Come gestire un comportamento problematico a scuola? Cosa deve fare il docente, il Dirigente, gli organi collegiali. Un piano da condividere con la famiglia

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Quale ruolo hanno le famiglie lungo il crinale della redazione e dell’attuazione del “Piano per la gestione delle problematiche comportamentali a Scuola”? Intanto ricordiamo, che detto strumento consente alla scuola di affrontare le situazioni di crisi comportamentale in modo specifico, organizzato e competente mettendo in sicurezza, per quanto possibile, sia l’alunno problematico, sia l’intera comunità scolastica, impedendo per quanto possibile anche la distruzione di attrezzature e beni scolastici. Come è risaputo esso costa di due parti: il Piano Generale, che riguarda le linee direttrici dell’azione della scuola e il Piano Individuale, che si riferisce a ciascun singolo allievo che manifesti crisi comportamentali.

L’alleanza tra Scuola, Sanità, Servizi Sociali, Famiglie

È di fondamentale importanza, lo si ribadisce in ogni occasione, stringere una stretta alleanza tra Scuola, Sanità, Servizi Sociali, Famiglie (sia quella dell’alunno che manifesta le crisi sia quelle degli altri alunni) e realtà del territorio, al fine di delineare interventi il più possibile specifici, competenti, coordinati e fermi.

Il coinvolgimento delle famiglie: collaborazione e condivisione

È sempre necessario che le famiglie siano pienamente coinvolte, soprattutto nelle fasi di estrema delicatezza e ad alto rischio. Quindi la scuola dovrebbe fare ogni sforzo per convincere le famiglie della necessità della stesura del Piano individuale o di un PDP specifico, richiedendo ed ottenendone la collaborazione e la condivisione. Se tuttavia si riscontrassero situazioni in cui le famiglie neghino l’evidenza della gravità del comportamento dei figli, anche di fronte a documentazioni inoppugnabili, la Scuola è chiamata a procedere d’ufficio, in quanto non può venire meno al proprio dovere di garantire la sicurezza nei locali e nei tempi scolastici, sia per gli altri alunni sia per il personale scolastico stesso.

La famiglia deve segnalare che l’alunno ha avuto in passato crisi comportamentali

Ribadiamo che la Scuola, oltre alla responsabilità educativa e didattica, ha anche quella giuridica, di assicurare per quanto materialmente possibile, l’incolumità delle persone e la salvaguardia dei beni; quindi, ha necessità di analizzare le crisi comportamentali, individuando percorsi che consentano prima di tutto di prevenirle e di ridurle, ma anche di affrontarle con sicurezza e rispetto quando si presentano. La stesura di un Piano si rende necessaria prima dell’ingresso di un nuovo alunno di cui la scuola precedente o la famiglia segnali che ha avuto in passato crisi comportamentali e al momento in cui un alunno manifesta le prime crisi a scuola. Predisporre il Piano generale e quello Individuale è utile per non lasciare i singoli alunni e gli insegnanti in balìa degli accadimenti, per mettere in sicurezza le persone e le cose e soprattutto per poter offrire strumenti e strategie didattiche utili per attuare interventi mirati evitando lo spontaneismo.

L’intervento pedagogico-didattico e una la struttura organizzativa

Le crisi comportamentali generano profondo turbamento nella vita scolastica del singolo alunno e del gruppo classe; pertanto, richiedono uno specifico intervento pedagogicodidattico e una precisa struttura organizzativa dentro la scuola e nei rapporti con le famiglie. Questi aspetti possono essere definiti e valutati nella loro efficacia soltanto se si redigono documenti specifici in cui vengono definiti i compiti di ciascuno, le modalità di comportamento e la documentazione degli eventi.

Il piano di prevenzione e gestione delle crisi comportamentali a scuola e la programmazione di classe

Il Piano costituisce nella programmazione della classe:

  • un percorso di consapevolezza in ordine sia alla prevenzione delle crisi sia alle modalità di comportamento durante le crisi
  • l’individuazione di modalità di organizzazione della classe e di metodi di insegnamento che consentano a tutti gli alunni di sviluppare talenti individuali, capacità di lavorare in gruppo, identità positive, abilità comunicative e relazionali, convincimento delle proprie capacità, senso di significatività per gli altri, capacità scolastiche, solidarietà, empatia.

Il piano nel quadro dei documenti scolastici

Le azioni generali che la scuola mette in atto, sia per prevenire, sia per gestire le crisi comportamentali, trovano adeguata collocazione nel PTOF, comprendendovi:

  • La definizione di cosa si intende per crisi comportamentale e quali sono le situazioni in cui tali crisi si manifestano più facilmente.
  • L’indicazione delle azioni che il personale scolastico deve compiere (e quali deve evitare) al momento in cui si presenti una crisi comportamentale rilevante.
  • Come deve essere gestita la classe durante e dopo la crisi.
  • La formazione specifica del personale (docente e ATA) nel quadro della formazione di cui alla Legge 107/2015, quindi l’ inserimento del percorso di formazione nel piano di ambito, in quello della scuola e in quello dei singoli docenti.
  • La formazione delle famiglie, tramite collaborazioni con i Servizi Sociali, con le associazioni delle famiglie, con le Università, con esperti nel campo.
  • Gli incontri con gli allievi (se in età adeguata) paralleli a quelli con le famiglie e sugli stessi argomenti .
  • Chi deve fare che cosa al momento in cui si manifesta una crisi comportamentale (in parallelo alla gestione delle situazioni di crisi create da altre cause).
  • In caso di alunni certificati che fruiscano di personale educativo-assistenziale, nel PTOF sono indicati gli accordi con il Comune (che farà eventualmente da tramite con le Cooperative appaltanti) per la condivisione della formazione da parte di tale personale.
  • Come deve essere redatto il rapporto sulla crisi (tramite format preimpostato) ed entro quanto tempo; rapporto da allegare al registro e da inviare al Dirigente Scolastico.
  • L’obbligo da parte dei docenti di elaborare e di attuare il Piano didattico per la prevenzione e la gestione delle crisi comportamentali, quando necessario e nel più breve tempo possibile (anche con formulazioni provvisorie e da sottoporre a verifica attuativa).
  • L’identificazione sul territorio dei possibili supporti per la scuola e per la famiglia (referenti del servizio sanitario, dei servizi sociali, enti no-profit, università, …).
  • Come devono essere informate le famiglie ed eventualmente i curanti o i servizi sociali.
  • In quali casi è necessario chiamare il 118 e come.
  • La gamma degli strumenti pedagogico-didattici a disposizione dei docenti per prevenire le crisi comportamentali.
  • Descrizione, in linea generale, delle situazioni che richiedono la segnalazione alla Procura dei Minori da parte del Dirigente Scolastico.
  • Descrizione, in linea generale, delle situazioni che richiedono la segnalazione ai Servizi Sociali da parte del Dirigente Scolastico.

Il RAV e gli accordi tra scuola, famiglia e allievi e gli effettivi livelli di attuazione dei singoli punti previsti nel PTOF e nel PDM

Di conseguenza, nel RAV potranno essere valutati gli effettivi livelli di attuazione dei singoli punti previsti nel PTOF e nel PDM gli impegni della scuola per portare ad attuazione o per migliorare l’efficacia degli aspetti non ancora debitamente concretizzati. Il Patto di corresponsabilità educativa dovrebbe comprendere gli accordi tra scuola, famiglia ed allievi (se di età adeguata) su:

  • Impegno delle parti a collaborare alla stesura e all’attuazione del Piano di prevenzione e di gestione delle crisi comportamentali per gli allievi che ne abbiano necessità.
  • Impegno a comunicare in modo proattivo, senza fomentare tensioni, senza lasciare spazio a colpevolizzazioni e recriminazioni.
  • Impegno degli adulti a non disconfermare in alcun caso gli altri adulti davanti all’alunno (né la famiglia verso la scuola né la scuola verso la famiglia).
  • Impegno degli adulti a non definire mai in modo negativo l’alunno problematico.

Il Piano generale dell’istituzione scolastica

In allegato un esempio di “Piano generale dell’istituzione scolastica”. Quello che riportiamo è l’esempio brillante dell’Istituto Comprensivo “Lorenzo Lotto” di Jesi diretto, brillantemente, dal DS Prof.ssa Sabrina Valentini. In questa parte, come nel resto del documento che abbiamo richiamato nell’articolo, sono riassunti gli aspetti che costituiscono il Piano di prevenzione e di gestione delle crisi comportamentali, riferito all’intera istituzione scolastica, in cui è riportata e definita l’organizzazione di supporto ai singoli Piani individuali ed in cui si definiscono i compiti e i ruoli di ciascuno con i relativi tempi di attuazione.

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