il 10% del contingente autorizzato, ancora ripescati dal decreto delegato e soltanto per le superiori. E che dire di posti banditi e scomparsi per in vincitori che ormai devono rivolgersi a un giudice del lavoro per ottenere quanto promesso? Un errore, un ripensamento dopo l’altro.

D. Si, ma qui l’argomento è diverso: è stata censurata l’esclusione dei docenti di ruolo dai concorsi per favorire i precari?
R. In verità, già nel concorso 2012 era stata dichiarata illegittima l’esclusione del personale di ruolo dai concorsi dal giudice amministrativo al punto da costringere il legislatore a normare qualcosa di oggettivamente non giustificabile: i docenti di ruolo della paritaria, l’impiegato del Comune potevano partecipare al concorso e un docente della scuola media non poteva aspirare a insegnare nelle superiori? Mentre per la cancellazione dei docenti di ruolo dalle Gae, la Consulta non ha avuto niente da ridire, qui si tratta di rispettare la parità di accesso di tutti i cittadini al pubblico concorso.

D. Certo, intanto meno posti per i precari, però
R. Allora, cominciamo a dire che se vuoi assumere i precari, prima ancora di inventarti i posti su potenziamento, trasformi 100 mila posti da organico di fatto a organico di diritto se sono senza titolare. Poi ripristini il tempo scuola tagliato dalla legge 133/2008 e i suoi DPR, recuperando altri 200 mila posti. E a che ci sei nel percorso 0-6 infanzia ripristini l’insegnamento per moduli e il docente specialista di lingua inglese. Con 40 mila posti in più qualche laureato in scienze della formazione primaria o diplomato magistrale forse potresti assumerlo. Se invece vuoi ridurre di un anno le superiori, forse non vuoi risolvere il problema ma fare cassa anche se le classifiche degli apprendimenti dei nostri studenti sono sempre più in caduta libera.

D. Ma se anche i docenti di ruolo possono partecipare ai nuovi concorsi, ci saranno meno possibilità per i precari?
R. Ma di quali possibilità si parla: del costringere un laureato a spendere 500 euro per prendere dei crediti che magari non gli serviranno mai nella vita? Per inserirsi in nuove graduatorie ad esaurimento di zecca inventate per parcheggiare 100 mila docenti abilitati visto che i posti banditi nella prima e secondo procedura riservata saranno soltanto rispettivamente il 100% e l’80% dei posti vacanti rispetto a Gae e GM? Ma se avevamo già graduatorie ad esaurimento chiamata Gae, perchè inventare le NUOVE GRAME? Se oggi ho la totalità dei posti vacanti e disponibili per insegnare matematica nella scuola media in regione Lombardia, dovrei riaprire le Gae fare inserire gli abilitati in matematica ed assumerli per scorrimento e non bandire un altro concorso chiedere altri soldi e perdere altro tempo che poi mi viene risarcito da un giudice del lavoro col portafoglio dei contribuenti. Se fai una mobilità straordinaria sul 100% dei posti disponibili, riapri le Gae e non ne proroghi l’apertura di un altro anno dopo la chiusura per un triennio. Perchè l’offerta l’hai già, non la devi creare e la domanda la conosci. Basterebbe fare incontrare domanda e offerta. E se non hai più un abilitato in matematica, ti prendi il laureato che hai chiamato per tre anni dalle graduatorie d’istituto o dalle messe a disposizioni e lo assumi previa verifica delle competenze acquisite. Non lo inserisci in nuove graduatorie che ti fanno esaurire prima di entrare in ruolo. Basta riaprire le Gae al personale abilitato e da assumere subito, altro che primo, secondo e terzo anno del FIT.

D. Quindi Anief non ha smesso di tutelare i precari?
R. Senza Anief, un precario, per legge e contratto, continuerebbe a prendere sempre lo stesso stipendio iniziale. Senza le battagli legali di Anief, non ci sarebbero state 200 mila immissioni in ruolo negli ultimi sei anni, oggi non discuteremmo in Consulta la trattenuta del 2,5% del TFR e non avremmo riconosciuto il primo gradino stipendiale per i neoassunti, il pieno riconoscimento del servizio pre-ruolo nelle domande di ricostruzione di carriera e nella mobilità.

C’è molto da fare, noi saremo vigili. E sul nuovo concorso, che vinca il migliore come la nostra costituzione insegna. La scuola senza i precari può chiudere ma non si può rimanere precari a vita nella speranza dell’ennesima graduatoria che viene riempita in attesa del voto politico. Bisogna affrontare il problema subito. Alla politica, una risposta immediata, noi come sindacato le ricette le abbiamo pronte da tempo.

Concorso abilitati 2018. Dal Miur: imminente il decreto, ma sentenza su docenti di ruolo crea problemi enormi di gestione

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