Il sostegno agli alunni disabili non funziona, Anief: mancano specializzati e continuità didattica.

Comunicato Anief – Lo si evince in modo chiaro dall’ultimo report “Inclusione scolastica degli alunni con disabilità“, realizzato dall’Istat e pubblicato in queste ore:

“mancano insegnanti specializzati e il 36% dei docenti per il sostegno viene selezionato dalle liste curriculari; sono docenti che rispondono ad una domanda di sostegno non soddisfatta, ma non hanno una formazione specifica per supportare al meglio l’alunno con disabilità”.

Inoltre, quasi 6 su alunni 10 hanno cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente, al Nord anche di più, e il 10%, ha addirittura cambiato insegnante nel corso dello stesso anno. Marcello Pacifico (Anief): “Siamo arrivati a 80 mila posti in deroga su 180 mila insegnanti di sostegno. E gli alunni con handicap certificato aumentano al ritmo di 10 mila l’anno. L’unico modo per centrare la continuità didattica è riconvertire i posti dal 30 giugno al 31 agosto, aprire i corsi di specializzazione ai docenti con 36 mesi di servizio, assumere in ruolo con un Call veloce da graduatorie di istituto”.

Il rapporto alunno-insegnante per il sostegno è migliore delle previsioni di legge, al netto di un ulteriore terzo dei posti che viene chiesto dai dirigenti e non assegnato per ragioni finanziarie dagli uffici scolastici regionali, a meno che la famiglia ricorra a un giudice: è pari a 1,6 alunni ogni insegnante per il sostegno, mentre la legge 244/2007 fissa un valore medio di due. Ma se gli insegnanti di sostegno sono aumentati, fino a 173 mila cattedre, in virtù di un aumento medio di 8 mila iscrizioni annuo di alunni con handicap, rimane la carenza nella formazione e nel reclutamento dei docenti. Il “fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curriculari che svolge attività di sostegno sale al 47%, e si riduce nel Mezzogiorno attestandosi al 21%.

CARENZA IN TECNOLOGIE EDUCATIVE

Anche la formazione in tecnologie educative, fondamentale per l’utilizzo corretto della strumentazione a supporto della didattica, risulta ancora poco diffusa: nel 12% delle scuole italiane nessun insegnante per il sostegno ha frequentato un corso specifico per l’utilizzo appropriato delle tecnologie a supporto della didattica, nel 64% delle scuole soltanto alcuni docenti hanno frequentato corsi, mentre nei restanti casi (24%) tutti gli insegnanti hanno frequentato almeno un corso”, dice ancora l’Istituto nazionale di statistica.

CATTEDRE LIBERE E MOBILITÀ

L’attuale bizzarro sistema di formazione e reclutamento influenza la mobilità anche per via dell’alto numero di cattedre libere imposto dalla legge 128/13 che obbliga il Miur a rispettare i parametri degli organici di quindici anni fa: con il risultato, considerando pure la mobilità fisiologica, che al 59% degli alunni con disabilità “non è garantita la continuità didattica”. Nello scorso anno scolastico quasi 6 su 10 hanno cambiato insegnante di sostegno rispetto al precedente (il fenomeno è leggermente maggiore al Nord) e una quota non trascurabile, il 10%, ha cambiato insegnante nel corso dello stesso anno scolastico. Va ricordato che alla primaria e alle medie, sono 177 mila i bambini con disabilità, il 3,9% degli alunni: i maschi sono il doppio che le femmine, il problema più frequente è la disabilità intellettiva (42% degli studenti con sostegno), seguono i disturbi dello sviluppo (26,4%), meno diffusi i problemi sensoriali (8%). “Ma il problema della continuità didattica non tiene conto anche delle diecimila cattedre di sostegno andate vacanti ancora una volta l’anno scorso per via della perdurante impossibilità di assumere gli insegnanti specializzati dalle graduatorie di istituto”, sottolinea Marcello Pacifico, leader Anief.

ALTRI PROBLEMI

Ma secondo l’Istat, sempre sul fronte del sostegno agli allievi con certificazion, ci sono anche altri ordini di problemi. All’aumento del numero di alunni con disabilità (+10 mila l’anno, si è giunti a 284mila e negli ultimi 10 anni se ne sono aggiunti 91mila) che frequentano le scuole italiane (il 3,3% del totale degli iscritti), per l’Istat continua a corrispondere una complessiva scarsa accessibilità per gli alunni con disabilità motoria, garantita soltanto dal 34% delle scuole (la regione più virtuosa è la Valle d’Aosta, con il 67% di scuole accessibili, di contro la Campania, con il 24%, si distingue per la più bassa presenza di scuole prive di barriere fisiche). Si conferma particolarmente critica anche la disponibilità di ausili per gli alunni con disabilità sensoriale (solo nel 2% delle scuole). E in appena il 15% degli edifici scolastici sono stati effettuati lavori per abbattere barriere architettoniche. Inoltre, una scuola su quattro risulta priva di postazioni informatiche adattate alle esigenze.

 

LA POSIZIONE DELL’ANIEF

Per Anief questi dati sono avvilenti, ma non sorprendono: si sa da anni che un posto su tre è bloccato perché collocato “in deroga”; nel frattempo, siccome l’80 per cento dei docenti di sostegno precari insegna senza specializzazione in didattica speciale, significa che almeno 60 mila posti ogni anno vanno assegnati a supplenti non sempre adeguatamente preparati. Ecco perché il sindacato continua a sostenere che occorre organizzare al meglio i corsi di specializzazione che il ministero dell’istruzione si presta a varare, non commettendo gli errori fatti in precedenza dell’ex ministro Marco Bussetti, come già chiesto a chiare lettere nei giorni scorsi dal sindacato Anief. Sarebbe meglio far partecipare tutti i docenti con 24 mesi di servizio su posto di sostegno per selezionarli in uscita e non in entrata come sarebbe opportuno estendere a loro la procedura riservata con conferma nei ruoli dopo il conseguimento dell’abitazione.

IL PARERE DEL PRESIDENTE

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il problema basilare rimane quello delle famiglie che chiedono alle scuole italiane di avere l’attribuzione delle ore in base al Pei: attribuzione che viene costantemente negata per il 50% dei casi, sia laddove i posti in deroga per diversi anni vengono attribuiti alle scuole per diversi anni, quindi non per esigenze straordinarie, e non vengono conteggiate nell’organico di diritto. Eppure, questo non è ammesso dalla legge. Quindi, senza questi stratagemmi, il numero di cattedre da coprire sarebbe ancora superiore”.

SOSTEGNO, NON UN’ORA DI MENO

A proposito dell’inamovibilità del Pei dello studente disabile, va ricordato che con la sentenza n. 25101 la Corte di Cassazione ha confermato che non è possibile apportare modifiche di orario settimanale quando è stato stabilito dalla commissione di competenza: Anief continua ad impegnarsi con l’iniziativa gratuita ‘Sostegno, non un’ora in meno!’, proprio per far rispettare le ore di sostegno indicate nella diagnosi funzionali.

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