Con i sensori di CO2 si sa quando aprire le finestre in classe per il ricambio d’aria. La preside: “Sistema per combattere il covid ma positivo anche per la didattica e il risparmio energetico” [INTERVISTA]

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Il covid può lasciare anche buone abitudini alla scuola? Se lo chiedono in molti. La risposta per il momento provano a darla concretamente in pochi. Come nel caso dell’ISIS della Bassa Friulana, che ha sperimentato un sistema che unisce gestione della qualità dell’aria in classe per combattere il covid, spunti didattici applicati già dagli stessi studenti e gestione energetica per ridurre i consumi.

La scuola friulana ha infatti installato dei rilevatori di CO2 nelle classi. Questo allo scopo di monitorare la qualità dell’aria degli ambienti indoor coinvolgendo sia gli studenti che il personale scolastico nel controllo dei parametri (temperatura, umidità, anidride carbonica) e nella corretta gestione dell’apertura delle finestre. In pratica con questi sensori, gli studenti sanno quando aprire le finestre e attuare il ricambio dell’aria nelle aule, così come raccomandato dalla nota ministeriale pubblicata in merito all’avvio delle attività didattiche di questo anno scolastico.

Ma il sistema dei sensori supporta anche il risparmio energetico: l’apertura delle finestre per l’areazione avviene solo quando viene indicato dal sensore.

Ma non solo: gli studenti, guidati dal personale scolastico, essendo coinvolti direttamente nel controllo dei parametri (temperatura, umidità, anidride carbonica) e nella corretta gestione dell’apertura delle finestre, stanno analizzando l’andamento degli stessi parametri inserendo il tutto all’interno dei loro percorsi di studi, integrando la loro preparazione anche con delle competenze che spesso non vengono affrontate nelle discipline curricolari.

Tutto ciò lo racconta entusiasta Maria Elisabetta Giannuzzi, la dirigente scolastica che ad Orizzonte Scuola spiega nel dettaglio il progetto portato avanti dall’istituto che dirige.

Nella vostra scuola avete, con un colpo solo, affrontato la pandemia con rigore e sperimentato a livello didattico. Com’è nata l’idea?

L’idea nasce, nel pieno della pandemia, dalla richiesta di disponibilità di qualche istituto campione proposta dalla Regione FVG di testare un sistema di purificazione dell’aria. Il nostro Istituto, forte dell’esperienza trentennale del Dipartimento di Chimica, si è reso disponibile a verificare l’efficacia dello strumento posizionandolo in alcuni ambienti scolastici e valutando sperimentalmente gli indici di contaminazione microbica dell’aria prima e dopo l’installazione. Alcune classi quinte degli indirizzi Chimica e Materiali e Biotecnologie e Tecniche di Controllo Ambientale hanno effettuato le indagini strumentali portando il caso studio come discussione all’Esame di Stato. In seguito la stessa azienda ci ha proposto la stessa sperimentazione con i sensori di anidride carbonica. Abbiamo aderito con entusiasmo alla proposta acquistando una serie di dispositivi. Vista l’efficacia dell’iniziativa avviata col precedente dirigente, e delle ricadute didattiche, quest’anno abbiamo implementato la dotazione, con l’acquisto di ulteriori dispositivi.

Aprire e chiudere le finestre in base alla concentrazione di Co2: come fare in inverno con temperature più rigide?

I sensori da noi utilizzati monitorano istantaneamente, oltre all’anidride carbonica, la temperatura e l’umidità. Pertanto potremo gestire l’apertura delle finestre in maniera corretta e sensata con particolare attenzione anche al rispetto delle temperature previste negli ambienti scolastici. Nel vademecum illustrativo delle note tecniche concernenti le indicazioni finalizzate a mitigare gli effetti delle infezioni da Sars-CoV-2 in ambito scolastico emanato dal MIUR si sottolinea l’importanza del monitoraggio della qualità dell’aria e del ricambio dell’aria. I sensori ci permettono di aprire le finestre solo quando è necessario.

Questo sistema incide anche per quanto riguarda il risparmio energetico, tema che si è prepotentemente affiancato alla gestione della pandemia?

Ricordando che il riscaldamento degli istituti è gestito dall’Ente Proprietario, (EDR o Comuni) con il quale siamo in continuo contatto, il monitoraggio dei parametri citati potrebbe servire anche al gestore dell’immobile per ottimizzare i consumi e la regolazione dei sistemi di trasmissione del calore. Nel nostro piccolo, evitiamo dispersione di calore, aprendo le finestre solo quando necessario.

Invece dal punto di vista didattico, come impatta tutto il sistema?

Gli studenti del nostro istituto hanno potuto approfondire tematiche curricolari quali la valutazione degli indici di contaminazione microbica dell’aria (batteri mesofili, psicrofili, muffe), l’utilizzo di apparecchiature per il prelievo e l’analisi della qualità dell’aria indoor (polveri, COV, anidride carbonica). Un approccio pratico ed esperienziale alla disciplina!

Oltre il covid: pensa che bisogna adottare sistemi del genere in ogni classe? Si tratta di un sistema economicamente sostenibile?

L’obiettivo per il prosieguo dell’anno scolastico è di implementare il numero di dispositivi in maniera tale da poter coprire la maggior parte delle aule e dei laboratori. L’investimento è importante ma gestibile, le batterie che alimentano i dispositivi sono certificate per una durata di 5 anni (no consumo corrente). Inoltre, essendo l’anidride carbonica un parametro indicatore di contaminazione microbica va visto come un investimento attuale ma anche futuribile per la prevenzione della maggior parte delle patologie delle vie respiratorie, non solo del COVID. Inoltre, si ricorderà che un’alta percentuale di CO2 diminuisce la capacità di concentrazione e può causare stanchezza e mal di testa: un’aria più sana favorisce anche lo studio e l’attenzione.

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