Compagni di merendine o Le aziende a scuola

di
ipsef

Age Toscana – A quanto pare se le sono dette mediaticamente di santa ragione, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e l’Assessore all’Istruzione Rosa Maria Di Giorgi. Motivo del contendere: può un Comune che ha imposto la frutta nelle mense scolastiche, dare il patrocinio a una notissima azienda di merendine? Questo, senza contare che la Regione Toscana ha di recente emanato le linee guida per una sana alimentazione a scuola. E che i genitori dell’AGe Toscana, preoccupati, hanno organizzato una petizione contro il prevalere delle aziende a scuola

Age Toscana – A quanto pare se le sono dette mediaticamente di santa ragione, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e l’Assessore all’Istruzione Rosa Maria Di Giorgi. Motivo del contendere: può un Comune che ha imposto la frutta nelle mense scolastiche, dare il patrocinio a una notissima azienda di merendine? Questo, senza contare che la Regione Toscana ha di recente emanato le linee guida per una sana alimentazione a scuola. E che i genitori dell’AGe Toscana, preoccupati, hanno organizzato una petizione contro il prevalere delle aziende a scuola

Firenze, patria da sempre di guelfi e di ghibellini, è anche in questo caso la prima ad affrontare lo scottante problema delle ditte private nell’educazione dei minori, proprio adesso che la VII Commissione Cultura della Camera, con un’inusuale procedura d’urgenza, sta per votare la riforma degli Organi collegiali della scuola mettendo membri esterni nel Consiglio d’istituto e nel Nucleo di valutazione delle scuole.

A ben guardare, negli ultimi anni a scuola c’è entrato di tutto e di più: dall’Assotabacco che spiega che fumare fa male, a multinazionali del fast food e catene di supermercati che insegnano l’educazione alimentare, dentifrici che inneggiano alla prevenzione dentale e shampoo che promuovono la profilassi dei pidocchi.

E’ giunto il momento di porsi come adulti qualche domanda e di chiedersi dove finisce la finalità educativa e dove inizia l’intento meramente pubblicitario. Può la scuola allevare batterie di giovani consumatori? Chi decide? con quali criteri?

La riflessione è particolarmente attuale adesso che una proposta di legge, la 953, mette fra parentesi i genitori, estromette dal governo della scuola il personale ATA e li soppianta con esterni (fino a 2 su un totale di 9-13 membri in Consiglio d’istituto). Esperti scelti da ciascun Consiglio secondo propri criteri, che nel migliore dei casi saranno copiati dalla scuola vicina, la quale li avrà a sua volta trovati al corso di aggiornamento Y o nella rivista X.

La stessa proposta di legge dice senza tanti mezzi termini che si possono fare donazioni alle scuole fino a 5.000,00 euro, anzi di più se l’azienda è obbligata per legge a pubblicare il bilancio. Cosa ci aspetta dunque? Uno Stato che progressivamente si defila all’orizzonte mentre aziende rampanti dettano legge sulle scelte didattiche (es: insegnate il tedesco, perché noi commerciamo con la Germania) oppure, più prosaicamente, scuole sempre più povere che cercano di accalappiare ‘esterni’ per mettere insieme qualche lira?

E’ vero, il progetto di rinnovare la scuola con il contributo attivo dei genitori prefigurato dai Decreti delegati del 1974 è in gran parte fallito, ma è anche vero che lo Stato non ci ha investito per nulla, fatta eccezione per qualche concorso di ‘buone pratiche’, utile solo a finanziare le scuole, e la stagione di formazione inaugurata negli anni 2004-2005 dal ministro Moratti e poi lasciata ingloriosamente a se stessa.

Potranno gli esterni risollevare le sorti della scuola italiana? Beh, ne dubitiamo abbastanza. In particolar modo perché arriveranno con le loro idee ed, essendo sponsor, pretenderanno anche di vederle applicate. Senza pensare che da anni i genitori finanziano le scuole con decine di migliaia di euro e avrebbero diritto di essere loro, finalmente, a poter dire la propria.

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