Come si può spiegare la guerra ai bambini a scuola. L’USR Emilia-Romagna forma i docenti. Seminario dedicato al conflitto in Ucraina

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Come si può spiegare la guerra ai bambini, soprattutto a scuola? È la domanda intorno a cui gira l’iniziativa messa in campo dall’Ufficio scolastico dell’Emilia-Romagna, in collaborazione con gli esperti dell’Alma Mater di Bologna.

Il prossimo 5 aprile è in programma un seminario di formazione, proprio dal titolo “Come spiegare la guerra”, con l’obiettivo di “fornire suggerimenti e proposte operative per affrontare e gestire nei contesti scolastici, da un punto di vista psicopedagogico, il tema della guerra”.

L’incontro, rivolto ai docenti e presidi delle scuole di ogni ordine e grado, vedrà la presenza del pedagogista Andrea Canevaro, esperto di “pedagogia cooperativa nelle zone di guerra” e autore di pubblicazioni dedicate al tema dei bambini che sopravvivono alla guerra, ad esempio nella ex Jugoslavia. Canevaro spiegherà, ad esempio, “le azioni didattiche realizzate nel 2005 nella scuola di Simin Hann, a Tuzla”, cittadina bosniaca teatro del massacro ad opera dell’esercito serbo nel 1995.

All’incontro prenderanno la parola anche la docente Annalisa Guarini e la ricercatrice Chiara Suttora del Dipartimento di Psicologia dell’Alma Mater di Bologna, per approfondire il tema degli effetti della guerra e di eventi traumatici, compresa la pandemia, sulla mente di bambini e adolescenti.

Le due esperte spiegheranno anche l’importanza di parlare agli studenti della guerra, dando consigli a insegnanti ed educatori su come farlo. Infine, prenderà la parola anche la coordinatrice regionale delle Consulte provinciali degli studenti, Giulia Rossi, per portare il contributo degli ragazzi delle superiori.

La guerra in Ucraina, spiega l’Usr, ha riportato “violentemente alla ribalta il tema della guerra con toni, accenti e immagini che hanno generato sconforto, disorientamento e tristezza”, mettendo gli adulti di fronte alle domande dei più piccoli.

“Quesiti come ‘Maestra, perché fanno la guerra?’ oppure ‘La guerra c’è perché ci sono le persone cattive?’- scrive l’Usr Emilia-Romagna- lasciano sovente l’adulto spiazzato per l’impossibilità di trovare risposte chiare e rassicuranti”.

La psicologia indica che “nella prima infanzia la capacità di riconoscere il fenomeno della guerra non è sostenibile” per un bambino e che parlandone “l’unico risultato che si rischia di ottenere è angoscia, panico e paura di ritrovarsi da soli e senza protezione genitoriale”. Gli esperti suggeriscono, quindi, di “cominciare a parlarne nella seconda infanzia, ma sempre proteggendo e tutelando le emozioni”.

La guerra è infatti, “un fenomeno fortunatamente lontano” per le nuove generazioni e quindi è “necessario prestare la massima attenzione” quando se ne parla.

L’incontro formativo organizzato dall’Usr sarà l’occasione anche per fare il punto sull’accoglienza scolastica degli studenti ucraini.

In Emilia-Romagna, fino al 7 marzo scorso, erano 2.902 gli alunni con cittadinanza ucraina: 367 alle materne, 852 alle elementari, 809 alle medie e 874 alle superiori. A livello provinciale erano 552 a Bologna, 354 a Ferrara, 201 a Forlì-Cesena, 385 a Modena, 202 a Parma, 205 a Piacenza, 199 a Ravenna, 350 a Reggio Emilia e 454 a Rimini. L’Usr ricorda ai presidi di “interloquire costantemente con le autorità sanitarie” per le varie procedure da seguire.

Inoltre, “si conferma la disponibilità degli psicologi dell’Emilia-Romagna a collaborare con le scuole”, così come associazioni ed enti locali sono a disposizione per “azioni di mediazione linguistica e di supporto per studenti e famiglie”.

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