Come sono state ripartite le cattedre per il concorso tra le regioni? Il Ministero perde il pelo ma non il vizio

di redazione
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red – Nel testo del decreto non c’è alcun riferimento a criteri oggettivi che sono stati adottati per la ripartizione dei posti tra le regioni. Dopo la segnalazione da parte di Salvo Intravaia che ha messo in evidenza una decurtazione dei posti in Sicilia rispetto alle precedenti bozze della ripartizione delle cattedre, abbiamo svolto una ricognizione per capire l’entità del fenomeno.

red – Nel testo del decreto non c’è alcun riferimento a criteri oggettivi che sono stati adottati per la ripartizione dei posti tra le regioni. Dopo la segnalazione da parte di Salvo Intravaia che ha messo in evidenza una decurtazione dei posti in Sicilia rispetto alle precedenti bozze della ripartizione delle cattedre, abbiamo svolto una ricognizione per capire l’entità del fenomeno.

Innanzitutto, ciò che abbiamo notato è che manca nel decreto qualsiasi riferimento alle modalità con le quali sono state individuate le cattedre da assegnare tra regione e classi di concorso.

L’unica informazione che abbiamo riguarda indiscrezioni che volevano tale ripartizione basata sulle proiezioni delle pensioni nei prossimi anni e che vedevano, per quanto riguarda la scuola, una maggiore necessità di insegnanti al Sud rispetto al Nord. Tali proiezioni hanno condotto i tecnici del ministero ad una prima stesura delle tabelle relative alla spartizione dei posti a favore del Sud.

Ma nella stesura definitiva, tale ripartizione ha visto una decurtazione consistente per le regioni del Sud ed in particolare per la Sicilia. La decurtazione ha riguardato i gradi degli ordini di scuola dall’infanzia alla primaria, dalla scuola secondaria di primo grado alla scuola secondaria di secondo grado, fino al sostegno.

I numeri sono spesso importanti: in Calabria, ad esempio, si perdono 90 posti nella scuola primaria (da 292 a 202), in Campania si passa da 543 a 160 posti, in Sicilia da 362 a 202, calo che corrisponde ad un aumento di posti in Lombardia, in Emilia-Romagna (dove si passa da 148 a 311 posti), in Friuli Venezia Giulia, ma anche in Piemonte dove si passa da 136 cattedre a 201.

Spesso gli "aggiustamenti" riguardano pochi posti nelle varie classi di concorso, ma a volte i numeri diventano evidenti come nel caso di tecnologia, classe di concorso A033, nove la Campania perde 10 posti su 116, la Sicilia altri 10 (strana coincidenza del numero tondo tra le due regioni) mentre prima erano 96. Dove vanno a finire queste cattedre? Ad esempio in Piemonte che presenta un + 12 rispetto alla precedente bozza, ma anche Toscana e Lombardia.

Se poi si passa al sostegno vediamo una Sicilia che nella secondaria di primo grado vede vaporizzarsi ben 10 cattedre (numero preferito dei tecnici del ministero) su 51 che vanno a rimpinguare l’Emilia-Romagna con + 3 il Friuli con + 2 la Lombardia con + 4 il Piemonte +4 eccetera. Stessa solfa per le cattedre di sostegno nella scuola dell’infanzia, nella primaria (dove Sicilia e Campania perdono 15 posti atesta, mentre Emilia-Romagna totalizza un + 18 e la Lombardia +17) e nella secondaria di secondo grado.

Una vera e propria mattanza a colpi di macete che ha visto una Sicilia, la regione più penalizzata, passare dalle 1600 cattedre della prima bozza alle 1200 della stesura finale, ben quattrocento cattedre sfumate e materializzatesi nel Nord Italia. Ma i colpi di machete hanno riguardato tutte le regioni del sud.

Così è accaduto al ministero? Certo è che, ricordiamo, l’amministrazione è stata commissariata dal tribunale a seguito di un ricorso perché negli anni passati la divisione delle cattedre per l’immissione in ruolo avveniva senza esplicita dichiarazione di criteri oggettivi utilizzati e che ha condotto i giudici a ritenere favorite le regioni del Nord Italia rispetto a quelle del Sud.

Insomma, il ministero perde il pelo ma non il vizio. Riteniamo importante che l’amministrazione chiarisca quali sono stati i criteri oggettivi che hanno portato a tale ripartizione e magari chiarisca anche lo scarto esistente tra le prime proiezioni diffuse tramite i sindacati e la stesura definitiva presente nel bando, perchè non si pensi che alla base della mattanza ci siano le solite ragioni politiche che penalizzano i soliti noti.

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