Concorsi ordinari, quanta delusione per i neolaureati se i bandi venissero modificati. Lettera

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inviata da Giorgia Urso – Vi scrivo per manifestarvi l’amarezza che migliaia di aspiranti concorsisti provano nel leggere quanto previsto dall’art. 10 (Misure per lo svolgimento delle procedure per i concorsi pubblici) del D.l. 44/2021 (Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici).

La predetta disposizione stabilisce che le Pubbliche Amministrazioni debbano prevedere delle modalità semplificate di svolgimento delle prove concorsuali, tra le quali quella che desta maggiore scalpore è la “fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali”. È anche specificato che tra i titoli sono inclusi quelli di servizio.

Ora, appare chiaro come, in palese spregio dell’art. 77 della Costituzione che àncora l’adozione di decreti legge ai casi straordinari di necessità e urgenza, venga adoperato lo strumento della decretazione di urgenza per stabilire delle regole sui concorsi che nulla hanno a che fare con la grave situazione epidemiologica che il nostro paese sta attraversando.

Infatti, l’esigenza di elaborare misure idonee a contenere l’epidemia da Covid-19 giustifica sicuramente l’adozione di strumenti quali il decentramento delle prove concorsuali, l’utilizzo di apparecchiature informatiche, lo svolgimento delle prove all’interno di locali in grado di garantire le distanze di sicurezza tra i candidati, l’uso di mascherine da parte di questi ultimi, ma non di certo una riforma strutturale del sistema dei concorsi pubblici tramite la previsione di modalità di svolgimento delle procedure concorsuali palesemente lesive di principi di rilievo costituzionale, quali l’imparzialità e il buon andamento delle pubbliche amministrazioni e l’accesso alle stesse tramite concorso pubblico, previsti dall’art. 97 della Costituzione.

Invero, la previsione “a monte” di una fase di valutazione dei titoli, inclusi quelli di servizio, non consente ai giovani laureati e diplomati di accedere alle successive prove concorsuali e rappresenta una lesione del principio di non discriminazione pure per coloro che, già laureati da un po’ di tempo, non hanno comunque potuto acquisire per svariati motivi, soprattutto di carattere economico, gli ulteriori titoli di studio richiesti, quali ad esempio master e certificazioni di vario tipo.

In tal modo, a discapito di coloro che ambiscono ad entrare nel mercato del lavoro, verrebbero agevolati coloro che comunque un lavoro già lo hanno o che, avendo maggiori possibilità economiche di altri, sono riusciti ad acquisire vari titoli, in certi casi alimentando un riprovevole mercato di “acquisto” degli stessi che evidentemente avvantaggia i ricchi e svantaggia i meritevoli.

Peraltro, è abbastanza chiaro che la valutazione dei titoli, inclusi quelli di servizio, comporterebbe un invecchiamento e non un ringiovanimento delle P.A., a dispetto delle frequenti e, si spera, non vane dichiarazioni riguardanti il dovere della classe politica di dare un futuro ai giovani.

Inoltre, il suddetto art. 10, in virtù dello stato di emergenza, che si presume sarà protratto per qualche altro mese, autorizza le Pubbliche Amministrazioni, che abbiano già pubblicato dei bandi alla data di entrata in vigore del decreto legge di cui si discute e che non abbiano ancora svolto alcuna attività, a prevedere la predetta fase di valutazione dei titoli.

Ebbene, tale ultima previsione frustra in modo considerevole le legittime aspettative di migliaia di aspiranti dipendenti pubblici, i quali, basandosi sulle disposizioni dei bandi pubblicati da diverse P.A. già da molti mesi, in alcuni casi anche da più di un anno, hanno organizzato nel modo che ritenevano più opportuno il loro studio e le loro abitudini di vita, peraltro in un momento storico caratterizzato da enormi difficoltà, quale quello dell’emergenza sanitaria, che ormai dura da oltre un anno.

Costoro potrebbero assistere ad una lesione dei loro diritti, qualora le P.A. decidessero di modificare in corso d’opera i bandi già pubblicati prevedendo una fase di valutazione dei titoli che andrebbe ad escludere a priori, e quindi ancora prima dello svolgimento di una prova, coloro che non li posseggono.

Pertanto, appare chiaro come quanto previsto dall’art. 10 del d.l. 44 sia palesemente lesivo di diritti costituzionalmente garantiti.
Confido nel fatto che il lavoro di voi giornalisti possa dare voce alle preoccupazioni di migliaia di giovani in cerca di un futuro migliore.

Cordiali saluti.
Un’aspirante concorsista

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