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Come studiare, alcuni metodi per promuovere l’apprendimento in classe a casa

Molto spesso un dubbio amletico dell’insegnante è il seguente: si può cambiare un metodo di studio o promuoverne uno negli studenti?

Molto spesso un dubbio amletico dell’insegnante è il seguente: si può cambiare un metodo di studio o promuoverne uno negli studenti? Soprattutto profili di alunno molto diversi tra loro, e ognuno degli studenti ha spesso un proprio metodo di studio già consolidato nei cicli d’istruzione pregressi. In un’ottica di continuità didattica col passato, è bene ricordare che possono coesistere tranquillamente diversi metodi di studio, e che possono e devono essere inoltre adattati a ognuno di propri alunni, a seconda delle inclinazioni personali di questi ultimi.

SQ4R

Un primo esempio storico di metodo di studio è l’SQ3R, elaborato nel 1946 da Francis Robinson e poi diventato SQ4R negli anni Settanta (nella sua versione più aggiornata). Questa sigla è, com’è facile immaginare, l’acronimo che identifica i vari step che gli alunni devono seguire per poter studiare. Si tratta di:

Survey: fare una lettura “skim & scan” (scrematura e scansione) del testo, per evidenziarne gli elementi principali.
Questions: porsi dei quesiti sull’argomento.

Arrivano poi le 4R:

Read: cercare di dare una risposta a tali quesiti grazie alla prima lettura effettuata.

Reflect: cominciare a riflettere su quanto letto/studiato, cercando di mettere in rapporto le informazioni già acquisite con quanto di nuovo c’è ancora da imparare nel testo.

– Recite: la classica “ripetizione”, senza leggere il brano.

– Review: ultimo ripasso cercando di fissare i concetti principali.

MURDER

Anche questo è un acronimo, che identifica un metodo di studio elaborato negli anni Ottanta e caratterizzato dalla spiccata enfasi sull’aspetto emotivo-motivazionale del discente. Non a caso, la prima lettera della prima operazione è la M, che sta per:

– Mood: Umore. Prima di mettersi seduti a studiare, è importante una predisposizione positiva, a livello emotivo, dello studente verso l’argomento e il materiale di studio.

Ci sono poi gli altri passaggi:

– Understand: solo comprendendo appieno ciò di cui si parla nel testo gli studenti potranno carpire i concetti principali dell’argomento.

– Recall: “richiamare” alla mente il testo in sintesi.

– Detect: identificare i punti chiave di quanto si è letto controllandone di averli compresi nella loro correttezza.

– Elaborate: elaborare e far propri i contenuti fissandoli nella memoria.

– Review: ripassare il tutto.

Ricostruzione del testo

L’adozione di questi metodi di studio andrebbe calibrata, come già accennato, in maniera personale su ogni studente. In questo senso, qualora egli non sia pronto ad adoperare uno di questi metodi in autonomia, può essere utile da parte del docente – curriculare o di sostegno – effettuare una semplificazione del testo, riscrivendolo insieme (soprattutto per i ragazzi che abbiano BES). Ciò potrebbe migliorare la comprensibilità dei contenuti del brano e supplire ad un’eventuale difficoltà del discente nell’essenzializzare i concetti.

Analisi dell’errore

Ultimamente ha trovato spazio tra i banchi di scuola un approccio definito come metacognitivo. Il termine si riferisce alla cognizione che ognuno ha di se stesso, delle proprie conoscenze e del funzionamento dei propri processi cognitivi: conoscere come funziona la propria mente permetterebbe – secondo la didattica in questione – di favorire il discente nell’apprendimento. In tale quadro, l’analisi dell’errore, effettuata insieme al docente, non è più una semplice correzione fine a se stessa, ma un’opportunità per capire dove la mente dell’alunno ha sbagliato e porre più attenzione, la prossima volta, in quel dato passaggio (pensiamo a dei calcoli dove lo studente cada in fallo nel dover eseguire le operazioni tra parentesi).

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