Con la laurea maggiori possibilità di lavoro. Senza titoli lavora 1 su 3

di Antonio Casa

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Studio Istat: sei giovani con titolo terziario su 10 trovano occupazione entro tre anni dalla tesi. Diplomati un gradino sotto, chi abbandona gli studi è tagliato fuori: lavora solo 1 su 3. Stabili gli abbandoni scolastici

In Italia, più si studia e maggiori sono le probabilità di trovare un lavoro, anche se nel mezzo esistono tante variabili. Maggiori invece le certezze su chi abbandona la scuola: fa più fatica a trovare un’occupazione rispetto a dieci anni fa. Mentre al Miur ci si domanda sul futuro della discussa modalità didattica dell’alternanza scuola-lavoro, pochi giorni fa l’Istat ha reso noto il rapporto su “Livelli di istruzione della popolazione e ritorni occupazionali”, aggiornato al 2017.

Dati in crescita, ma in ritardo rispetto a media Ue

Dal 2008 al 2017 la quota di popolazione con almeno il diploma secondario superiore è in deciso aumento. Più contenuta, rispetto alla media europea, è invece la crescita della quota di popolazione con un titolo terziario (lauree, diplomi universitari, master, specializzazioni). Tradotto: si stima che il 60,9% della popolazione di 25-64 anni abbia almeno un titolo di studio secondario superiore; valore distante da quello medio europeo (77,5%). Sulla differenza pesa in particolare la bassa quota di titoli terziari: il 18,7% in Italia, mentre la media Ue è del 31,4%.

Grado di istruzione e lavoro

Tra i giovani che hanno concluso il percorso di istruzione e formazione da non più di tre anni, nel 2017 il tasso di occupazione è stimato al 48,4% per i diplomati (74,1% media Ue) e al 62,7% per chi ha un titolo terziario (84,9% media Ue). Da queste percentuali si deduce che la forbice fra occupati italiani e media europea con titolo terziario è più stretta rispetto alla stessa fra diplomati. Quindi laurea e similari garantiscono maggiori possibilità di trovare lavoro entro tre anni dalla discussione della tesi.

Scuola addio”: lavora 1 giovane su 3

Invece, tra chi ha abbandonato precocemente gli studi lavora meno di un giovane su tre, pari al 31,5%. Quota stabile negli ultimi tre anni, scrive l’Istat che avverte: nel 2008 fra chi aveva abbandonato la scuola lavorava un giovane su due.

Il dettaglio: donne più istruite

Il livello di istruzione delle donne, come da alcuni anni a questa parte, risulta più elevato di quello maschile: il 63,0% ha almeno un titolo secondario superiore (contro 58,8% degli uomini) e il 21,5% ha conseguito un titolo di studio terziario (contro 15,8% degli uomini). Non solo: i livelli di istruzione femminili aumentano più velocemente di quelli maschili.

Meno diplomati fra i ragazzi stranieri

Contrariamente a quanto accaduto in altri paesi europei, negli ultimi dieci anni, in Italia, la quota di stranieri in possesso almeno del titolo secondario superiore si è molto ridotta e al tempo stesso non è aumentata la quota di chi ha un titolo terziario. L’abbandono scolastico precoce è molto più rilevante tra gli stranieri rispetto agli italiani (33,1% contro 12,1%). Tuttavia – rileva il rapporto – dal 2008 ad oggi, proprio tra gli stranieri si è registrato il miglioramento più consistente.

Abbandoni

A proposito di abbandoni scolastici. Nel 2017, la quota di 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi è stato stimato al 14,0%; per la prima volta dal 2008 il dato non ha registrato un miglioramento rispetto all’anno precedente. Forti in questo caso le differenze territoriali, che non accennano a diminuire: 18,5% nelle regioni del Mezzogiorno, 10,7% in quelle del Centro, 11,3% in quelle del Nord.

30-34enni

Nel 2017, la quota di 30-34enni in possesso di titolo di studio terziario è pari al 26,9% (39,9% la media Ue). Nonostante un aumento dal 2008 al 2017 di 7,7 punti l’Italia è la penultima tra i paesi dell’Unione. Per ridurre il divario del livello d’istruzione con l’Europa serviranno ancora anni. Tre italiani su dieci sono laureati, tra gli stranieri uno su dieci.

Buone notizie

La quota di giovani con medio e alto titolo di studio che non studiano e non lavorano è in deciso calo negli ultimi tre anni, mentre è minimo il decremento dei cosiddetti Neet tra i giovani con la più la scuola secondaria superiore (dal 23,9 al 23,4%).

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