Concorsi docenti, il nuovo Governo dovrà portarne avanti almeno tre. Anief: l’Europa chiede procedure per titoli

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Comunicato Anief – Il nuovo Governo è chiamato a portare avanti anche i concorsi docenti già avviati dalla Ministra uscente Lucia Azzolina: il concorso straordinario della scuola secondaria, l’ordinario infanzia e primaria e quello ordinario della scuola secondaria.

Lo scrive oggi Orizzonte Scuola, ricordando anche “le polemiche che hanno accompagnato il mandato dell’ex ministra pentastellata”, con “gli occhi dei precari e dei nuovi aspiranti insegnanti oggi puntati proprio sul nuovo esecutivo, soprattutto verso il nuovo inquilino di Viale Trastevere”. La rivista specializzata passa quindi in rassegna le tre procedure da portare a termine.

Anief ricorda che nel comparto dei docenti non ci sono mai state così tante cattedre vacanti, con oltre 250 mila posti assegnati quest’anno a supplenza. Lo scorso settembre solo poco più di 20 mila cattedre sono state assegnate per le immissioni in ruolo, meno di un terzo di quelle autorizzate dal Mef per via delle graduatorie senza più candidatiti. E a settembre si prevedono 35 mila pensionamenti. E nel frattempo i concorsi per l’assunzione a tempo indeterminato e una procedura per il conseguimento dell’abilitazione nella scuola secondaria, a causa dell’emergenza sanitaria, sono state fortemente rallentate: il concorso straordinario si dovrebbe concludere nella seconda decade di questo mese, come da Calendario ufficiale, mentre i concorsi ordinari sono ancora in alto mare: non sono state stabilite nemmeno le date delle prove preselettive. “È impossibile pensare che le assunzioni possano essere disposte dall’anno scolastico 2021/22”, scrive oggi Orizzonte Scuola. Senza contare che dei concorsi abilitanti all’insegnamento non si hanno più notizie.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “tutti i concorsi avviati e da avviare rimangono viziati da esclusioni illegittime, contro le quali stiamo agendo. Gli ordinari rimarranno presumibilmente fermi sino a quando il quadro epidemiologico non diventerà più rassicurante. A settembre, quindi, solo lo straordinario potrebbe portare in ruolo qualche docente. Ma le scuole possono permettersi il lusso di attendere ancora almeno un anno e mezzo? Evidentemente no. Servono corsi abilitanti periodici, senza numero chiuso, ma anche la riapertura annuale delle GaE e le assunzioni pure da graduatorie d’Istituto. Inoltre, dopo la recente presa di posizione del Comitato europeo dei diritti sociali, che ha accolto il reclamo collettivo n. 146/2017, presentato da Anief contro lo Stato italiano per violazione dell’articolo 1, paragrafo 2, della Carta sociale europea, il Governo dovrà ora prevedere nuovi concorsi per titoli per evitare una dura condanna dall’Europa. Non è più accettabile che una maestra che ha vinto il concorso 20 anni fa è ancora precaria, ma anche che decine di migliaia di diplomati magistrale, addirittura con l’anno di prova superato, continuano a stare al palo”.

CONCORSO STRAORDINARIO

Per quanto riguarda il concorso straordinario scuola secondaria, ricordiamo che la procedura era partita ad ottobre scorso e bloccata a novembre a causa della pandemia. È stato sbloccato proprio pochi giorni fa dall’ultimo Dpcm: “È possibile lo svolgimento in presenza delle prove concorsuali selettive, con un numero di candidati non superiore a 30 per ciascuna sessione o sede di prova”, recita il Dpcm del 14 gennaio.

Adesso, non resta che ultimare gli ultimi 4 giorni di prove: queste si svolgeranno fra il 15 e il 19 di febbraio, con una media di 10 candidati per aula, dunque nei limiti previsti dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 14 gennaio 2021.

L’obiettivo di Lucia Azzolina era quello di avere tutti i vincitori entro settembre 2021, allo scopo di poterli già avere a disposizione a partire dal prossimo avvio di anno scolastico. Il nuovo Ministro sarà consapevole che si tratterà di una corsa contro il tempo data la pandemia e i tempi tecnici di concludere una procedura concorsuale, nonostante questa sia “semplificata”.

CONCORSI ORDINARI: INFANZIA, PRIMARIA E SECONDARIA

Molto attesi anche i concorsi ordinari infanzia, primaria e secondaria: da mesi è tutto bloccato, con una situazione ferma al 31 luglio 2020. L’idea della ministra Azzolina era quella di far partire le procedure subito dopo il concorso straordinario. Strada che appare più che evidente che farà il nuovo Ministro. Ricordiamo che non è possibile cambiare regione o inserire diversa classe di concorso né è tantomeno permesso ai neolaureati della sessione autunnale di presentare la domanda.

Appare inoltre evidente come le immissioni in ruolo per i futuri vincitori non potranno che iniziare non prima del 2022.

La prima operazione degli Uffici Scolastici sarà quello di stabilire, in base al numero delle domande pervenute, per ogni classe di concorso e regione, se sarà necessaria o meno la preselettiva per i due concorsi ordinari.

Ricordiamo infatti che la prova preselettiva si svolgerà infatti qualora a livello regionale e per ciascuna distinta procedura, il numero dei candidati sarà superiore a quattro volte il numero dei posti messi a concorso e, comunque, non inferiore a 250.

CONCORSO STRAORDINARIO SOSTEGNO

Ancora tutto strutturare, c’è grande attesa anche per il concorso riservato agli specializzati sul sostegno: la legge di Bilancio 2021 infatti prevede un piano pluriennale di immissione in ruolo di 25 mila docenti di sostegno da un lato, e una innovativa procedura concorsuale per reclutare docenti specializzati sul sostegno, dall’altro. Sarà un decreto del Ministro dell’Istruzione a disciplinare la nuova procedura, che comunque avrà cadenza biennale.

CONCORSO DI RELIGIONE CATTOLICA

Il nuovo Ministro dovrà anche pensare al concorso di religione cattolica:  il 14 dicembre 2020 è stata siglata l’intesa fra il Ministero dell’Istruzione e la CEI per far partire il nuovo concorso di religione cattolica, previsto dall’articolo 1-bis della legge 159/19. Il requisito principale di accesso è il possesso per i candidati della certificazione dell’idoneità diocesana: “è prevista la certificazione dell’idoneità diocesana di cui all’articolo 3, comma 4, della legge 18 luglio 2003, n. 186, rilasciata dal Responsabile dell’Ufficio diocesano competente nei novanta giorni antecedenti alla data di presentazione della domanda di concorso”.

Tuttavia, il testo dell’intesa ricorda che i posti messi a bando nella singola Regione per il “personale docente di religione cattolica, in possesso del riconoscimento di idoneità rilasciato dall’Ordinario diocesano, che abbia svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, nelle scuole del sistema nazionale di istruzione” corrispondano a quanto stabilito dall’articolo 1-bis, comma 2, del decreto-legge n. 126 del 2019“. La legge specifica infatti che dei posti messi a concorso, una quota non superiore al 50 per cento potrà essere riservata al personale docente di religione cattolica, sempre in possesso del riconoscimento di idoneità diocesana, che abbia svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, nelle scuole del sistema nazionale di istruzione.

I CONCORSI ABILITANTI

“Scompare al momento dal radar – scriveva qualche giorno fa Orizzonte Scuola – il concorso definito abilitante, cioè la procedura per docenti con tre anni di servizio anche nelle scuole paritarie e/o IeFP, ai fini dell’abilitazione all’insegnamento. Si presuppone che possa svolgersi subito dopo lo straordinario (in modo che vi possano partecipare anche coloro che non supereranno lo straordinario, se hanno presentato la domanda), ma dal Ministero” non vi è “ancora nessun riferimento”. Si ricorda che “l’abilitazione è valida per tutto il territorio nazionale e servirà per l’iscrizione nelle graduatorie provinciali per le supplenze (si può scegliere provincia di qualsiasi regione, senza alcun legame con il concorso), oltre che per lavorare nelle scuole paritarie”.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE

Secondo Marcello Pacifico, leader dell’Anief, una delle priorità da affrontare sul reclutamento “rimane quella di trasformare in organico di diritto di decine di migliaia di cattedre ancora oggi furbescamente collocate in quello di fatto. Gli 80 mila posti di sostegno liberi ma in deroga sono l’esempio di questa filosofia che antepone i risparmi pubblici, sulla pelle dei supplenti, alla funzionalità del servizio formativo scolastico. Non ci stiamo a questo gioco. Ancora di più perché si continua ad aggirare la direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell’UE sulle immissioni in ruolo automatica di chi svolge 36 mesi su posto libero: non c’è da meravigliarsi, poi, se poi se si allargano a macchia d’olio i ricorsi al giudice del lavoro, per recuperare l’indennizzo equo per il danno arrecato”.

Anief, infine, si oppone allo stallo dei concorsi e al blocco del reclutamento con delle proposte, a partire dall’allestimento di corsi abilitanti periodici, senza numero chiuso. Serve poi la riapertura annuale delle Graduatorie ad esaurimento, ma anche la trasformazione dei concorsi straordinari in non selettivi, così da permettere a tutti i supplenti di parteciparvi, prevedendone stavolta uno anche per la scuola dell’infanzia e primaria, per gli insegnanti di religione cattolica (ancora di più dopo l’intesa di dicembre tra Cei e ministero dell’Istruzione) e per gli educatori.

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