Come si tutelano docenti che hanno subìto l’algoritmo mobilità 2016 se non si deroga al vincolo triennale? Lettera

di redazione
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Gentile Redazione, sono Daniela, docente immessa in ruolo fase C anno scolastico ’15/16 nella mia provincia di residenza, Messina.

A seguito della mobilità, sono stata trasferita a Milano dove c’è la mia sede di titolarità, considerando che il contratto così come previsto non ha tenuto conto della 104 (ho un figlio disabile art. 3 comma 3), visto che questo diritto è stato subordinato ai movimenti degli immessi in ruolo negli anni precedenti. Grazie alle assegnazioni provvisorie sto lavorando adesso nella mia città. Vado al punto. Ieri (14 novembre) il vostro sito ha dato due notizie apparentemente slegate tra di loro: la trasformazione di un certo numero di cattedre di organico di fatto in organico di diritto e la bocciatura dell’emendamento che avrebbe permesso nella prossima mobilità la deroga al vincolo triennale di permanenza in provincia.

Queste due notizie in realtà sono molte connesse e rappresentano una contraddizione che va a discapito nuovamente degli immessi in ruolo ’15/16 (e anche di quelli attuali ’16/17). Nei mesi passati, sia il sottosegretario Faraone sia la ministra Giannini, avevano auspicato la misura della trasformazione delle cattedre di fatto in diritto per arginare la questione dei trasferimenti in sedi molto distanti, specialmente delle mamme lavoratrici o di chi vive (come me) una particolare situazione di disagio. Ovviamente il riferimento era ai docenti immessi in fase B e C, che avevano dovuto ricorrere all’istituto dell’assegnazione provvisoria, anche se non tutti sono riusciti ad ottenerla. Questo provvedimento avrebbe avuto un senso se collegato ad un altro provvedimento, la deroga al vincolo triennale: quindi permettere ai suddetti docenti di concorrere alla mobilità ordinaria già dal prossimo anno scolastico (in certi casi occupando le sedi che attualmente occupano mediante assegnazione provvisoria). Ma è arrivata la doccia fredda della bocciatura dell’emendamento in questione.

A questo punto non si comprende che senso abbia aumentare il numero di cattedre per la mobilità, lasciando “immobilizzati” proprio coloro che stanno vivendo un grande disagio a causa dei trasferimenti di questa estate. In più, oltre al danno la beffa: questi docenti sarebbero ulteriormente danneggiati il prossimo anno. E’ evidente, infatti, che la trasformazione delle cattedre di fatto in diritto, farà diminuire le cattedre disponibili per assegnazioni e utilizzazioni (cattedre che per legge vengono a determinarsi solo in organico di fatto), con il risultato che docenti che quest’anno hanno ottenuto l’assegnazione provvisoria per dei gravi motivi di famiglia, come nel mio caso, il prossimo anno rischiano di non ottenere nulla.  In sintesi, non mi sembra un quadro molto sensato. Si auspica un provvedimento per dare risposta a una categoria specifica di docenti, e proprio quei docenti non ne possono usufruire.

Quindi gli immessi in ruolo fase B e C 2015/16 quest’anno sono stati superati da tutti gli immessi in ruolo degli anni precedenti. Il prossimo anno verranno superati dai neoimmessi in ruolo ’17/18 (e dai vecchi immessi che quest’anno non hanno ottenuto mobilità). Quando verrà il loro turno? Chiedo alla vostra redazione di pubblicare questa mia lettera e di darne la giusta risonanza, visto che il dibattito parlamentare sulla legge elettorale è in dirittura d’arrivo e si parla di un tavolo imminente al Miur sulla mobilità. Magari si attirerà l’attenzione di Governo, maggioranza e sindacati per poter risanare realmente questa situazione molto problematica.

Distinti Saluti
Prof.ssa Daniela Di Bernardo

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