Concorsi docenti senza parere CSPI? Scrima: pareri sono obbligatori, non si può inibire funzione

Perplessità espresse dal Presidente del CSPI, Francesco Scrima, relativamente alla volontà da parte del Ministero di dare il via ai concorsi senza aver ricevuto il parere.

“Forti perplessità sui contenuti e sugli effetti dei provvedimenti in via di emanazione” scrive Francesco Scrima, presidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, in  riferimento alla bozza del provvedimento riguardante le “Misure urgenti per gli esami di Stato e per la valutazione dell’attuale anno scolastico” pubblicata dalla nostra redazione.

Nelle bozze, ricordiamo, a seguito dell’emergenza sanitaria, il Ministero  vorrebbe cancellare l’obbligo di sottoporre al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione il parere sugli atti che riguardano la pubblicazione dei bandi dei concorsi a cattedra ordinario e straordinario.

Bozza che potrebbe andare all’esame con molta probabilità nella giornata di domani. “Fermo restando che nelle condizioni di straordinaria emergenza in atto attiene alle responsabilità dell’ Amministrazione utilizzare tutti gli strumenti idonei per un efficace governo del sistema scolastico, questo non può avvenire senza tenere nel debito conto le prerogative di organismi istituzionali investiti di una rilevante funzione di rappresentanza, né tanto meno in una loro cancellazione, inibendo l’esercizio di un ruolo partecipativo che si esprime attraverso i prescritti pareri obbligatori, ancorché non vincolanti”, fa notare Scrima.

“Queste prerogative, peraltro, dato il presente contesto di emergenza e limitatamente alla durata dello stesso – continua il presidente del Cspi – potrebbero essere esercitate attraverso il ricorso alla procedura d’urgenza, evitando soluzioni che si configurerebbero come vulnus nei confronti del massimo organo collegiale della scuola”.

“La mancata emanazione del parere sui concorsi – fa notare – è dovuta al fatto che la seduta convocata per il 4 marzo scorso non si è potuta svolgere per le numerose assenze, determinate dalle restrizioni imposte alla mobilità delle persone, tanto da non raggiungere il numero legale prescritto per la validità delle sedute. Va detto, peraltro, che a quella data l’Amministrazione non era in grado di predisporre le necessarie strumentazioni tecnologiche per garantire lo svolgimento di una seduta del Consiglio con modalità a distanza”.

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