Come utilizzare le piattaforme di apprendimento senza problemi per la privacy? Lettera

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inviata da Lucio Santosuosso Dirigente Scolastico dell’IC di Genzano di Lucania – Prendendo spunto dalla lettera in redazione dal titolo “Privacy e rischi. Lettera” della collega Rosa Elena Salomone vorrei riflettere sullo stato dell’impiego delle piattaforme di formazione a distanza che hanno avuto un notevole incremento di utilizzo durante il periodo pandemico.

L’utilizzo della didattica a distanza è diventata una necessità nel mondo della scuola come conseguenza della diffusione della pandemia da Covid19. Successivamente al 22 febbraio 2020, data di inizio dello stato di emergenza imposto dall'epidemia di COVID-19 docenti e studenti hanno potuto continuare il loro lavoro grazie alla didattica a distanza come previsto dall’art. 2 comma 1 lettera m) del D.P.C.M. 8 marzo 2020 in cui era previsto che i dirigenti scolastici “attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

Ad agosto 2020 sono arrivate le linee Guida per la Didattica Digitale Integrata (DDI) (Decreto n. 89 del 07-08-2020 recante “Adozione delle Linee guida sulla Didattica digitale integrata, di cui al Decreto del Ministro dell’Istruzione 26 giugno 2020, n. 39”).

La scuola ha ufficialmente riaperto i battenti il 14 settembre 2020 (con qualche eccezione), ma la didattica a distanza ha continuato ad essere praticata in alcuni contesti ed è rimasta comunque un’opzione.

Con il decreto sulle riaperture approvato il 17 marzo 2022 è stato stabilito l’obbligo di restare a casa – seguendo quindi le lezioni a distanza – solo per gli studenti positivi al Covid.

L’utilizzo della didattica a distanza è stata un’azione avviata, come è fin troppo evidente, in maniera non programmata, ma che ha dovuto avvalersi, nella maggior parte dei casi, di competenze e risorse, se presenti all’interno delle singole scuole.

Ma la didattica a distanza non nasce con la pandemia. Quella che abbiamo utilizzato rientra, come vedremo in seguito, nel modello denominato Formazione a Distanza (FaD) di terza generazione.

Nella letteratura specializzate la formazione a distanza è classificata (Nipper, 1989) in tre distinte voci:
1. formazione per corrispondenza (prima generazione);
2. formazione multimediale (seconda generazione);
3. formazione in rete (terza generazione).

È una classificazione semplice ed efficace che focalizza la differenza tra i media su cui si basano rispettivamente i diversi modelli di FaD

La prima (fine diciannovesimo secolo) è quella basata sulla sola corrispondenza prevalentemente cartacea; l’interazione studente/docente, estremamente lenta nella sua dinamica, era in genere circoscritta allo scambio di elaborati (per esempio questionari di valutazione). Il primo corso di formazione a distanza di cui si ha testimonianza è stato realizzato a Londra, nel 1840, da Isaac Pitman, inventore della stenografia, che attraverso il servizio postale dette vita al penny post (Eletti, 2002) La seconda, durante gli anni ’60-’70, è invece caratterizzata dall’utilizzo della multimedialità (uso integrato di materiale a stampa, trasmissioni televisive, registrazioni audio), l’interazione fra docente e studente di fatto continua ad essere molto simile a quello della prima generazione, anche se include l’assistenza telefonica. Un esempio conosciutissimo è “Telescuola”  un programma televisivo sperimentale della RAI realizzato con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione diretto a consentire il  completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie (corso per questo detto “sostitutivo”). Le trasmissioni iniziarono il 25 novembre 1958.

Nei sistemi di prima e seconda generazione l’apprendimento non si identifica in un processo sociale (come avviene in presenza), quanto piuttosto in un fatto prevalentemente individuale. La terza, infine, prevede l’impiego di reti telematiche non tanto come supporto trasmissivo, quanto piuttosto come ambiente entro cui dar vita a processi di apprendimento collaborativo, quella in cui la comunicazione e l’apprendimento divengono un processo sociale (Calvani e Rotta, 2000).

Bisogna, inoltre, fare una netta distinzione tra i due domini che intersecano la nozione di FaD:
 dominio tecnologico;
 dominio educativo.

Durante il periodo pandemico questi due domini sono stati praticamente confusi tra loro. Si faceva, si è fatto e molto probabilmente si continuerà a fare didattica a distanza sovrapponendo questi due domini fino a fonderli tra loro. Sarò un buon formatore, un buon docente se utilizzerò piattaforme eccellenti, ma così non è!

Un buon docente non “è fatto” da un buon libro di testo. Quello che si è utilizzato principalmente durante il periodo della pandemia è il dominio tecnologico, si è utilizzato principalmente la comunicazione sincrona attraverso videoconferenze che riproducevano principalmente la classica lezione frontale del docente alla classe. Quello che è mancato, sicuramente per mancanza di tempo, è stato lo sviluppo del dominio educativo.

Ora per non ripetere gli errori del passato e per trarre effettivo giovamento dal periodo passato è necessaria una profonda riflessione che coinvolga il dominio educativo, altrimenti i docenti, le scuole diventeranno solo ed esclusivamente dei veicoli di trasmissione del sapere dell’utilizzo tecnologico senza creare valore aggiunto alla didattica a distanza. Occorrerà comprendere ed utilizzare correttamente la comunicazione sincrona (chat, videoconferenza) e asincrona (forum, wiki).

Concordo con la collega che forse occorreva una indicazione unitaria nella scelta di una piattaforma che consentisse un uso sereno e tranquillo da parte di tutti, ma sicuramente la mancanza di tempo non avrebbe permesso la percorribilità di tale strada.

Nel 2006, il Departament d’Ensenyament de Catalunya (Dipartimento dell’Istruzione della Catalogna) ha deciso gradualmente introdurre le TIC nelle classi.

L’obiettivo era quello di fornire ai docenti delle scuole pubbliche strumenti educativi e risorse per consentire loro di migliorare la qualità dell’insegnamento.

Per raggiungere questo obiettivo è stato creato nel 2007 ÀGORA una piattaforma di apprendimento basata su Moodle per la rete di scuole della Catalogna con oltre 2400 centri attivi ad oggi.

Una sperimentazione iniziata ben 13 anni prima dell’inizio della pandemia.

Il progetto prevedeva:
 la creazione di una piattaforma di apprendimento basata su Moodle in grado di servire fino a un milione di utenti;
 offrire un servizio di supporto alle scuole e ai docenti, con l'obiettivo di aggiungere valore all’utilizzo della piattaforma nell’ambito dei processi di apprendimento;
 sostegno ai docenti attraverso una consulenza continua, formazione, assistenza tecnica. La cosa non era possibile realizzare in così breve tempo e da qui la scelta dell’allora Ministero
dell’Istruzione di affidarsi alle piattaforme proprietarie.

Prima della pandemia il campus virtuale ÀGORA aveva 450.000 utenti delle scuole del sistema educativo catalano. La biblioteca digitale del campus, ALEXANDRIA, ha avuto oltre 11.500 download di materiale nel maggio 2010.

Sicuramente sarebbe auspicabile che con i problemi legati alla privacy, messi in evidenza da monitora PA, si possa arrivare ad una piattaforma che rispetti in pieno le problematiche evidenziate con l’implementazione di una unica piattaforma se non a livello nazionale, a livello regionale o provinciale alla quale possano accedere tutte le scuole gratuitamente. Un esempio in tal senso è stato realizzato dalla regione Toscana attraverso il progetto TRIO, sistema di web learning, che mette a disposizione di tutti, in forma totalmente gratuita, prodotti e servizi formativi su argomenti trasversali o specialistici.

Prendiamo ora in considerazione il problema legato alla privacy e saltato agli onori della cronaca attraverso l’intervento di monitora PA. Le nuove modalità con le quali vengono svolte le attività didattiche, le quali presuppongono l’utilizzo di piattaforme online proprietarie e l’assenza del rapporto diretto tra docente e studente, non possono prescindere dal trattamento dei dati personali degli interessati (docenti, alunni, genitori/tutori).

Con la sentenza “Schrems II” (Data Protection Commissioner v Facebook Ireland Limited, Maximillian Schrems, Causa C-311/18), emessa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (“CGUE”) il 16 luglio 2020l CGUE ha dichiarato invalida la decisione 2016/1250, con cui la Commissione europea aveva certificato l’adeguatezza della protezione dei dati personali offerta dal “Privacy Shield”, il meccanismo di autocertificazione per le società stabilite negli USA che intendano ricevere dati personali dall’UE. Per effetto della sentenza, tutti i titolari e responsabili del trattamento che trasferivano dati personali verso gli USA facendo affidamento sul Privacy Shield si sono trovati in una situazione di illegalità. Per questo motivo tutte le piattaforme per la FaD devono individuare immediatamente ulteriori “garanzie adeguate” rispetto al Privacy Shield o cessare tutti i trasferimenti di dati verso gli USA.

È forse il caso di prendere in considerazioni soluzioni per la FaD da installare su server presenti all’interno della comunità europea, come ad esempio, la piattaforma di apprendimento open source, già precedentemente citata, moodle.

Privacy e rischi. Lettera

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