Compiti per le vacanze, “Non servono, anzi sono dannosi”

di Nino Sabella
ipsef

item-thumbnail

Si torna a parlare di compiti per le vacanze. Riprendiamo un dibattito, del 2015, fra il dirigente scolastico Maurizio Parodi e l’allora docente universitario Giorgio Israel.

Compiti inutili, dannosi e discriminanti

Il dirigente Parodi come più volte dichiarato nelle nostre pagine, ribadisce il suo secco no ai compiti per le vacanze, definendoli un ossimoro:

” … sono un ossimoro, una contraddizione in termini, un assurdo logico. Le vacanze dovrebbero essere per definizione dedicate al riposo, si chiamano così proprio perché liberano dagli affanni feriali. Nessuna categoria di lavoratori accetterebbe di prolungare il lavoro nel tempo libero o durante le ferie. Invece è del tutto normale che a questa assurda pretesa si debbano assoggettare gli studenti”.

Poi prosegue definendoli inutili, dannosi e discriminanti. Discriminanti in quanto i ragazzi delle famiglie più attrezzate sono premiati dalla scuola, gli altri si perdono.

Il dirigente spiega poi perché i docenti continuano a lasciarli: Per una motivazione inquietante: si ritiene che quanto appreso durante l’anno scolastico attraverso lo studio a casa sia poco significativo. Un timore tra l’altro sensato, perché le informazioni ingurgitate attraverso lo studio domestico, per poi essere rigettate a comando durante interrogazioni e verifiche, solitamente non lasciano traccia.

A testimonianza di quanto affermato, ricorda che i rapporti OCSE mostrano che pur svolgendo compiti in misura doppia o tripla rispetto agli altri studenti europei, gli alunni italiani presentano tassi di analfabetismo funzionale a livelli inimmaginabili in un Paese civile.

Caricare di compiti, dunque, non solo è inutile ma controproducente.

Israel: i compiti servono

Il professor Giorgio Israel è favorevole ai compiti per le vacanze, per non lasciare i nostri ragazzi intenti soltanto ad applicarsi sui social.

Il Professore, però, si dice contrario ai compiti tradizionalmente assegnati, per cui propone la lettura di più libri.

Queste le Sue parole:

L’idea che per tutta l’estate non si faccia niente è assurda, perversa e pericolosa. Qualcosa bisogna far fare, ad esempio leggere tre o quattro libri. Magari concordati con l’insegnante, in modo che l’alunno legga qualcosa che gli piace, con la richiesta di scrivere un riassunto e un commento che testimoni la lettura. Anche libri divulgativi semplici, ma che siano scritti da uno specialista. Deve essere qualcosa che richieda un minimo di impegno e di sforzo, che non sia come leggere un fumetto, il cervello va tenuto in allenamento. I ragazzi non leggono niente, devono riabituarsi. Non hanno cognizione della letteratura, della storia...”.

Vai all’articolo de La Stampa

Versione stampabile
Argomenti:
anief banner
soloformazione