Concorsi scuola, poca attenzione ai docenti specializzati su sostegno. Lettera

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inviata da Kinzica Soldano – Gentili redattori di OrizzonteScuola, in risposta al vostro articolo del 29 marzo intitolato “Concorsi scuola, bandi possono essere pubblicati. E’ giusto farlo durante l’emergenza Coronavirus?”, vi propongo le mie riflessioni.

Sono una specializzanda per le attività di sostegno scolastico dell’Università degli studi di Bergamo a cui manca l’esame conclusivo del corso. Sono anche molto fortunata: ho superato i famosi 36 mesi di servizio che identificano i precari “storici” a cui vengono rivolte tutte le proposte agevolate da voi presentate nell’articolo sopracitato.
Mi preme portare alla luce una considerazione fondamentale: in nessuna proposta vi è mai attenzione ai docenti specializzati per le attività di sostegno didattico, gli unici insegnanti non abilitati, da cinque anni a questa parte, che hanno avuto la fortuna di ricevere una formazione specifica per l’insegnamento.
Mi preme sottolineare come sia la prima volta, per la scuola secondaria, in cui vengono proposte due diverse soluzioni concorsuali per la stabilizzazione basate sull’anzianitá di servizio rivolte a personale che ha avuto un’identica formazione specifica per l’insegnamento per il sostegno.
Nella selezione iniziale al CSS è stato conteggiato il servizio ed in alcune università questo è stato dirimente per l’ammissione. Durante la formazione all’interno delle aule universitarie ci siamo considerati pari, consapevoli che nel futuro lavoreremo insieme applicando quanto imparato, poiché è fondamentale una solida preparazione teorica e laboratoriale per consolidare e sviluppare prassi didattiche inclusive nei fatti. A livello normativo, infatti, l’unico titolo di studio per prestare servizio come docente per le attività di sostegno è quello della specializzazione, poiché solo con questo titolo si considera il docente in grado di disporre delle competenze speciali utili per affrontare al meglio la propria professione.
Con questo scritto non voglio negare l’importanza che deve essere attribuita a livello concorsuale al servizio, tutt’altro: vorrei invece sottolineare che non sia corretto discriminare ab origine, a causa del servizio, docenti che condividono la stessa formazione. Il servizio, esattamente come l’abilitazione, dovrebbe essere considerato un plus al concorso rivolto ai soli specializzandi e specializzati.
Per come sono progettati attualmente i concorsi, gli specializzandi e specializzati con 36 mesi di servizio potranno tentarne due (straordinario e ordinario), mentre quelli senza i 36 mesi servizio avranno soltanto la possibilità di provare l’ordinario.
Data l’attuale carenza di personale di ruolo specializzato, evidenziato dal numero di cattedre vacanti di diritto per il sostegno, e l’emergenza sanitaria in corso, mi domando il senso di avere due diverse procedure concorsuali anche per il sostegno, il cui unico effetto sarà quello di ritardare l’immissione in ruolo per chi concorrerà solo per l’ordinario.
Non è disponibile la percentuale di specializzandi che dispongono dei tre anni servizio: guardando al mio grado e al mio ateneo questa non è elevata. Ha senso quindi ritardare l’immissione in ruolo di personale formato e necessario che non dispone dei tre anni di servizio?
Se il valore della formazione universitaria specifica per l’insegnamento per il sostegno non viene valorizzato dalla Scuola, chi dovrebbe farlo?
È da considerare, infine, che molti miei colleghi (e amici) del CSS non dispongono dei tre anni di servizio o per motivi anagrafici o in quanto ex educatori con pluriennale servizio nelle scuole.
Sono consapevole che le tipologie concorsuali che saranno bandite a breve sono già state determinate. Queste riflessioni spero possano essere utili per il futuro, nell’ottica di promuovere quell’orgoglio di appartenenza alla categoria che non può essere spezzato da logiche meramente incentrate sull’anzianità di servizio.
 Cordialmente

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