Come si calcola il merito nei titoli di accesso per il concorso a Dirigente scolastico?

di redazione
ipsef

Tiziana Raneri – Vorrei portare all’attenzione di Voi tutti la nota di chiarimento con la quale il MIUR legittima i Diplomati in Conservatorio, privi di biennio specialistico di secondo livello e/o di Laurea vecchio o nuovo ordinamento, a partecipare a pieno titolo al prossimo concorso per Dirigente Scolastico, ciò contravvenendo totalmente con quanto dichiarato in data 19 luglio scorso con la nota 6012 e con quanto si ritrova nel bando. E i diplomati ISEF? Cominciamo, ancora prima della scadenza dei termini di presentazione della domanda, con "figli e figliastri"?

Tiziana Raneri – Vorrei portare all’attenzione di Voi tutti la nota di chiarimento con la quale il MIUR legittima i Diplomati in Conservatorio, privi di biennio specialistico di secondo livello e/o di Laurea vecchio o nuovo ordinamento, a partecipare a pieno titolo al prossimo concorso per Dirigente Scolastico, ciò contravvenendo totalmente con quanto dichiarato in data 19 luglio scorso con la nota 6012 e con quanto si ritrova nel bando. E i diplomati ISEF? Cominciamo, ancora prima della scadenza dei termini di presentazione della domanda, con "figli e figliastri"?

Da ora in poi, dunque, il suddetto titolo nelle domande di trasferimento o nelle graduatorie d’Istituto dovrà valere 5 punti e non più 3? Come si fa a parlare di "equità sostanziale"?

Chi dopo il 2005 ha conseguito il biennio specialistico per equiparare il proprio titolo ad una Laurea di secondo livello ha aggiunto un ulteriore percorso di studi a quello già effettuato che, sicuramente, (come recita la Nota) "richiedeva la frequenza di corsi accademici di notevole durata fornendo una formazione di elevato livello".

Ma il MIUR se n’è accorto solo in data 10 agosto 2011? Allora qual è il senso di una distinzione pre e post 2005? Qual è il senso da dare al sacrificio e alla ulteriore volontà di chi ha creduto di conseguire un titolo di studio di livello successivo continuando la propria formazione e specializzazione sia presso l’AFAM sia con un percorso universitario (strada scelta dalla sottoscritta che ritiene, dunque, di parlare con cognizione di causa essendo sia diplomata AFAM sia laureata)?

Appare quanto meno singolare e discutibile questo chiarimento, così specifico e settoriale, dell’ultim’ora. Continuiamo a parlare di merito in Italia,
ma parliamo perchè i fatti (e le note ministeriali) parlano di un mondo che proprio non cambia ma continua a persevare in logiche di altro tipo.

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