Concorsi, chi non raggiunge 7/10 alla prova scritta dello straordinario finisce nel calderone di quello ordinario. Lettera

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Vincenzo Santaniello – Egr, Ministro dell’ Istruzione, on. L. Fioramonti Chi le scrive è un precario storico della scuola, in particolare un docente della ben nota III fascia delle graduatorie di istituto, con 7 anni di insegnamento nella scuola pubblica, e diverse esperienze nella didattica, sia in Italia che all’estero.

Le scrivo perché , secondo me, ancora una volta la questione del precariato storico è stata affrontata in maniera poco consona, e mi riferisco in particolar modo ai concorsi di reclutamento, i cui bandi, almeno da quel che si legge dai giornali, dovrebbero uscire in questi mesi.

Il concorso straordinario, che in parte prevede ciò che era stato parzialmente annunciato prima di agosto con un patto firmato dai sindacati e dall’ ex ministro dell’istruzione Bussetti, presenta dei punti negativi a mio avviso per il precariato storico: 24.000 docenti da ammettere tra le fila dei vincitori, quando invece, come lei ben sa, i precari storici sono più del doppio, con una prova di cui ancora poco si sa, la computer based, e che comunque, inevitabilmente, comporterà l’esclusione di tanti colleghi e come lei ben potrà immaginare, non solo per la componente merito, anzi.

Lei ha spesso affermato che nella sua carriera ha dovuto emigrare, per poter insegnare e quindi trovare finalmente una gratificazione ai tanti anni di esperienza. Ha sempre puntualizzato che i sacrifici fatti sul campo spesso in Italia non vengono valorizzati.

Con il concorso straordinario, e di seguito con quello ordinario, verranno tagliati fuori migliaia di docenti che hanno insegnato per anni e anni nella scuola pubblica italiana, hanno firmato pagelle, diplomi, fatto esami, hanno insomma lavorato affinché la scuola pubblica andasse avanti in tutti questi anni, al pari di tanti colleghi abilitati e stabilizzati.

Perché adesso disattendere quelle premesse pattuite già prima di agosto, ovvero per esempio la valorizzazione di tali profili attraverso dei PAS?

Perché puntare subito a questi concorsi che , come dicevo prima, inevitabilmente porteranno ad un notevole numero di “esodati”,i precari storici, scavalcati poi da giovani laureati che , col concorso ordinario, senza aver mai insegnato un anno, senza aver toccato con mano la scuola pubblica italiana, riusciranno invece a raggiungere il traguardo della stabilizzazione?

Valorizzare l’esperienza, veniva affermato. Bene, ma così ne esce fuori un reclutamento con molti punti iniqui. Pensiamo ad esempio anche al punto in cui se col concorso straordinario un precario storico non riuscisse , benché idoneo, ad entrare fra i vincitori che completeranno poi l’anno di abilitazione. Il decreto per ora recita che tali idonei potranno completare l’anno di abilitazione, se e solo se, avranno conseguito i 24 CFU e un contratto di supplenza annuale in essere, cioè fino al 30/06/2020. Non le sembra che a quel precario storico stiamo dicendo che “la sua esperienza” in realtà passa in secondo piano in tal senso?

On. Ministro Fioramonti, confido nel buonsenso di una persona quale lei, che ha alle spalle sacrifici, formazione ed esperienze sul campo e all’estero, per rivedere tale forma di reclutamento. Confido nel fatto che non disattenda le giuste osservazioni fatte da tanti colleghi di 3a fascia sulla valorizzazione dei loro anni.

Chi le scrive, oltre ad una laurea con cui ha potuto svolgere in questi anni lo stesso, identico , lavoro di colleghi stabilizzati nella scuola, ha inoltre un dottorato di ricerca, altro tema spinoso in Italia, con vari anni di esperienza all’estero, sia per quanto riguarda la ricerca che la didattica. In questi 7 anni di esperienza personale nella scuola pubblica italiana, in una sola occasione, nell’a.s. 2014/2015, mi si è presentata l’opportunità di “abilitarmi” come docente , ovvero con il concorso TFA 2014/2015 appunto. In 7 anni, solo un’opportunità per la III fascia.

On.Ministro Fioramonti, riveda davvero il sistema di reclutamento italiano, ma innanzitutto, ridia dignità e vero valore ai tanti anni di esperienza nella scuola pubblica italiana. Non abbandoni me e tanti colleghi come me di III fascia – mi lasci passare questo termine- “gettandoci” in un unico calderone assieme ad aspiranti docenti che ancora non hanno svolto la gavetta pluriennale quale quella dei docenti di III fascia attuali.

Cordialmente

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