Concorsi docenti, Aprea (FI): prove in autunno, proprio quando si organizza la scuola post- Covid

“Oltre 76mila richieste di partecipazione al concorso ordinario per la scuola dell’infanzia e per la primaria, ben 430mila per quello della scuola secondaria di primo e secondo grado. Valutando questi dati, Forza Italia esprime preoccupazione da un lato e sgomento dall’altro.

La preoccupazione riguarda i tempi di effettuazione delle prove concorsuali. Già a marzo avevamo invitato il governo a rinviare operazioni amministrative che avrebbero potuto compromettere l’ordinario avvio di anno scolastico già di per sé molto problematico.
Ora, il ministro invece conferma di volerle effettuare in autunno, proprio quando dirigenti e docenti saranno tutti impegnati a risolvere il busillis dell’organizzazione scolastica post-Covid stretta tra rigidità del paternalismo centralistico fintamente compassionevole e scarico drammatico di responsabilità sulle periferie (scuola, enti locali, famiglie).
Come farà l’amministrazione a cooptare dirigenti e docenti per le migliaia e migliaia di commissioni necessarie per lo svolgimento dei concorsi? Delle due l’una: o dovranno dedicarsi ai concorsi o trascurare questi in nome delle tante e imprevedibili esigenze scolastiche e sanitarie.

Lo sgomento riguarda le modalità previste per la selezione dei nuovi docenti che occuperanno i prossimi 30-40 anni scolastici.
Alla Ministra Azzolina, che dichiara soavemente che questi numeri sono dovuti al fatto che non c’è stata regolarità nei bandi negli ultimi anni, facciamo notare quanto avevamo già più volte ribadito in Parlamento ad un Governo che vive solo di emergenze reali o supposte tali.
Questi numeri sono, in realtà, la necessaria conseguenza delle nuove norme di formazione e selezione dei docenti, introdotte all’inizio di questa legislatura dal primo governo Conte. In maniera improvvida infatti, per partecipare ai concorsi secondo queste norme basta aggiungere 24 CFU di generiche discipline pedagogiche ai percorsi universitari ordinari per partecipare ai concorsi per l’insegnamento.

Insomma, per cancellare i percorsi specialistici troppo lunghi previsti dalla legge 107/2015, ma senza introdurre, come avevamo proposto, le lauree magistrali specifiche per l’insegnamento, qualsiasi laureato, di qualsiasi disciplina con poco sforzo e magari in assenza di attitudini specifiche ed autentiche motivazioni professionali, con i 24 CFU, può diventare docente per sempre.

Ritorniamo così ai mega concorsi ordinari del secolo scorso, che tanti disastri qualitativi hanno determinato sul piano psicopedagogico-didattico perché alla fine risultano più atti amministrativi, che di selezione delle competenze professionali di base per insegnare così come insistentemente da 15 anni viene richiesto dall’Europa.
Per non parlare poi dell’età delle candidate e dei candidati (pochi) per la scuola dell’infanzia e primaria. Assumere docenti che hanno una media tra i quaranta e cinquanta anni significa non effettuare un vero e proprio ricambio generazionale e condannare la scuola italiana a continui concorsi riservati per i supplenti da almeno tre anni. Insomma un disastro non solo per la scuola che abbiamo ma anche e soprattutto per quella che avremo e sulla quale avremmo dovuto fare investimenti innovativi e di qualità sia nella formazione iniziale, sia negli strumenti di selezione all’ingresso sia, infine, di sviluppo di carriera dei docenti”.

Lo afferma in una nota Valentina Aprea, deputata di Forza Italia e responsabile del Dipartimento Istruzione del movimento azzurro.

Vietina (Forza Italia): “Disastro concorsone per i docenti: sbagliate modalità, tempi e obiettivi. Azzolina nuovamente bocciata”

76mila domande di partecipazione al concorso per la scuola dell’infanzia e per la primaria, 430mila per quello della scuola secondaria di primo e secondo grado, prove concorsuali in autunno, criteri di ammissione ai concorsi prive di senso: il disastro della scuola italiana è all’orizzonte e si avvicina a grandi passi. Partiamo dal fondo: per partecipare i concorsi, secondo le nuove norme di formazione e selezione dei docenti basta aggiungere 24 CFU di generiche discipline pedagogiche a un qualsiasi percorso scolastico. Questo significa che qualunque laureato, a prescindere dal percorso, dall’indole, dalla predisposizione all’insegnamento, può, con il minimo sforzo ottenere i requisiti per cercare di conquistare una cattedra su cui siederà per i prossimi 30 anni almeno. Che fine fanno, in questo quadro, le competenze professionali di base per insegnare così viene richiesto dall’Europa da oltre 15 anni? Non sono bastate le generazioni dei “concorsoni” dove orde di persone per nulla motivate all’insegnamento partecipavano con la sola speranza del “posto fisso”? Non abbiamo martoriato già a sufficienza la scuola pubblica con tanti insegnanti poco preparati e demotivati? C’è poi il problema concreto dell’età degli insegnanti candidati all’accesso alla scuola dell’infanzia e primaria: assumere un piccolo esercito di 40-50enni significa non effettuare un ricambio generazionale e condannare il sistema scolastico a continui concorsi riservati a supplenti. Dulcis in fundo, la data di svolgimento delle prove concorsuali è ancora da fissare ma sappiamo che il ministro intende fissarla in autunno, quando docenti e dirigenti scolastici saranno nel pieno della difficile gestione quotidiana dell’organizzazione scolastica nell’era del post-covid. Vorrei chiedere al ministro Azzolina dove pensa di trovare dirigenti e docenti per le commissioni necessarie allo svolgimento dei concorsi: in una situazione di organici già insufficienti a tal punto da richiedere questi mega-concorsi, come sostituiremo le migliaia di figure che saranno impegnate in commissione? Citando Gino Bartali, un grande sportivo caro a tutti gli italiani, “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”. Così Simona Vietina, parlamentare di Forza Italia e sindaco di Tredozio (FC)

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