Concorsi, perché devono accertare quello che già le Università hanno testato? Lettera


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Inviato da Giovanni Maccarrone – Sono stato per 40 anni un docente di elettronica nella scuola media superiore e oggi, più di ieri, sono indignato nel vedere la scuola pubblica italiana in mano a politici improvvisati,con scarse competenze e nessuna idea per il futuro.

L’enfasi sulla “grande rivoluzione” della didattica a distanza è propaganda politica e fa comodo a molte aziende del settore; ma è insopportabile per chi conosce le problematiche della funzione docente: alla base dell’insegnamento vi è la possibilità di valutare l’apprendimento degli allievi che è impossibile con la didattica a distanza. Durante le interrogazione e nella fase della correzione delle verifiche scritte, si valuta l’allievo che esprime il proprio impegno, mostra l’interesse per quello che ha studiato e mette in pratica conoscenze, idee e capacità che sono preziose al docente per calibrare l’azione didattica, per motivare, integrare e completare la formazione dei propri studenti. Nella didattica a distanza, i limiti oggettivi del mezzo tecnologico impongono che i compiti debbano essere facili da somministrare e i quesiti a risposta multipla sono l’ideale. Questi quiz andavano bene per programmi televisivi come “LASCIA O RADDOPPIA” e non servono a valutare competenze, abilità e intelligenza.

Purtroppo, come diceva lo scrittore inglese Terry Pratchett, “le idee folli e squilibrate hanno la fastidiosa tendenza a diffondersi e radicarsi” e oggi, questi quiz, sono utilizzati in tutti i concorsi da tutte le amministrazioni pubbliche e, quello che è più grave, anche dalle Università: perché sono comodi, si correggono automaticamente e favoriscono il commercio di banche dati.

Adesso, in piena pandemia, viene pubblicato un bando di un concorso a cattedra straordinario riservato ai docenti precari da valutare con una sola prova di 80 quiz in 80 minuti, in gran parte relativi ai contenuti della disciplina d’insegnamento. Ma un docente che ha una laurea magistrale, diversi master e spesso un dottorato di ricerca, che insegna alla scuola media, per quale motivo deve essere sottoposto ad una prova per accertare requisiti che hanno già ampiamente accertato le Università italiana?

Perché docenti che hanno sostenuto la scuola italiana in questi anni ,devono essere “impiccati” ad una prova di 80 minuti insidiosa, umiliante, che verrebbe svolta con l’apprensione di chi sa che il futuro della propria vita è legata a questo quiz (come direbbe Renzo Arbore)? Un docente deve avere il diritto di essere valutato per le competenze acquisite nella didattica della sua disciplina: per come si pone nei confronti dei sui studenti, per come organizza la sua azione didattica, per come sa argomentare e per come, a volte, è capace di mettersi in discussione. Non dobbiamo consentire che la scuola possa essere strumentalizzata e piegata alle convenienze di uno schieramento politico in nome di principi ideologici sgangherati e cialtroni.

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