Concorsi secondaria con domande errate, dopo Anief pure il Tar vuole vederci chiaro

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Anief – Sui quiz errati proposti duranti gli ultimi concorsi per diventare docente, la previsione dell’Anief era giusta: con alcune ordinanze, emesse a fine giugno, il TAR ha chiesto al Ministero dell’Istruzione di fornire chiarimenti sulla formulazione di specifici quesiti (a risposta multipla, ma per vari motivi non corretti) in occasione del concorso per insegnanti nella scuola secondaria per ricoprire posti comuni e di sostegno. Il Tribunale amministrativo regionale vuole vederci chiaro, in particolare, su come sono stati formulati e considerati determinanti quei quesiti ai fini del superamento della prova.

Anief, che nei giorni scorsi aveva prima fatto conoscere quali erano i quesiti errati e definito questo genere di concorsi ‘una vera follia dell’inganno’, continua a chiedere all’amministrazione come è stato possibile proporre a decine di migliaia di candidati delle domande e risposte contenenti errori, refusi, mancate risposte corrette, con il risultato di dovere poi spiegare in tribunale i motivi di tutto questo. A testimonianza della gravità della situazione, addirittura in Veneto l’amministrazione ha preferito passare direttamente alla seconda fase concorsuale, dopo essersi resa conto del ricorso di massa a cui stava andando incontro. Ma ci sono anche casi che, per effetto della riformulazione dei punteggi, di candidati che si ritroveranno esclusi dal concorso anche nel caso abbiano già svolto la prova orale: una possibilità che Anief non vuole nemmeno prendere in considerazione, riservandosi di agire caso per caso qualora questa prospettiva dovesse effettivamente realizzarsi.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “avere proposto risposte errate, ambigue e discutibili, la dice lunga sul livello organizzativo dei concorsi per diventare docente nella secondaria di primo e secondo grado. Come avere messo in discussione lo stesso principio di ‘omogeneità’ previsto dalla normativa che regola le procedure concorsuali, al fine di ‘garantire il medesimo grado di selettività tra tutti i partecipanti’ (DD 23/2022, Art. 3, Comma 6), rappresenta un atto almeno di superficialità e di mancato rispetto per tanti aspiranti professori che da mesi, spesso anni, attendevano questo appuntamento per tentare di diventare docenti di ruolo nella scuola pubblica italiana”.

LA RICHIESTA DEL TAR

Proprio stamane, la stampa specializzata fa alcuni esempi, indicando “un quesito contestato formulato erroneamente, siccome non univoco, tale da legittimare due risposte alternative ed esatte, e, comunque, incerto, ambiguo e fuorviante”, per il quale il Tar ritiene “necessario, al fine del decidere, che l’amministrazione fornisca dei chiarimenti in merito ai quiz contestati dalla parte ricorrente”. Viene ricordato anche che “non è la prima volta che si ravvisano errori nella formulazione delle domande nei concorsi pubblici, ma questa è una delle poche volte dove il TAR chiede espressamente chiarimenti sul punto in modo così perentorio anche perchè quel quiz sarebbe stato determinante per il raggiungimento della soglia minima per il superamento del concorso”.

ALCUNI ESEMPI DI ERRORI

Solo per fare alcuni esempi, si pensi alla classe di concorso A01, Arte e Immagine, insegnamento presente nelle scuole secondarie di primo grado del turno T2; in Lombardia, fra le undici domande sbagliate dal ministero sulle cinquanta in totale, una in particolare colpisce: quella sullo schema geometrico formale all’origine della statua della Pietà michelangiolesca. La risposta fornita dal ministero sarebbe la “spirale”, mentre quella esatta è il sistema piramidale, schema geometrico utilizzato da Raffaello Sanzio e da altri artisti rinascimentali. Senza dimenticare che per la procedura selettiva per insegnare nelle discipline Stem non è stata data la possibilità di poter utilizzare semplicemente carta e penna.

In Puglia, invece, fra le domande errate proposte sempre dal Ministero per la classe di concorso AB24, Inglese nella scuola secondaria di 2°grado, e già segnalate dal professor Massimo Arcangeli, docente di Linguistica presso l’Università di Cagliari, c’è la seguente, dove si chiede, in base al Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue: “A quale dei seguenti livelli si riferisce il descrittore CEFR qui sotto riguardo il monologo sostenuto? Può chiaramente esprimere i sentimenti riguardo qualcosa di cui si è fatta esperienza ed esprimere le motivazioni che spieghino quei sentimenti”. Fra le risposte in elenco: A2, B1.1, C1 e B2.1, ci sarebbe quella che riguarda il descrittore presente nella domanda e che secondo il Ministero sarebbe il B1.1: sbagliato. Ma nessuna di quelle risposte è corretta, in quanto il descrittore citato corrisponde a un sottolivello diverso, il B1.2. È estremamente significativo che chi ha predisposto le domande non conosca benissimo il Common European Framework of Reference for Languages: Learning, Teaching, Assessment, CEFR, la tabella alla quale si fa “riferimento nel momento in cui si voglia descrivere o, meglio, valutare il livello di conoscenza di una lingua straniera. Il CEFR, infatti, non fa riferimento solo alla lingua Inglese, ma a tutte le lingue appartenenti alla Comunità Europea, ed è un sistema utilizzato dal 2001, una tabella importante nel quadro generale europeo.”

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