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Compendio (minimo) di fonetica e fonologia: snello e di facile utilizzo. INTERVISTA a Francesco Mercadante

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Redigere un compendio vuol dire fare un’esposizione sommaria, una specie di sintesi attraverso la quale il lettore, uno studente o un curioso, possa usufruire di una semplificazione degli argomenti che compongono la materia scelta.  Recentemente il professore Francesco Mercadante ha scritto un compendio di fonetica e fonologia da far utilizzare, gratuitamente, a quanti ne necessitano a fini didattici e professionali.

In questo e nel successivo articolo, discuteremo con l’autore di alcuni importanti tratti di questo compendio che allegheremo, integralmente, nella seconda parte dell’intervista. “Gli esperti  afferma il professore Francesco Mercadante – potrebbero trovare il presente contributo un po’ riduttivo, per quanto sia necessario rendersi conto che il presente contributo non ha e può avere la completezza d’un manuale. Sarà bontà dei lettori valutarne l’efficacia e, eventualmente, utilizzarlo. In quanto all’obiettivo di snellimento e agevolazione, cui s’è fatto subito riferimento, è doveroso dire che non si tratta affatto di un compito facile, poiché si corre sempre il rischio, in questi casi, di indebolire o limitare la disciplina trattata. A tal proposito, per l’approfondimento, suggeriamo immediatamente il libro di Marina Nespor, Fonologia, pubblicato dal Mulino nel 1993. In realtà, in tutti i per essi si ripropone, inevitabilmente, il problema della limitatezza”. Il regalo he il prof. Mercadante fa alla comunità, alle scuole e alle università, riteniamo noi, è di grande valore scientifico e, principalmente, professionale.

Il professore Francesco Mercadante, docente, è professore aggregato di analisi del linguaggio presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Gestaltica Integrata di Trapani. Prima insediarsi come aggregato a Trapani, era professore incaricato di Analisi dei Testi presso i Corsi di Laurea di Psicologia dello Sviluppo e di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Palermo e presso il Master in Economia del Turismo di Unitelma Sapienza. Collabora col Sole 24 Ore, è membro del comitato scientifico della Fondazione per la Sostenibilità Digitale. Le sue ultime pubblicazioni sono “Le parole dell’economia” (2022, Sole 24 Ore), “Questo è il mio sangue Romanzo paradossale sulla vita di Yeshùa Christòs” (2022, Gruppo Editoriale Bonanno). Ha pubblicato, in totale, dodici libri, prevalentemente saggi di linguistica e diversi articoli scientifici. I suoi temi di ricerca sono i seguenti: filologia romanza, psicolinguistica, linguistica digitale.

Professore Mercadante “(…) i suoni e le loro combinazioni”, un’espressione utilizzata. Vero?

«È necessario considerare i suoni della nostra lingua non già come componenti isolate di una determinata struttura, bensì quali strumenti di realizzazione di una certa funzione linguistica. In altri termini: le definizioni, pur essendo indubbiamente necessarie, devono essere sempre legate alla dimensione d’uso. Di conseguenza, bisogna cominciare a parlare di una caratteristica teorica della lingua: la doppia articolazione, dalla quale la nostra ‘visione della parola’ può, a poco a poco, prendere forma. Ogni significante richiede un duplice d’interpretazione. L’aggettivo “bello”, per esempio, a un primo livello, si può scomporre in bell- e -o, che hanno, rispettivamente, il significato di aggettivo e singolare maschile. Bell- e -o, in particolare, sono due morfemi, lessicale e grammaticale. A un secondo livello, invece, la scomposizione dà come esito b-e-l-l-o, cioè genera delle unità minime non più scomponibili e che, da sé, non hanno alcun significato: i fonemi. Se è vero che i fonemi sono privi di significato, è altrettanto vero, tuttavia, che essi hanno un’elevata potenza linguistico-combinatoria, essendo delle rappresentazioni distintive del nostro sistema sonoro. Da un punto di vista fonematico, in “bello”, noi abbiamo quindi cinque fonemi: /b/, /e/, /l/, /l/, /o/».

Professore Mercadante, a questo punto, è opportuno fare qualche precisazione in merito a differenze e definizioni, giusto?

«Sì. I fonemi costituiscono l’oggetto di studio della fonologia, ovverosia della disciplina che studia il modo in cui i suoni sono organizzati e usati. La fonetica, diversamente, concerne lo studio dei foni, cioè della realizzazione concreta dei fonemi, della loro caratterizzazione fisica all’interno del significante. La trascrizione dei foni avviene tra parentesi quadre: [b], [ɛ], [l], [l], [o]. Volendo trascrivere l’aggettivo “bello” nel rispetto della concreta realizzazione fonetica, ricorriamo al seguente metodo: [‘bɛllo]. Il lettore avrà già rilevato, a proposito delle trascrizioni fonetiche, alcuni simboli non proprio noti a tutti, quali sono l’apice prima di [b] ed [ɛ] in luogo di /e/. La differenza tra [ɛ] ed /e/ è la testimonianza paradigmatica della differenza tra fono e fonema: [ɛ] rappresenta, nell’alfabeto fonetico, la vocale aperta medio-bassa, cioè il fono o, in altri termini, l’allofono, variante fonematica, del fonema /e/. L’apice posto prima della [b] indica, invece, l’accento sulle parole plurisillabiche. Chiariremo meglio questi aspetti nel corso del compendio. Infatti, con l’esposizione del quadro fonetico e alcune nozioni basilari sul meccanismo di fonazione, sarà un po’ più semplice comprendere il fenomeno di combinazione di consonanti e vocali».

Il quadro fonetico della lingua italiana e il meccanismo di fonazione. Cosa sono?

«Prima di esporre e illustrare il quadro fonetico della lingua italiana, occorre spendere qualche parola sul già annunciato meccanismo di fonazione, così da poter descrivere, subito dopo, modo e luogo di articolazione dei suoni. Lo faremo senza entrare nel dettaglio anatomofisiologico, la cui trattazione ci farebbe superare i limiti di un compendio minimo. Con uno sforzo di sintesi, che potrebbe apparire grezzo, possiamo affermare che ‘è tutta una questione di flussi d’aria’. Se il flusso d’aria egressivo, proveniente dai polmoni, non incontra alcun ostacolo, allora i suoni prodotti sono quelli delle vocali; se, diversamente, il flusso d’aria incontra degli ostacoli, allora i suoni prodotti sono quelli delle consonanti. Di fatto, non è difficile, almeno a livello teorico, distinguere un insieme di suoni dall’altro. Sul piano pratico, ci si può chiedere che cosa s’intenda per ostacolo. Insomma, sui manuali, si fa presto a parlare di barriere, ma bisogna anche mettersi nei panni di chi, per la prima volta, si avvicina alla materia. Facciamo subito un esempio affinché la teoria si muti in qualcosa di intelligibile e, soprattutto, evidente. Prendiamo in esame il fono [b] dell’aggettivo “bello”: si tratta di una consonante occlusiva bilabiale sonora perché il flusso d’aria, prima di essere liberato, viene momentaneamente bloccato dalle labbra. Dunque, l’occlusione rappresenta il modo di articolazione di [b], laddove le labbra, cioè gli organi che creano il blocco, ne costituiscono il luogo. Nel caso di [l], abbiamo, invece, una laterale alveolare sonora perché l’aria, pur essendo ostruita nella parte centrale della cavità orale, fluisce ai lati della lingua, mentre la pronuncia avviene con la parte anteriore della lingua schiacciata sulla cresta alveolare. Può giovare, a tal proposito, l’osservazione dell’immagine dell’apparato fonatorio umano».

Cosa si intende per meccanica della fonazione?

«La domanda era necessaria. Per completezza d’informazione, con riferimento alla meccanica della fonazione, va detto, infatti, che non esiste soltanto un flusso polmonare egressivo, in cui l’aria dai polmoni, attraverso bronchi, trachea e laringe, giunge alla cavità orale o a quella nasale. Ne esistono altri tre, polmonare ingressivo, glottoidale egressivo e glottoidale ingressivo, sebbene quello polmonare egressivo sia quello più diffuso e che ci riguarda direttamente. Riteniamo si sia compreso, pertanto, che le consonanti sono suoni che si distinguono per tre caratteristiche fisiche fondamentali: modo di articolazione, luogo di articolazione e tipo di ostruzione. In genere, nei manuali di fonologia, quest’ultima caratteristica non viene menzionata in modo esplicito; si preferisce concentrarsi sulle prime due e descrivere il quadro fonetico. Noi, al contrario, riteniamo che debba avere la giusta evidenza, poiché, molto probabilmente, il fenomeno dell’ostruzione, che, più oltre, sarà sempre più limpido, è il fondamento sia del modo sia del luogo in cui un effetto sonoro diventa pronuncia. Dell’occlusione abbiamo già detto in forma d’esempio, come anche della lateralizzazione del flusso. Adesso, procediamo con l’esame del quadro fonetico mediante una tabella, in modo che sia possibile agevolare il processo di apprendimento di tutti i suoni consonantici. Precisiamo fin da ora che, nella tabella, vengono riportati solamente i suoni dell’italiano standard».

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