Concorsi, i docenti abilitati TFA chiedono che venga valutato il merito

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Coordinamento Nazionale TFA – Il giorno 22 aprile 2020 sono state ammesse a parlare a un’udienza presso la commissione cultura in Senato più di sessanta associazioni di docenti precari per discutere delle problematiche della scuola e dei prossimi concorsi.

Vista così, sembrerebbe un’ottima cosa, vero? Peccato che fossero presenti quasi solo i rappresentanti dei docenti di terza fascia – pur avendo fatto richiesta di adesione non è stato concesso alla nostra associazione di partecipare all’audizione – e che la maggior parte degli interventi si sia limitata a condurre attacchi politici o a pretendere l’assunzione di suddetti docenti attraverso un “anno di prova abilitante”, evitando quindi anche quel minimo di selezione che sarebbe stata garantita dal concorso straordinario previsto per loro, senza minimamente affrontare o anche solo nominare i veri nodi da sciogliere.

Una richiesta, quella portata avanti da queste persone, assurda e priva di fondamento, oltretutto proposta in un’audizione organizzata proprio il giorno dopo la pubblicazione in gazzetta del decreto per il concorso ordinario (cose che, di fatto, privava di qualsiasi valore l’appellarsi alla mancanza di procedure di assunzione), con una tempistica quantomeno sospetta.

Una richiesta che rappresenta un insulto non solo nei confronti di tutti coloro che hanno affrontato procedure selettive, che si tratti delle prove di accesso al TFA o di quelle di un concorso, ma anche nei confronti degli studenti e delle loro famiglie (alcuni genitori già si sono espressi in tal senso: https://www.orizzontescuola.it/noi-genitori-siamo-preoccupati-per-un-eventuale-concorso-sanatoria-lettera/?fbclid=IwAR3uVdOkLzKRvAa3T45zZYxghULRM3MYI5QHhIQoaonnomX7zQ8jlziRp5s ). Studenti, che si troverebbero ad avere a che fare con docenti che pretendono di valutare ma che rifiutano di essere valutati a loro volta; se davvero passasse questa linea, manderebbero ai ragazzi il pericoloso messaggio che basta urlare e sbattere i piedi per ottenere qualcosa senza impegnarsi.

Contro ogni logica e ragionevolezza sembra che alcuni esponenti politici, cavalcando l’onda populista per cercare di accaparrarsi una manciata di voti in più, stiano pensando seriamente di accogliere queste richieste proponendo soluzioni svilenti per la figura del docente e antimeritocratiche, il tutto ignorando, ancora una volta, i reali bisogni di docenti e discenti, così come quelli della scuola nel suo complesso. Oltretutto, senza considerare che chi porta avanti queste istanze, nonostante urli e sgomiti, in realtà non rappresenta neanche tutti i docenti di terza fascia, visto che ci sono anche quelli, e non sono pochi, che un concorso serio lo vorrebbero affrontare e vorrebbero potersi sedere in cattedra a testa alta, consci di essersi guadagnati il ruolo che andrebbero a ricoprire, e che di certo non meritano di essere messi nello stesso calderone.

I docenti abilitati TFA si dissociano da queste richieste e da chi le porta avanti, concordano con i genitori che contro di esse si sono espressi e ricordano a suddetti politici che ci sono ancora docenti abilitati, sia mediante TFA che tramite il PAS, ancora in attesa di assunzione perché le graduatorie, in particolare in alcune regioni, sono sature.

Ricordiamo anche che, in base al decreto da loro voluto, tali docenti avevano solo due anni in cui avrebbero avuto diritto al 100% delle quote di assunzione, due anni che sono andati perduti a causa di colpevoli ritardi da parte dei vari USR incaricati delle procedure, dell’aggiornamento delle GAE e della mobilità straordinaria da loro voluta.

Ricordiamo altresì ai colleghi che avanzano queste pretese rinfacciandoci il transitorio, che chi si è abilitato tramite TFA aveva già superato una selezione durissima e che il transitorio stesso era stato pensato come “rimedio”, per quanto parziale, delle storture provocate dal non averne voluto riconoscere il valore concorsuale e dall’aver cambiato le regole del reclutamento docenti in itinere.

Facciamo presente che, nonostante l’elevata selettività del percorso abilitante seguito e nonostante questa selettività venga riconosciuta nelle graduatorie di istituto con un adeguato punteggio aggiuntivo, ciò non vale nelle graduatorie interne, pertanto un’immissione straordinaria come quella proposta sarebbe deleteria anche nei confronti dei docenti abilitati già assunti, visto che si vedrebbero paradossalmente scavalcati da docenti con anni e anni di servizio pre-ruolo che però non si sono mai sottoposti a nessuna selezione.

Infine, ma non è certamente l’ultimo dei problemi che andrebbero affrontati, si pone la spinosa questione del blocco quinquennale, blocco introdotto dopo l’emissione del bando di concorso e l’espletamento di una parte delle sue procedure, che ha portato all’assurda situazione per cui i docenti assunti prima della sua introduzione hanno diritto a chiedere la mobilità mentre quelli assunti tramite lo stesso concorso ma dopo l’introduzione del blocco, non hanno lo stesso diritto. Una tale situazione comporta una disparità di condizioni tra partecipanti allo stesso concorso, con un grave danno solo a carico di una parte. Uno scenario letteralmente senza precedenti.

Forse, cari politici, sarebbe bene che risolveste i problemi pregressi prima di crearne di nuovi, non credete?

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