Concorso 2016, tempo e modalità prove scritte non porteranno in cattedra i migliori. Lettera

di redazione
ipsef

In questi mesi si è parlato molto del concorso in atto del 2016. E nonostante l'ipocrisia della Ministra Giannini che sostiene che tutto procede bene e nei tempi previsti, le cose al contrario, vanno di male in peggio. 

In questi mesi si è parlato molto del concorso in atto del 2016. E nonostante l'ipocrisia della Ministra Giannini che sostiene che tutto procede bene e nei tempi previsti, le cose al contrario, vanno di male in peggio. 

Il problema centrale di questo concorso è stato, e continua ad essere, esattamente il tempo. Tempo sottratto ai precari che per abilitarsi,  attraverso il TFA o il PAS,  ne hanno buttato via a secchiate senza poter vedere riconosciuto il loro diritto ad entrare in prima fascia; tempo risicato per portare a termine una prova scritta in modo impulsivo su una tastiera: pochi minuti per leggere, elaborare e rispondere a domande complesse che per essere ben fatte meritavano di maggior tempo. Tempo rubato alle correzioni di queste prove scritte dove si chiede alle commissioni esaminatrici di correggere il più in fretta possibile per stare nei tempi pattuiti: entro settembre per dimostrare all'opinione pubblica di aver dato nuovi posti di ruolo.

E cosi' facendo si è pensato di fare una pesante selezione (siamo intorno al 50%) per recuperare tempo agli orali. Senza considerare che per quanto riguarda discipline come le lingue straniere la parte orale è importante tanto se non più dello scritto. Si tratta di lingue appunto utili per  comunicare, per "far cose" e raggiungere obiettivi come ci insegnano dal CoE  attraverso le famose funzioni comunicative e invece no.

Così accade che un insegnante uscito col massimo dei voti all'Università degli Studi di Milano, che il Ministero ha convocato per lavorare come esaminatore, che  ha insegnato per anni come professore universitario, scopre di essere stato fermato nel suo percorso concorsuale. Nessuna  possibilità  di dimostrare  anche all'orale le proprie competenze specifiche. Allora inizia in balletto delle telefonate giornaliere per chiedere l'accesso agli Atti e poter visionare la propria prova. Ma dall'alto si danno indicazioni di temporeggiare. E si rimane in attesa e si perde quotidianamente ulteriore tempo. Tanto a chi importa?

Siamo  tutti consapevoli della quantità di posti che solo quest'anno sono stati ricoperti da colleghi di terza fascia e che molti sono alla loro prima esperienza nella scuola, perché dunque una selezione così marcata nei confronti di insegnanti preparati, abilitati dallo stesso Ministero attraverso numerose prove scritte e orale dove si è fatta selezione in itinere  e con decennale esperienza? Perché non dare la possibilità ai colleghi di essere valutati in abilità diverse -come facciamo coi nostri alunni durante gli esami di licenza media e di maturità- soprattutto considerando le modalità asfissianti e imprevedibili in cui si è svolta la prova scritta?

E ora come al gioco delle carte del mercante in fiera si svelano i premi dei fortunati -ancora una volta non per forza i più bravi come si vuole far credere.

Ricordo una collega del PAS di due anni fa che dichiarava  di essere brava a scrivere ma non era in grado di parlare raggiungendo forse appena un livello B1 . Chissà se in qualche modo riuscirà ad entrare a insegnare la lingua straniera a tanti alunni.
La ministra Giannini dirà di aver  selezionato i più bravi docenti, ma chi lavora nella scuola da diversi anni a questa parte sa che la meritocrazia in Italia non esiste, perché non la si vuole davvero applicare. Quello che conta è mettere toppe qua e là in un sistema scolastico bucherellato e soprattutto risparmiare soldi e tempo sulle spalle dei lavoratori.

Però cara Giannini si ricordi che  la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi e che tutti i nodi vengono al pettine né può star certa.

Felice Spampanato

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