Con il vincolo quinquennale pensare al ruolo dà solo angoscia. Lettera

Lettera

inviata da Consuelo Della Vedova – Onorevole Ministra Azzolina, Le scrivo – personalmente ma, sono certa, a nome di tutti i docenti precari – per chiederLe di prendere seriamente in considerazione la possibilità di abolire il vincolo quinquennale nella sede di titolarità in cui si prende il ruolo.

Sono una docente di filosofia come Lei e adoro il mio lavoro: da 11 anni lo svolgo con passione, entusiasmo e sacrificio e sono addirittura felice della possibilità che mi è stata concessa – dal precariato – di fare esperienze variegate, di conoscere tanti studenti e colleghi diversi, in differenti scuole e sempre nuove città. 

Naturalmente mi sarebbe piaciuto potermi abilitare subito dopo la laurea (ma non c’era il modo, essendomi laureata nel 2008/2009) o passare il concorso del 2016 (che ho perso per un soffio), tuttavia cerco sempre di guardare il lato positivo delle cose e quindi dico che fino ad oggi è andata bene così.

Onestamente però, a seguito delle ultime novità in merito al concorso 2018 (da me sostenuto per altro in piena gravidanza…), faccio davvero davvero un po‘ fatica a mantenere il buonumore.

Sono laureata e plurispecializzata, abilitata dal 2013, ho sostenuto 3 concorsi e ancora non sono di ruolo, ma come già detto questo non è importante: non è così importante se comunque riesco a svolgere il lavoro che amo – anche con molte meno tutele rispetto ai miei colleghi di ruolo e alle altre mamme di ruolo – senza dover scegliere tra il mio lavoro e la mia famiglia.

Ho 36 anni, un compagno, una bambina di 16 mesi. Lavoro da precaria della scuola da 11 anni e di ingiustizie ne ho subite tantissime in questo percorso, come Lei forse potrà immaginare, ma sono sempre andata avanti: niente ha mai fermato la mia volontà di essere insegnante e la mia fiducia nel fatto che “anche io mi sarei sistemata bene”.

Ci sono discrete probabilità che il prossimo settembre mi venga offerto il ruolo e dovrei essere felice per un traguardo importante finalmente raggiunto, tuttavia non riesco ad esserlo perché probabilmente sarò costretta a rifiutarlo – come lo hanno rifiutato altri colleghi – dato che fatico a pensare di stare per 5 anni a Sondrio, Varese o nella migliore delle ipotesi Milano, abitando nella provincia di Mantova. E non posso nemmeno pensare di far cambiare lavoro al mio compagno o di tenerlo lontano da sua figlia per 5 anni. Uno mette in conto di fare enormi sacrifici per un anno magari, ma 5 no, 5 sono tantissimi.

A dire il vero trovo assurdo che si possa anche solo pensare ad un vincolo del genere: come Lei ben sa nella nostra graduatoria non siamo soprattutto 20enni desiderosi di fare nuove esperienze, bensì soprattutto 40enni: abbiamo delle famiglie, il mutuo da pagare, delle vite faticosamente impostate e radicate dopo tanti anni di “vagabondaggio” e “ricerca di sé” (almeno nel mio caso).

A differenza di quanto spesso si dice, io non penso che gli insegnanti siano trattati male perché guadagnano poco: ho svolto lavori in cui guadagnavo anche meno e ho amiche carissime che guadagnano molto meno.

Credo che gli insegnanti siano trattati male proprio per questo motivo: perché non c’è rispetto per loro e per le loro famiglie, dunque per le loro vite.

Il percorso per diventare insegnante è durissimo o comunque lo è stato per chi si è laureato in una disciplina come filosofia quando le Sils erano già chiuse, ma concluderlo con una graduatoria regionale col vincolo quinquennale è proprio la ciliegina sulla torta che non ci meritiamo.

Il lavoro è fondamentale, ma ci sono cose molto più importanti ed è tremendo che dopo tanto impegno un docente debba essere triste di un tale traguardo raggiunto. Ho odiato il concorso su base regionale (e ne ho fatti 2) perché sapevo che avrebbe posto le basi per questo tipo di reclutamento che trovo tra l’altro anticostituzionale perché – per dirne solo una – io no, non posso “svolgere il mio ruolo essenziale di madre” a 200 km da mia figlia.

Gli studenti hanno indubbiamente diritto alla continuità, ma a mio parere la si deve trovare in altro modo perché i ragazzi hanno anzitutto bisogno di docenti che siano sereni e credo che su questo potrebbero darmi ragione tutte le classi che ho avuto sin qui. I ragazzi non ne possono più di professori abbrutiti e frustrati, spesso invocano un nuovo docente come aria fresca.

Siamo così immersi negli ingranaggi della nostra società malata che forse non ce ne rendiamo conto, ma immagini se un docente al quinto anno di vincolo si ammalasse di un male incurabile: come valuterebbe gli ultimi 4 anni della sua vita nel caso in cui fosse dovuto restare – non per sua scelta – lontano dalla sua famiglia e dalla sua casa?

E se vogliamo andare sul lato piú concreto, (ma pur essenziale): con il nostro stipendio e dei figli a carico, come si può pagare un mutuo nella città che si lascia e un affitto in quella in cui si va ad abitare? E come ci si prende cura di un figlio (sradicato dal suo ambiente e dalla sua scuola) da sole? Io sono da sola da sempre, nel senso che sia i miei genitori che i miei suoceri abitano lontano dalla nostra famiglia, ma proprio per questo nella mia città mi sono costruita una rete, una rete che non mi potrà aiutare per 5 anni e che probabilmente si deteriorerà…perché le cose che non si coltivano, si deteriorano.

Che la si guardi da un lato o che la su guardi dall’altro, questa legge è profondamente ingiusta verso noi docenti precari, che a mio giudizio siamo già stati vessati a sufficienza in tutti gli anni passati. Non si capisce poi perché gli assunti fino a settembre 2019 non dovrebbero sottostare al vincolo e quelli assunti dopo sì. Non si capisce di fatto perché nel mondo della scuola sembri sempre deciso tutto a caso, senza la minima equità.

Da tieffina, “sopravvissuta” a 3 concorsi e 11 anni di precariato, ho da tempo l’impressione che esistano precari di serie A e precari di serie B: non ha senso arrabbiarsi per chi è stato più fortunato di me (per esempio per chi si è abilitato o è entrato in ruolo senza concorso…o per chi si abiliterà con un orale ed entrerà di ruolo con un concorso molto soft: ben venga per loro), ma converrà con me che ha senso aspirare e pretendere una maggiore giustizia.

Mi auguro che da docente di filosofia, oltre che da sindacalista, da esperta in giurisprudenza e da ministra, possa comprendere la mia richiesta e aiutare noi docenti a ritrovare il sorriso quando pensiamo al ruolo, anziché un senso opprimente di angoscia.

Ringraziandola per la disponibilità e la pazienza, Le faccio un grande in bocca al lupo per il Suo lavoro al Ministero.

Cordialmente

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