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Community of Learners: dal reciprocal teaching nascono le comunità di apprendenti.

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Il reciprocal teaching è stato concepito da Brown e Palincsar inizialmente come un’attività dove è presente il docente con un gruppo di studenti. Tuttavia, in seguito – dato il successo della metodologia – diversi studiosi ne hanno creato diverse configurazioni, arrivando a delle varianti molto simili all’apprendimento cooperativo, poiché non sempre prevedono la presenza dell’insegnante nel gruppo, ma solo quella degli studenti. L’insegnamento reciproco dunque può avvenire anche tra due o più studenti, o tra due o più insegnanti e uno o più studenti, in gruppi di lavoro.

Comunità di apprendenti

Esaminando le diverse varianti della loro iniziale teoria, dunque, le studiose hanno notato come, durante le attività svolte in gruppo, si tendesse a creare quelle che vengono definite, in inglese, community of learners – ovvero comunità di apprendenti.

Wenger e le comunità di pratica

Già Wenger aveva parlato di un concetto simile, descrivendo le “comunità di pratica”. Si tratta, queste, di gruppi di persone che condividono

  • un dominio di interesse,
  • un’interazione allo scopo di svolgere attività in comune, apprendendo dal confronto,
  • la volontà di praticare nella società quanto appreso (per questo, spesso, il compito da svolgere nelle community of learners sono project work, essendo questi più vicini alla pratica professionale),

Ciò che non deve mancare in una comunità di apprendenti per associare la loro pratica alla comunità (quale potrebbe essere anche il resto del gruppo classe, non necessariamente la macro-società extrascolastica) sono inoltre, secondo Wenger:

  • il mutuo impegno (anche quello dei componenti del gruppo a interagire tra loro con l’esterno)
  • l’impresa comune (l’obiettivo finale, che spesso si traduce nel compito da consegnare al docente, ma può prevedere anche delle varianti personali o di gruppo dello stesso),
  • il repertorio condiviso, ovvero la cultura del gruppo, creata dal know-how e dalle conoscenze che solo il gruppo ha, e che mette a disposizione dei suoi componenti ma anche della comunità all’esterno.

I vantaggi dell’impegno comunitario

Perché, a scuola, si dovrebbe insistere sulla modalità di lavoro in gruppo – anche durante la DaD/DDI?

Perché i benefici del lavorare in gruppo sono unici, e necessari a tutte le età.

Innanzitutto, è bene ricordare che solo in gruppo è possibile aumentare in maniera esponenziale la portata degli obiettivi da raggiungere: questo perché – continuando la metafora in termini matematici – in un gruppo le competenze delle persone che vi fanno parte non si “sommano” semplicemente, ma creano delle sinergie che richiedono una “moltiplicazione”, delle proprie potenzialità e di quelle dei propri compagni.

La presenza del docente nei gruppi

Questo perché la grande arma del gruppo (a doppio taglio, se non usata bene) è la comunicazione, che può portare da un lato a un confronto positivo e a una crescita personale e professionale.

Dall’altro, tuttavia, può degenerare in invidie, personalismi, emarginazione, dispersività, gregarismo ecc..

È per questo che, qualora l’insegnante percepisse la possibilità che nei gruppi di alunni si possa degenerare in uno dei succitati meccanismi, dovrebbe comunque sempre prevedere all’interno del gruppo anche la sua presenza, o quella del docente di sostegno (o di entrambe, avendone la possibilità).

Le attività di apprendimento cooperativo

Secondo Brown e Palincsar, nel momento in cui il reciprocal teaching diventa comunità di apprendenti, si possono aggiungere anche delle attività tipiche dell’apprendimento cooperativo, per migliorarne l’efficacia.

Le studiose erano rimaste particolarmente affascinate dalla tecnica del Jigsaw (che significa puzzle) – basata sulla suddivisione del lavoro d’apprendimento tra gli studenti del gruppo, per creare appunto, alla fine, un mosaico con tutte le tessere al suo posto.

La tecnica sembrava loro infatti particolarmente appropriata per permettere agli studenti di comportarsi come un gruppo di ricercatori alle prese con u progetto di ricerca, dove ognuno mette in atto le sue competenze per creare qualcosa di articolato e multi-disciplinare.

Oppure per permettere agli studenti di rivelarsi docenti e alunni in questo o quel caso: le due studiose avevano osservato, durante i loro esperimenti, che in effetti ad alcuni alunni veniva naturale aiutare i propri compagni comportandosi da “docente”, e che in altri erano loro stessi a chiedere una mano al compagno che ritenevano più competente di loro in una determinata materia.

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