Come gestire lo spazio in modo efficace in una Scuola multi-culturale

di Giuseppe Sferrazzo

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Abbiamo già trattato dell’importanza della “cinesica” come area determinante per la Comunicazione non verbale nel contesto-Classe.

Non possiamo trascurare, sempre in questo ambito, la grande capacità predittiva e di “contatto” che manifesta un’altra area della Comunicazione non Verbale… ovvero la “Prossemica”.

Si tratta, come nel caso della cinesica, di una manifestazione in gran parte inconscia che ha a che vedere con la gestione dei cosiddetti “microspazi”. Il modo di comportarsi di un soggetto nello spazio fa riferimento al territorio intorno al corpo della persona e, quest’area, si chiama “zona o area personale”. I fattori culturali ed etnici hanno grande importanza in questo caso, infatti la sua dimensione tende a variare a seconda della cultura di riferimento e a seconda del contesto sociale nel quale il soggetto si è strutturato. Ogni contesto, ogni cultura ha infatti le sue regole, spesso ancestrali e difficili da modificare, riguardo alle distanze interpersonali oppure in riferimento agli oggetti che ci circondano. Ad esempio in uno stadio, tali distanze tenderanno ad essere ridotte, come anche su una metro nell’ora di punta, mentre la nostra zona personale si “espande” nei luoghi meno affollati, più riservati.

Questo può essere molto diverso tra una cultura e l’altra. Facciamo un esempio. Le distanze nell’ambito delle quali si parla o ci si relazione in estremo Oriente, pensiamo al Giappone, sono assolutamente diverse da quelle usate nei paesi Mediterranei.

Un giapponese non si sognerebbe mai di toccare un interlocutore mentre parla con lui e, soprattutto, in pubblico. E questo vale per tutte le culture del Mondo, ovviamente.

Nell’ambito della formazione e dell’educazione, è molto importante che l’insegnante conosca la prossemica e la gestione delle aree attorno a noi, soprattutto se dovrà confrontarsi con un ambito multi-etnico e multi-culturale. E’ fondamentale che non stia in posizioni di chiusura… anzi manifesti un atteggiamento accogliente, aperto e non timoroso.
E’ altrettanto importante, proprio per migliorare il livello di fiducia e di coinvolgimento dei discenti, che il formatore non rimanga “trincerato” dietro una cattedra, mettendo così distanza tra la platea degli uditori e il proprio spazio personale. Gli alunni spesso percepiscono l’esistenza della cosiddetta “quarta parete”, quella barriera ideale che separa chi si trova in cattedra (o su un palco) a esporre e chi ascolta… abbattendo questa “parete immaginaria” ma dagli effetti reali sarà maggiore il coinvolgimento e quindi la predisposizione all’apprendimento didattico.

Per abbattere la quarta parete e per generare circolarità nella comunicazione è importante che l’insegnante si sposti o si muova in direzione degli alunni, per attirare meglio la loro attenzione, evitando distrazioni ma, anche e soprattutto per far passare un messaggio di apertura.

Un altro aspetto da curare che rientra sempre nell’ambito della prossemica, sempre con lo scopo di ridurre la distanza tra insegnante e allievi sono gli sguardi, il contatto oculare, che il formatore rivolge alla platea. Quante volte usiamo lo sguardo? Come lo facciamo? Consapevolmente oppure no?
Se si trova a insegnare a un numero non troppo alto di persone, durante la sua lezione il docente deve guardare continuamente negli occhi i suoi alunni, scorrendo da una viso all’altro senza interruzione. In questo modo potrà raccogliere continuamente feedback utili relativamente al livello di attenzione, ricevendo segnali che gli confermeranno o meno anche la comprensione media di quello che ha spiegato (o sta spiegando).
Grazie a questa azione di “rilevamento dei feedback”, momento per momento, il formatore abile potrà decidere come proseguire con la lezione, facendo anche scelte di stile. Ad esempio potrà decidere di marcare maggiormente le parole con gesti e toni della voce per risollevare l’attenzione, ripetendo con altre parole un concetto che si è rivelato vago e non compreso; oppure proverà a fare delle domande per capire meglio cosa non è chiaro oppure va approfondito o, in casi particolari, proporre una pausa per recuperare l’attenzione. Un altro importante vantaggio degli sguardi gestiti in modo efficace è quello di stabilire una sorta di rapporto emotivo con ciascun discente in classe, che si sentirà molto più coinvolto direttamente e quindi tenderà a stare più attento e, soprattutto, questa azione, proprio per l’universalità dello sguardo, è attuabile a prescindere dalla cultura del soggetto.

Lo sguardo è un fattore importante anche nel caso di un uditorio molto più ampio, come una classe numerosa. In questi casi gli “sguardi diretti” non sono più possibili per via della distanza e dell’eccessivo numero di soggetti. Anche in queste condizioni l’educatore deve guardare dritto verso la platea e dirigere lo sguardo e l’intero atteggiamento del corpo continuamente in più direzioni, in modo da dare la sensazione concreta di parlare verso ogni area di pubblico presente che ha necessità di essere valorizzato costantemente.

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