Competenze in calo, il Rapporto Bes conferma i dati Invalsi: 4 alunni su 10 non raggiungono le competenze di base. Anief: stop a tagli da Def e dimensionamento, sì a organici maggiorati mirati, meno alunni per classe e precariato

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Continuano a preoccupare le competenze in italiano e matematica degli studenti delle scuole secondarie di primo grado: in assoluto, quasi il 40% dei giovani iscritti nei corsi di studio non raggiunge la sufficienza in italiano e oltre il 44% in matematica, con punte preoccupanti nel Mezzogiorno, in particolare in Sicilia, Calabria e Campania.

Lo si apprende dall’ultimo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile, i cui risultati sono allineati con quelli Invalsi del 2023. “I livelli delle competenze alfabetiche in italiano, sia quelle numeriche in matematica degli studenti della terza classe della scuola secondaria di primo grado mostrano”, si legge nel Rapporto, “un peggioramento rispetto al 2019. I dati del 2023 indicano che il 38,5% degli studenti non raggiunge le competenze adeguate in italiano (era il 35,2% nel 2019), e il 44,2% non raggiunge le competenze di base in matematica (il 39,6% nel 2019)”.

“Bisognerebbe finirla di pensare di migliorare le competenze degli alunni non distinguendo le diverse realtà territoriali – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – , perché ci sono delle regioni, come la Campania, dove il 20% degli studenti prende la maturità solo sulla ‘carta’. E lo stesso vale per la maggior parte delle province della Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia e della stessa Campania. Servono rinforzi in quelle zone, dove i contesti sociali, istituzionali, nonché familiari, risultano molto spesso sfavorevoli all’apprendimento degli alunni. Serve, dunque, un organico maggiorato per le sedi più a rischio e provvedimenti mirati. Non abbiamo certo bisogno dei tagli alla spesa scolastica prevista dal Def. Come pure va rifiutato il dimensionamento scolastico, che sommato a quello del 2009, il Dpr 81, continua a cancellare sedi oggi e in prospettiva docenti, Ata e dirigenti, oltre che tenere in stallo il nostro sistema scolastico: lo stesso accorpamento di altre 700 sedi, senza ridurre quantità di alunni per classe è l’opposto di quello che richiede una scuola di qualità”.

“Anche spesa per la formazione dei nostri giovani rispetto al Pil rimane in media quasi un punto sotto quella europea: i soldi investiti servirebbero a stabilizzare il personale, a partire dai precari con oltre 36 mesi e da tutti gli idonei dei concorsi, con oltre il 20% di supplenti annuali. Ecco perché è importante assumere da Gps; invece, puntando solo sui concorsi, il numero dei precari in pochi anni è raddoppiato. Come occorrerebbe ridurre il numero di alunni per classe, incrementar le ore di tempo scuola, riproporre le compresenze dei docenti, riportare i docenti specializzati nella lingua alla primaria, introdurre carriere, come il middle management, profili professionali e stipendi maggiori. Ci sarebbero inoltre da cambiare diverse norme, come quelle – conclude Pacifico – che regolano la mobilità e bloccano le indennità da dare al personale che lavora in territori non facili”.

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