Docenti di Matematica: dai 50 anni solo metà orario in classe. La proposta

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Nelle settimane scorse, abbiamo riferito sulle difficoltà riscontrate dai nostri studenti in Italiano e Matematica, relativamente alle quali presentano competenze insufficienti. 

Studenti italiani, terza media: competenze insufficienti sia in Italiano che in Matematica

L’argomento è stato ripreso oggi, sul Corriere, da Lorella Carimali, docente di matematica e fisica che è stata candidata al Global Teacher Prize.

Andamento alunni e status docenti

Una delle cause dello scarso rendimento degli studenti in Matematica, materia sulla quale si è soffermata la Carimali, sembrerebbe legato allo status dei docenti.

In Italia, com’è noto, lo status dei docenti è fra i peggiori, in linea con il pessimo piazzamento degli studenti italiani nei test Ocse-Pisa.

Carriera docenti

Secondo la Carimali, pertanto, bisogna ripartire proprio dalla valorizzazione del corpo docente, pensando ad esempio ad introdurre una sorta di carriera:

In particolare si potrebbe prevedere, per i docenti con maggiore esperienza e capacità innovativa, quelli dai 50 anni in su, una scansione oraria suddivisa per metà a scuola e per un’altra metà all’università, dove potrebbero mettere il loro know how a disposizione dei futuri insegnanti per evitare la formazione di quelli che vengono definiti «bias» cognitivi, cioè i costrutti fondati su percezioni errate o deformate, su pregiudizi e ideologie. Uno per tutti: l’idea che per l’apprendimento della matematica ci sia bisogno di un quid che solo alcune persone hanno, prevalentemente uomini.

Della suddetta idea, secondo cui l’insegnamento della matematica sia adatto agli uomini, sono vittime, in primis, le maestre: le statistiche ci dicono che chi sceglie il percorso di Scienze della formazione primaria (la laurea per diventare maestre, ndr) lo fa anche perché si ritiene non portata per seguire un percorso ad esempio scientifico.

Know how insegnanti

Secondo la Carimali, grazie alla soluzione sopra prospettata, si potrebbero conseguire risultati notevoli:

gli insegnanti sarebbero valorizzati sia sul piano intellettuale sia sul piano economico; 
-il costo dell’operazione sarebbe nullo, perché oggi le figure occorrenti sono già coperte da professori universitari (non intendo quindi un semi esonero con il solo ruolo da tutor come accade oggi); 
-più giovani verrebbero attratti dalla professione di docente, con possibilità di carriera anche in università ai fini della ricerca; 
-si otterrebbe il vantaggio di far crescere i docenti inclusi nel programma, di valorizzare il loro know-how per condividerlo con le nuove leve; 
-si liberebbero posti di lavoro per l’inserimento dei giovani; 
-la popolazione avrebbe la giusta percezione del lavoro del docente.

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