Compiti per le vacanze, il punto di vista di D’Avenia: “Approccio alla lettura attivo e creativo, ma fate anche altro”

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Alessandro D’Avenia, docente e scrittore, condivide la sua profonda riflessione sulla vita nel suo più recente contributo alla rubrica “Ultimo banco” del Corriere della Sera.

D’Avenia, osserva come l’umanità si trova in una costante ricerca di significato, un compito che può diventare ancora più difficile in un mondo sempre più mediato dagli schermi.

Secondo D’Avenia, mentre gli animali sono guidati da un istinto che li guida infallibilmente nel “venire al mondo”, gli esseri umani hanno un approccio molto più sfumato. Per “venire al mondo”, dobbiamo fare esperienza, tuttavia, l’esplorazione e l’esperienza sono rappresentate più che presenti. Questa perdita di realtà può essere problematica e dolorosa, lasciandoci sentire disconnessi dal mondo e privi di un senso di destino.

D’Avenia suggerisce che, per contrastare questo, possiamo utilizzare le vacanze come un’opportunità per “allenarci” a venire al mondo, per permettere alla vita di chiamarci a nascere di più. Propone un approccio alla lettura attivo e creativo, come leggere con una matita in mano, sottolineare ciò che ci colpisce e annotarlo in un diario. Questo non solo arricchisce la nostra esperienza di lettura, ma ci consente di rispondere attivamente alla chiamata del libro.

L’autore incoraggia anche i suoi studenti a meditare quotidianamente. Questa pratica millenaria ha nutrito il meglio di tutte le culture del mondo e offre un modo per coltivare il respiro (principio di animazione) e il desiderio (principio d’azione), le due fonti da cui dipende il nostro destino. La meditazione ci permette di essere presenti nel momento, al contrario, la mancanza di presenza nel presente può farci sentire in esilio, sempre fuori posto.

D’Avenia conclude il suo pezzo con un invito a usare l’estate non solo per leggere libri, andare al mare o in montagna, ma per fare esperienza attraverso questi. L’estate può essere un tempo per rispondere attivamente alla chiamata della vita e per continuare a nascere. Se riusciamo a tornare dalle vacanze con alcune domande radicate e con qualche accenno di risposta sul nostro “venire al mondo”, allora avremo veramente riposato. In caso contrario, potremmo ritrovarci “stanchi morti”, perché non fare nulla (di sensato) è come assimilare il nulla.

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