Come integrare il digitale nella didattica? Parla l’esperto: “Occorre considerare la formazione dei docenti”

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L’inizio dell’anno scolastico porta sempre con sé notizie che animano il dibattito sulla tecnologia nell’educazione. Recentemente, si è diffusa la notizia, non del tutto accurata, che la Svezia avrebbe vietato l’uso di tablet per i bambini sotto i sei anni. Ma cosa c’è di vero?

A Rai Radio 1, durante la trasmissione “Tutti in classe”, interviene Gabriele Benassi, docente e membro dell’equipe formativa territoriale dell’Emilia Romagna: “La Svezia sta effettivamente riflettendo sull’importanza di sviluppare competenze manuali e di coordinamento nei bambini prima di esporli al mondo digitale. Un approccio che tiene conto delle due dimensioni in cui viviamo: analogica e digitale”.

“Il punto non è più se utilizzare la tecnologia, ma come farlo. Il vero quesito è come integrare il digitale nella didattica in un modo che sviluppi un pensiero critico nei giovani. Non si può parlare di integrazione digitale senza considerare la formazione dei docenti. In Italia, ad esempio, è in corso un aggiornamento del Piano Nazionale Scuola Digitale, un’iniziativa che mette in risalto la necessità di un quadro normativo su temi come la privacy. UNESCO recentemente ha lanciato un appello per regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale nelle scuole, sottolineando la necessità di una postura critica da parte degli studenti nell’uso della tecnologia”.

“Il digitale è ormai una realtà inevitabile nel contesto educativo. Tuttavia, come nel caso svedese, è fondamentale approcciare questa realtà in modo critico e consapevole, puntando sulla formazione docenti e sulla creazione di alleanze tra scuole e territorio. In Italia, progetti come quello inaugurato a Parma, che unisce scuole e realtà del territorio in un unico luogo di sperimentazione didattica, rappresentano un esempio da seguire”.

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