Concorsi scuola, Granato: “Reclutamento per titoli e servizi? Una vera e propria sanatoria ingiustificabile contro l’interesse pubblico” [INTERVISTA]

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La senatrice Bianca Laura Granato (Alternativa c’è) è nettamente contraria all’ipotesi di un reclutamento tramite concorso per titoli e servizi. 

Come già accaduto per il concorso straordinario, Granato tuona contro l’ipotesi paventata anche per i concorsi ordinari.

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Senatrice Granato, oggi Boeri e Perotti su La Repubblica parlano di concorsi pubblici realizzati contro i neolaureati. Condivide la loro posizione?

“Sostanzialmente condivido la posizione di Boeri e Perotti e aggiungo che le procedure concorsuali servono per dimostrare le competenze possedute dai candidati e la valutazione dei titoli dovrebbe sempre avvenire a valle di una procedura selettiva con prove scritte e orali, non a monte, proprio per dare a tutti, giovani e meno giovani pari opportunità di superare la prova selezionando i candidati idonei sulla base delle competenze dimostrate”.

Quali sono le vere sfide che deve affrontare la Pubblica Amministrazione?

“Oggi le sfide che dovrà affrontare la pubblica amministrazione sulla gestione dei fondi del PNRR saranno dirimenti, per cui è indispensabile inserire nella Pa soggetti altamente qualificati e i titoli di servizio e culturali (questi ultimi ormai sul mercato da 10 anni) non sono un discrimine attendibile. Non ritengo che questa modalità individuata da Brunetta sia rispettosa del principio di uguaglianza e di pari opportunità contenuto nella Costituzione”.

Per la scuola, invece? Lei era già contraria al reclutamento per titoli e servizio per quanto riguarda il concorso straordinario…

“Per la scuola sono assolutamente contraria al reclutamento per titoli e servizio, perché i posti del concorso ordinario andrebbero anch’essi ai precari, per giunta a quelli che non hanno superato la procedura straordinaria o non l’hanno proprio svolta. Questo innanzitutto andrebbe contro l’interesse pubblico di avere in cattedra i docenti più preparati, poi eluderebbe sempre il principio derivato da quello di pari opportunità contenuto in Costituzione che massimo il 50% dei posti di un concorso pubblico possa essere destinato ad una procedura riservata”

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