Compiti a casa: accordo condiviso tra genitori, figli e insegnanti

di Patrizia Del Pidio
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La conflittualità che nasce sempre più spesso tra insegnanti e genitori a causa dei compiti a casa posono influire negativamente sul processo di apprendimento del bambino.

La conflittualità che nasce sempre più spesso tra insegnanti e genitori a causa dei compiti a casa posono influire negativamente sul processo di apprendimento del bambino.

In un articolo di Quotidiano Futuro vengono indicate linee guida su come sottoscrivere un accordo condiviso tra docenti, genitori e figli sull’argomento compiti.

I genitori sembrano fare una fatica incredibile nel riconoscere nel bambino descritto dagli insegnanti il proprio figlio al punto che appare ovvio il fatto che per conoscere quale sia la reale condizione di apprendimento del bambino si deve tener conto di diversi fattori a cominciare alle variabili socio-affettive.




Fondamentale è eliminare la conflittualità che va ad influire negativamente sull’educazione e sulle capacità di apprendimento del bambino.

Nonostante nella scuola italiana sia previsto il PEC, Patto educativo di corresponsabilità, in grado di avvicinare le componenti del triangolo educativo, genitori, figli e docenti,  esso stenta ad attuarsi a causa della burocratizzazione delle istituzioni e a causa della complessità normativa che regola la scuola italiana.

Lo scopo del Pec era quello di coinvolgere gli studenti e i genitori  nella gestione della scuola, esso doveva essere sottoscritto da tutte e tre le componenti dell’educazione dove  “la scuola nella persona del docente si impegna a (…)”, “il genitore si impegna a (…)”, “l’alunno si impegna a (…)”.

Il Pec serve a fare in modo che tutti sappiano i propri diritti/doveri. Il Pec potrebbe risolvere in parte quello che forse è il problema che crea più tensione tra scuola e famiglia: i compiti a casa. Se si sottoscrive un patto di corresponsabilità non si può, poi, esprimere dissenso sul carico di lavoro assegnato dagli insegnanti al proprio figlio.

Secondo il pedagogista clinico Achim Schad propone un possibile accordo tra genitori, figli e insegnanti: i genitori stabiliscono un tempo determinato da dedicare ai compiti a casa, tempo durante il quale il bambino volgerà i compiti in autonomia rivolgendosi ai genitori quando ha bisogno di aiuto. Ma l’aiuto deve essere il minimo indispensabile. Terminato il tempo stabilito il bambino è libero di decidere se continuare a studiare da solo, senza più l’aiuto dei genitori, o se smettere. Sarà poi l’insegnante a valutare i compiti svolti e quelli non svolti per cercare di superare le difficoltà del bambino per renderlo sempre di più autonomo e veloce nello svolgimento dei compiti assegnati

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