Concorsi abilitanti, Anief: bene ma pensare anche a precari di terza fascia

di redazione
ipsef

item-thumbnail

comunicato Anief – La Legge di Bilancio stravolge il sistema di selezione e formazione degli insegnanti: nella versione definitiva, limata sino all’ultimo momento, che stamane arriverà in Parlamento, viene di fatto scardinato il decreto legislativo 59/17 della Buona Scuola – su riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria -, con la soppressione del concorso riservato ai precari non abilitati con 36 mesi, i quali potranno accedere soltanto al 10% dei posti del nuovo concorso ordinario, con due prove scritte e una orale, che quindi sostituisce il FIT introdotto appena tre anni fa con la Legge 107/2015.

Una delle novità più rilevanti del nuovo reclutamento previsto dal governo Lega-M5s è proprio questa: l’introduzione dei posti riservati per i precari storici che abbiano svolto, nel corso degli otto anni scolastici precedenti l’avvio delle procedure concorsuali, almeno tre annualità di servizio, anche non successive su posto comune o di sostegno, presso le istituzioni del sistema educativo di istruzione e formazione: un decimo dei posti messi a bando verrà riservato quindi a loro. Gli stessi precari, inoltre, potranno partecipare alle procedure concorsuali senza aver conseguito i 24 CFU, per una tra le classi di concorso per le quali abbiano maturato un servizio di almeno un anno. Viene poi meno la titolarità per ambito territoriale, con i docenti che torneranno ad essere assegnati ognuno alla propria scuola di titolarità.

Niente idonei per il sostegno ma graduatorie biennali per i soli posti banditi. In pratica, per diventare docente di sostegno, le prove d’esame saranno due: in quella scritta, in particolare, l’obiettivo sarà quello di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato sulla pedagogia speciale, sulla didattica per l’inclusione scolastica e sulle relative metodologie. Si prevede anche la conoscenza di una lingua straniera europea, almeno di livello B2. Inoltre, le commissioni d’esame dovranno appurare le competenze didattiche dei candidati docenti nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Mentre la graduatoria a fine concorso sarà composta da un numero di soggetti pari, al massimo, ai posti messi a concorso e le graduatorie avranno valenza biennale pertanto non ci saranno idonei.

Dall’esame delle bozze che stanno per essere consegnate ai parlamentari, inoltre, cambiano anche i titoli per l’accesso al concorso che torna a diventare abilitante: servirà di certo la laurea, con i 24 crediti formativi in discipline antropo –psico–pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche. Sono inoltre previsti esoneri per chi è già in possesso di abilitazione. Il superamento delle prove concorsuali comporterà l’automatica acquisizione dell’abilitazione all’insegnamento, per le medesime classi di concorso per cui si partecipa.

Un’altra novità introdotta dalla manovra economica è la soppressione delle parole “Non è ripetibile” relativo all’anno di formazione iniziale e prova: viene reintrodotta, giustamente, la possibilità di replicarlo in caso di valutazione negativa, quasi sempre dovuta a sopraggiunti problemi personali di varia natura. Nel frattempo, in candidato rimane inserito nelle graduatorie a esaurimento o d’istituto. Ricordiamo che la valutazione positiva del percorso di formazione iniziale e prova è indispensabile ai fini dell’immissione in ruolo

Entra in vigore, però, anche un discutibilissimo limite temporale alla mobilità del docente neo-assunto: l’insegnante vincitore del concorso appena immesso in ruolo, infatti, “è tenuto a rimanere nella predetta istituzione scolastica, nel medesimo tipo di posto e classe di concorso, per almeno altri quattro anni, salvo” che si trovi nelle condizioni di soprannumerarietà o sia possessore delle agevolazioni sulla disabilità legate alle Legge 104/92.

Il commento e le richieste di modifica del sindacato

Anief plaude alla riduzione ad un’annualità del percorso triennale del Fit e al ritorno ai concorsi, ma denuncia l’abbandono dei 200 mila precari storici della terza fascia delle graduatorie d’istituto che insegnano nelle nostre scuole. E, in generale, si rammarica per la sostanziale indifferenza del provvedimento verso il tema del precariato, alla luce anche della bassissima percentuale di posti loro riservati.

A questo proposito, il giovane sindacato annuncia di voler presentare emendamenti in Parlamento, durante l’iter di conversione del testo, per riaprire le GaE a tutto il personale abilitato, estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto laddove le graduatorie sono esaurite, stabilizzare i precari su tutti i posti vacanti e disponibili. Inoltre, Anief intende invitare la maggioranza parlamentare a presentare tutte le proposte inserite nei disegni di legge di iniziativa parlamentare per trasformare i posti in deroga di sostegno in organico di diritto, prevedere l’aumento del tempo pieno e prolungato al Sud, rideterminare il rapporto alunni-docenti. Chiede poi di ripristinare insegnamento per moduli nella primaria, dell’inglese e dell’educazione motoria, introdurre insegnamento del diritto nelle superiori.

Sempre Anief, infine, ritiene irragionevole la distinzione di un diverso utilizzo delle graduatorie di merito tra posti curricolari e di sostegno. Come si oppone con fermezza alla previsione del blocco quinquennale, vigente soltanto per un biennio nel nostro ordinamento (2011/2013) riservato ai neo-assunti: si tratta di una modalità punitiva, peraltro incostituzionale, che non trova giustificazione alcuna e che va assolutamente eliminata.

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione