Compiti estivi. Per i pediatri sono una contraddizione

di
ipsef

di Mariella Gerardi – Terminato l’anno scolastico e ritirate le pagelle, restano le classi vuote in attesa di riempirsi di nuovo, tra un paio di mesi, di scolari pronti ad affrontare un nuovo anno scolastico.

di Mariella Gerardi – Terminato l’anno scolastico e ritirate le pagelle, restano le classi vuote in attesa di riempirsi di nuovo, tra un paio di mesi, di scolari pronti ad affrontare un nuovo anno scolastico.

Per il momento, però, contano solo i giochi in riva al mare, i pomeriggi spensierati e le giornate che sembrano non finire mai.

A rompere questa sorta di magia, purtroppo, sono i compiti assegnati per le vacanze da maestre sempre più esigenti.
Quello dei compiti per le vacanze è un tema che ogni anno attira su di se' una grande attenzione e basta girare nel web per accorgersi come esso interessi, tra le altre cose, i grandi gruppi dei docenti sui social network. L’assegno dei compiti estivi e' tipico della scuola primaria e in qualche caso interessa anche  la scuola secondaria di primo grado. Nelle scuole superiori, invece, appare inutile proporre compiti per le vacanze che nessuno farà!

Ma è giusto o no assegnare compiti per la vacanze? Qual è la loro importanza? Perchè non lasciare il bambino libero di rilassarsi? A queste domande sono state date da sempre le risposte più disparate.

 Qualcuno sostiene che l’esercizio continuo anche in estate consenta al bambino di arrivare preparato all’inizio dell’anno scolastico successivo e soprattutto di rafforzare le competenze già acquisite.

Il rischio potrebbe essere, però, quello di non attuare quello stacco necessario tra l’attività scolastica e il momento del riposo. Succede spesso che ci siano insegnanti, soprattutto alla primaria, che assegnano enormi quantità di compiti, come se i due mesi estivi dovessero essere trascorsi in attività di esercizio giornaliero.

C’è da chiedersi, allora, quale sia la via di mezzo tra qualcosa che tenga gli alunni in esercizio e qualcosa che non li sottoponga a stress e a pressioni derivanti dal “dovere del compito”.

Giorni fa, girando nel web, ha catturato la mia attenzione un particolare “elenco di compiti” da svolgere nei mesi estivi. Compilato da una maestra di scuola primaria, questo elenco veramente originale conteneva anche una serie di attività “nascoste”, che invogliavano i bambini a svolgerle per la forma ludica con cui venivano proposte.

Forse la chiave di tutto è proprio la forma giusta? La forma “estiva” del compito e dell’esercizio, che non può essere la stessa della forma tradizionale. L’insegnante, inoltre, dovrebbe anche osservare i propri alunni e programmare per loro compiti personalizzati. I bambini, infatti, non sono tutti uguali. C’è chi ha raggiunto dei risultati ottimali, ma c’è chi ha avuto difficoltà durante l’anno e ha bisogno di recuperare.

C’è, invece, chi ai compiti estivi è proprio contrario. Circa il 75% dei pediatri sostiene che “i compiti per le vacanze sono una contraddizione, un assurdo logico, ancor prima che pedagogico, giacchè le vacanze sono tali perchè liberano dagli affanni feriali”. Andare a scuola, alzarsi presto la mattina, prestare attenzione durante le ore di lezione, fare i compiti, sottoporsi allo stress delle interrogazioni, determinano una forte tensione emotiva in bambini e ragazzi. Tensione che deve essere necessariamente interrotta in modo netto durante i mesi estivi, in quanto una situazione di stress che si perpetua potrebbe diventare particolarmente dannosa per organismi in fase di sviluppo e crescita.

Ma i compiti estivi costituiscono un tema controverso anche in altri Paesi. In Francia, ad esempio, se ne chiede l’abolizione, mentre negli Stati Uniti se ne ritiene la loro utilità. Una ricerca della Johns Hopkins University ha evidenziato che il 66% dei docenti impiega a settembre tra le 3 e le 4 settimane di ripasso per riportare la classe ai livelli di prima. Per questo motivo le scuole statunitensi organizzano corsi estivi di allenamento per gli studenti, con i quali fanno fronte al “summer brain drain”, la fuga estiva dei cervelli.

In Italia? Ogni docente fa ciò che ritiene opportuno. Ci sono docenti che assegnano compiti in modo massivo e ce ne sono altri che ritengono che la vacanza sia tale e, per questo, libera da impegni e doveri.

Intanto…perchè non ricordare la definizione che il vocabolario della lingua italiana dà di questo termine?

VACANZA: 1) periodo di libertà dal lavoro o dagli obblighi scolastici in coincidenza con festività, turni di riposo o altre circostanze. 2) periodo di riposo di una certa ampiezza previsto per chi lavora o studia , spesso con riferimento alle ferie estive.

E allora…buone vacanze!!!

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