Come valutare le scuole. Studenti che esprimono pareri sui docenti e valutatori esterni. Prime tendenze dal progetto VALeS

di
ipsef

di Eleonora Fortunato – Terminata anche la fase di valutazione esterna delle 295 scuole che hanno aderito a VALeS (Valutazione e Sviluppo Scuola)su base volontaria, il progetto promosso da Invalsi si avvia adesso alla conclusione. Entro la fine di marzo i valutatori restituiranno i rapporti ai dirigenti. Già chiare alcune significative tendenze: le scuole lavorano bene negli ambiti, come l’inclusione e l’integrazione, su cui la normativa è chiara, mentre incontrano difficoltà proprio nell’autovalutazione.

di Eleonora Fortunato – Terminata anche la fase di valutazione esterna delle 295 scuole che hanno aderito a VALeS (Valutazione e Sviluppo Scuola)su base volontaria, il progetto promosso da Invalsi si avvia adesso alla conclusione. Entro la fine di marzo i valutatori restituiranno i rapporti ai dirigenti. Già chiare alcune significative tendenze: le scuole lavorano bene negli ambiti, come l’inclusione e l’integrazione, su cui la normativa è chiara, mentre incontrano difficoltà proprio nell’autovalutazione.

Partito nel 2012 con a bordo le 300 scuole di scuola primaria e secondaria di I e II grado selezionate dopo autocandidatura spontanea (in realtà ne sono poi rimaste 295 a causa della defezione spontanea di cinque istituti che, dimensionati, hanno preferito rinunciare) il progetto VALeS volge adesso al termine con la soddisfazione di aver visto i partecipanti misurarsi serenamente tanto col loro occhio interno (il processo di autovalutazione che le ha coinvolte nella prima fase) tanto con lo sguardo esterno (si sono appena concluse le visite dei valutatori dell’istituto), come ci hanno detto i ricercatori del gruppo. “Lo scopo di VALeS – specifica Sara Romiti – è quello di accompagnare le scuole a vivere serenamente il loro percorso di autovalutazione e valutazione esterna cosicché possa instaurarsi presto anche in Italia un ciclo continuo di miglioramento della performance nelle singole scuole”. Ha avuto il valore soprattutto prototipale, quindi VALeS, di identificare che cosa sia una “buona scuola” e come debba essere condotta l’analisi del modus operandi e del suo contesto operativo. Invece non si può dire che l’esperimento possa avere un peso statistico, visto che i partecipanti non sono un campione rappresentativo (200 scuole si trovano infatti concentrate nelle sole Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, aree  PON).

Il tono con cui la ricercatrice racconta l’esperienza di VALeS è soddisfatto: “I tempi sono stati rispettati, in questo momento il nostro gruppo di lavoro sta predisponendo i rapporti di valutazione che saranno presentati alle scuole entro il 31 marzo dagli stessi valutatori”. Ci tiene a sottolinearlo questo: la restituzione non sarà ‘fredda’ e anonima, ma un’occasione per discutere e riflettere.

Quali aspetti sono stati messi sotto la lente di ingrandimento dell’Istituto? All’interno dei questionari distribuiti agli insegnanti l’obiettivo è stato quello di rilevare informazioni sul clima scolastico, sull’organizzazione e il funzionamento della scuola, sulla progettazione didattica; agli studenti, invece, è stato chiesto delle loro relazioni con i compagni, con i docenti, della qualità dell’insegnamento. “La valutazione esterna – specifica ancora Romiti – ha riguardato gli stessi aspetti scandagliati dall’autovalutazione: caratteristiche della scuola, Offerta formativa e politiche educative, organizzazione e direzione della scuola, valutazione degli studenti e attività di valutazione interna, sviluppo delle risorse umane, coinvolgimento e partecipazione di studenti, famiglie comunità. Lo sguardo è stato quindi prima esterno e poi interno”.

Obiettiamo che trattandosi di scuole che si sono autocandidate, ricevendo anche dei finanziamenti (quelli del PON, oppure 10000 euro negli altri casi) il risultato, forse, è un po’ scontato: “Certo in questi istituti era già presente una cultura della valutazione, ma lo sguardo esterno ha messo in luce aspetti forse non così scontati. Non siamo ancora arrivati a elaborare un quadro di sintesi sull’insieme delle aree valutate, ma per esempio abbiamo già riscontrato che le scuole lavorano meglio negli ambiti su cui c’è una maggiore chiarezza anche normativa. Perciò bene su integrazione dei disabili, inclusione, temi su cui le linee guida e le indicazioni che arrivano dal Ministero sono chiare. Più incertezza, invece, proprio nell’autovalutazione: non tutte le scuole la fanno, non ci sono linee guida”.

Per sapere qualcosa di più dovremo attendere la fine del mese, anche se, proprio come nel caso dei risultati Invalsi, non ci sarà una restituzione pubblica dei risultati (le scuole potranno decidere liberamente se renderli o no noti), me soltanto la diffusione di alcune tendenze in forma aggregata.

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