Compiti a casa e metodi da caserma dei primi del 900 fanno odiare la scuola, non è la DAD il problema. Lettera

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Continua la riflessione dei nostri lettori su DAD/  non DAD, oggi allargata anche agli strumenti utilizzati. Il problema è la DAD in sè o come si fa DAD? E i metodi”moderni” sono più efficaci di quelli tradizionali? Uno studente che “odia” la scuola non apprende nulla?  I commenti a [email protected]

Ecco la lettera del Prof. Felice, docente di Tecnologia nella scuola secondaria di primo grado – La prof. Francesca ha descritto semplicemente la realtà. In merito alla DAD, anche io ho visto cose che voi umani…. “Vecchie insegnanti all’ultimo anno di carriera caricare di compiti a casa gli alunni, che dovevano scannerizzare e inviarglieli loro per email (cioè l’equivalente del piccione viaggiatore) e interrogarli anche il sabato e la domenica (Sigh). Ahimè, per loro non era altro che come stare in classe e avere semplicemente una webcam puntata in faccia…

A monte occorrerebbe chiarire una cosa. Gli strumenti della Gsuite esistono da tanti anni (il sottoscritto usava le classroom 7 anni fa) e per usarli non occorreva l’avvento di una Pandemia! Ma quanti/e insegnanti si sarebbero degnati/e di imparare ad usarle, cioè a formarsi se non ci fossimo trovati improvvisamente in un’emergenza sanitaria planetaria?! Diamo i nomi alle cose: la scuola ha fatto ricorso alla cosiddetta DAD (poi trasformata in DDI) perché non c’era altra scelta.

Oltre ai governi che in passato hanno massacrato di tagli la scuola Pubblica (eliminando perfino l’ora di informatica settimanale alle scuole medie, unico caso in Occidente), la stragrande maggioranza degli insegnanti e dei cosiddetti “dirigenti scolastici” si è sempre disinteressata e in molti casi rifiutata di apprendere le nuove tecnologie e le loro applicazioni alla didattica.

E anche gli alunni si sono ritrovati con scarsa formazione in merito al loro utilizzo. Il risultato non poteva che essere quello ben descritto dalla collega Francesca.

Naturalmente la DAD è un surrogato di didattica, utilizzabile appunto in situazioni emergenziali. Tutto il chiacchiericcio mediatico, soprattutto sui social, a mio parere serve unicamente a distogliere l’attenzione dalla triste realtà del fallimento del sistema scolastico cosiddetto “in presenza” che, dati alla mano, ha prodotto il più alto numero di analfabeti funzionali d’Europa (secondo solo alla Turchia).

Gli studenti italiani nel 2021 tutti i sacrosanti giorni sono costretti ad andare a scuola come nel 900, cioè con zaini che arrivano a pesare anche 16Kg, un carico che dovrebbe presupporre un peso della persona di circa 60 chili. Invece il peso medio di un adolescente è di circa 30 kg e, come è noto, la colonna vertebrale dei soggetti in crescita è una struttura delicata, che va incontro con una certa frequenza a disturbi funzionali. Il tutto per portare dei libri cartacei, quasi sempre voluminosi, dei quali in una giornata scolastica consulteranno a mala pena qualche pagina. Ammesso che nel 2021 servano ancora i libri di testo (esistono delle App che consentono a qualsiasi insegnante di crearne uno in formato digitale a loro piacimento, facendo risparmiare tonnellate di carta), le case editrici da anni hanno anche la versione digitale dei libri di testo, quasi del tutto ignorata. Se tutti gli insegnanti la facessero utilizzare in classe, gli alunni potrebbero andare a scuola solo con un tablet e, se non si vuol perdere loro la scrittura a mano, con qualche quaderno. Naturalmente la scuola pubblica agli alunni che hanno una famiglia con scarse disponibilità economiche, ha il dovere di fornire un tablet in comodato d’uso da restituire (o riscattare) al termine del percorso scolastico. Quando smetteremo di vedere bambini della Primaria e ragazzini delle medie trascinare dei pesantissimi trolley per le scale di quei vecchi e tristi edifici, paragonabili a dei penitenziari, che sono le scuole soprattutto delle grandi città ?! Invece di inviare comunicazioni demenziali come “l’invito agli insegnanti ad alleggerire lo zaino degli alunni”, quando si uscirà concretamente da questo medioevo?!

Invece di ingolfare il web con dibattiti insensati come la finta contrapposizione “DAD” e Didattica in presenza”, perché non si discute sul fatto che l’unico settore che non è mai cambiato è quello della scuola?! La maggioranza degli insegnanti italiani fondano la loro didattica come nei primi del 900. Cioè ancora sulle lezioni frontali e sui compiti da svolgere a casa (antipedagogici, insensati e improduttivi). Sappiamo bene (Maurizio Parodi da anni ne ha fatto una nobile battaglia di vita e lo ha descritto magistralmente nei suoi libri) che in questo modo si creano discriminazioni, visto che il luogo predisposto a svolgere i compiti è la scuola, in particolare per gli alunni che a casa non hanno alcun aiuto. Incredibilmente, ancora oggi gli alunni “trasgressori” subiscono metodi punitivi che hanno lo stesso valore simbolico del bambino messo dietro la lavagna. L’alunno viene umiliato come persona e sa che c’è sempre un insegnante che lo giudica e lo punisce, che sceglie la strada più comoda, preferendo esercitare il minuscolo potere che ha per castigare, anche con roba come “Scrivi 300 volte che in classe non devo comportarmi così…”(Sigh).

Tali castighi, oltre a non essere affatto educativi, provocano loro danni psicologici devastanti . Questi insegnanti neo primitivi dagli alunni riescono ad ottenere un unico risultato: incrementare l’avversione per la scuola. Bene, io vorrei consigliare a tutti i colleghi, ai dirigenti e ai genitori di leggere il libro di Giuseppe Paschetto “Una scuola a misura dei sogni”, l’unico insegnante italiano eccezionale (in tutti i sensi), che è arrivato tra i primi al mondo nel Global Teacher Prize.

Perché un’altra scuola è possibile, cioè una scuola che trasmetta agli alunni gioia e la voglia di frequentarla. A coloro che invece si sentono infallibili, che non si mettono mai in discussione e si ostinano ad imporre agli alunni i compiti a casa e gli stessi metodi da caserma dei primi del 900, faccio presente che gli studenti (di ogni ordine e grado) hanno tutte le ragioni per odiare loro e quindi la scuola. Mettetevi l’anima in pace: quelli che sono in DAD, in classe vorrebbero tornare solo e unicamente per rivedere i loro compagni e le loro compagne.

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